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Does it suit me? Il tredicesimo Dottore e la sua nuova era

di Elisa Tomasi

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Silhouette del tredicesimo Dottore e nuovo logo di Doctor Who

Il tredicesimo Dottore è finalmente tra noi, è piombata sulla Terra del 2018 su di un treno diretto a Sheffield la scorsa domenica. In un omaggio nel titolo al film con David Bowie del ’76 The man who fell to Earth, BBC One ha messo in onda il primo episodio dell’undicesima stagione (serie?) di Doctor Who: “The Woman Who Fell To Earth”.

Jodie Whittaker è il nuovo tredicesimo Dottore, la sua rigenerazione avvenuta alla fine dello speciale natalizio del programma ha finalmente iniziato la sua avventura nel tempo e nello spazio senza essere dotata di cabina adeguata a tale scopo, il suo viaggio in Time And Relative Dimension(s) In Space è dovuto iniziare privo di Tardis, smaterializzatosi-esploso alla fine dell’episodio dello scorso Natale.

Quanto segue è un resoconto dei fatti avvenuti domenica scorsa a Sheffield e dintorni, trasmessi dalla BBC in fascia preserale su di un programma chiamato Doctor Who, per chi non si trovasse presente davanti ad uno schermo all’ora degli avvenimenti narrati/messi in onda tutto quello che segue potrebbe risultare spoiler.

Il tredicesimo Dottore di “The Woman Who Fell To Earth” è un Signore del Tempo che non ha tempo, soprattutto per rendersi conto di aver cambiato genere di appartenenza, non soffre di nessun particolare sintomo post rigenerativo, eccezion fatta per non ricordarsi che è il Dottore anche se ciò non implica che non sia cosciente che lo sia; è in questa logica contorta, paradossale ma pur sempre ingenuamente vera che si riconosce che la quinta essenza di Doctor Who rimane intatta nonostante il cambio delle menti alla sua creazione. Infatti l’undicesima stagione non vede solamente l’arrivo del primo Dottore donna ma anche un radicale mutamento delle figure alla produzione del programma : Chris Chibnall prende il posto di Steven Moffat come nuova presenza oscura nella vita di qualsiasi Whovian cosciente del fatto che è il nome del Headwriter quello da temere e a cui inveire contro per qualsiasi fantastica disgrazia emotiva arrecata.

E quindi da buona ed antica tradizione del 2005 tutti all’interno del Whovianverse sanno che al cambio del nome del Caposcrittore di Doctor Who corrisponde l’inizio di una nuova era, dunque dopo la Russel T. Davis era e la Moffat era eccoci alla Chibnall era. In realtà ,divagando un po’ col discorso, anche Classic Who può subire una tassonomia per cambi delle teste alla produzione del programma rispetto alla più tradizionale classificazione per Dottori; infatti non si può dire che il quarto Dottore della produzione Philip Hinchcliffe-Robert Holmes sia lo stesso di quello che era per le menti di Graham Williams e Douglas Adams e certamente non lo era per la creazione dei serial sotto la supervisione di John Nathan-Turner negli anni Ottanta. Per capirci meglio nonostante la faccia del Dottore sia sempre la stessa, quella di Tom Baker, c’è una notevole differenza nella scrittura del personaggio tra il gotico di “The Brain of Morbius”, il nonsense (consigliatissimo visto che è scritto da chi ha realizzato la autodefinitasi trilogia in cinque parti “Guida Galattica Per Autostoppisti”: Douglas Adams) di City of Death e il rigore stilistico di “The Leisure Hive”.

Ritornando a “The Woman Who Fell To Earth” l’overture  della Chibnall era in Doctor Who, l’episodio è chiaramente un’introduzione a quello che ci attenderà in questa undicesima stagione, pensata, nelle parole di Chris Chibnall, come un mezzo per far entrare in comunicazione con il mondo di Doctor Who chiunque abbia la volontà di sospendere la propria incredulità per ritrovarsi a vivere fantastiche avventure all’interno del Tardis, senza avere particolari nozioni su come la cabina sia stata pilotata negli ultmi 55 anni. La prima stagione del tredicesimo Dottore sarà dunque probabilmente un viaggio per mondi alieni, alla scoperta di alterità anche nella quotidianità del vivere comune sul suolo terrestre, senza un vero arco narrativo che colleghi i diversi episodi così almeno si è fatto trapelare, anche se però in Doctor Who non vi è mai da escludere la possibilità di una trovata “alla Bad Wolf” che a fine stagione ricolleghi il tutto.

Per ora sappiamo che Jodie Whittaker nelle vesti del tredicesimo Dottore si è dimostrata come aveva anticipato con le sue prime parole sullo schermo: “Brilliant!”. “The Woman Who Fell To Earth” si è rivelato una buona oretta spesa in compagnia di un Dottore senza Tardis che si è ritrovata catapultata nel mezzo dell’azione; in una vicenda che vedeva l’arrivo di Tim Shaw degli Stenza a Sheffield, il quale vero nome era quello Tzim-Sha ma che per ovvie ragioni di pronuncia il nostro alieno preferito continuava a chiamare col nome dell’attore che dava vita a questa creatura guerriera che si ornava il volto coi denti delle sue vittime. La storia di “The Woman Who Fell To Earth” era una classica ambientazione di Doctor Who, dove a turbare la quotidianità si immette un elemento di disturbo che a tratti pare assurdo e l’epicità dell’impresa nel salvare la Terra, o meglio un abitante di Sheffield, è resa sullo schermo da un improbabile duello su delle gru di un cantiere.

Tra ridicolo e vera tensione l’episodio ha il pregio di mantenere fede alla sua connotazione di prodotto Sci Fi della televisione britannica, non tradisce l’essenza che dona vita a Doctor Who e introduce perfettamente i nuovi companion, forse nell’era di Chibnall ridefiniti friends (ancora non è chiaro), di questo tredicesimo Dottore. Ritornando in un certo senso alle origini del programma, il gruppo di viaggiatori all’interno del Tardis, che dovremmo aspettare nel prossimo episodio per vederlo nella sua rigenerata veste, si presenta numeroso: Ryan, Yaz e Graham sono quelli che, proprio come Barbara, Ian e in un certo senso Susan nella Londra del 1963, si ritrovano catapultati a loro insaputa a viaggiare come compagni del Dottore.

Delle origini di Doctor Who in “The Woman Who Fell To Earth” vi è un’altra notevole componente, quella del suono, infatti alla comparsa del tredicesimo Dottore sullo schermo, il nuovo compositore del programma Segun Akinola, che ha preso il posto del veterano Murray Gold, ha ripreso i toni più scuri e cupi della prima sigla di Doctor Who, perfetti per l’atmosfera di questo episodio piuttosto tenebroso, lasciandosi alle spalle l’armonia orchestrale del suo predecessore.

L’episodio si è concluso con il nostro nuovo team Tardis che, senza cabina telefonica, galleggia nel vuoto cosmico, probabilmente questo cliffhanger sarà subito spezzato nei primi minuti del suo successivo capitolo “The Ghost Monument”, che, è mia supposizione, vedrà il materializzarsi dell’amata police box a travolgerli al suo interno e la sua scia formerà il nuovo logo di Doctor Who e darà l’avvio alla sigla, visto che in questa prima puntata era assente, penso a causa dell’assenza del Tardis.

Ecco qui cosa ci attende la prossima domenica: “The Ghost Monument”

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