Rubriche

GRAN PREMIO DI SINGAPORE F1 2018: HAMILTON HA TRA LE MANI IL TITOLO MONDIALE…E UN NUOVO MAGGIORDOMO?

di Andrea Vittorio

Pubblicato il

Era impensabile fino al Gran Premio di Germania, ma in sole quattro gare (Hockenheim, Ungheria, Spa, Monza), il vantaggio di Vettel è svanito, evaporato, sfumato come un gioco di prestigio.

A Singapore, la vera magia la compie Hamilton, con un giro di qualifica capolavoro, cosa che lo collocava nella migliore posizione per vincere il Gran Premio.

La Ferrari, con Vettel in particolare, ha sbagliato le strategie diverse volte nel corso del week end: la prima è stata quando ha deciso di portare per questa trasferta solo un set di gomme Soft (gialle) per entrambi i piloti, mescola che, col senno del poi, si è rivelata la migliore per gestire il ritmo del gran premio. La seconda è stata la scelta, durante le qualifiche, di utilizzare le gomme Supersoft (rosse) per tentare l’accesso in Q3, quando tutti gli avversari utilizzavano le gomme Hypersoft (viola). La terza e definitiva mossa sbagliata è stata il tentativo di undercut in gara su Hamilton, “infranto” contro la Force India di Perez che non solo ha consentito ad Hamilton di conservare il primo posto, ma ha anche permesso a Verstappen di riprendersi la posizione persa al via.

Il Gran Premio di Singapore, in definitiva, è stato noioso proprio per questo: a parte la girandola dei pit stop, nessun pilota di vertice ha realmente messo in discussione il piazzamento di chi lo precedeva. Hamilton, Verstappen, Vettel, Bottas, Raikkonen hanno tutti dovuto, più o meno, gestire gli pneumatici senza poter sferrare degli attacchi agli avversari.

Chiunque, a casa come in autodromo, ha sbadigliato davanti ad un Gran Premio come quello andato in scena ieri a Singapore (lo stesso Gunther Steiner, direttore della Haas, si stava sostanzialmente addormentando al muretto box). Se non fosse stato per le follie compiute da Perez nei confronti di Ocon alla partenza e di Sirotkin a metà gara, ci sarebbe davvero poco da commentare.

Tanto più se piloti come Verstappen, a fine gara, dichiarano frasi come “non ho attaccato Hamilton perché sarebbe stato ingiusto attaccarlo mentre era impegnato nei doppiaggi”. Questa affermazione, a mio avviso, se fossi nel team principal della Red Bull (Horner), scandita da un mio pilota, stipendiato e pagato fior di milioni per svolgere il suo lavoro, mi farebbe alquanto “inca…volare”.

Per dirla tutta, a Monza, Verstappen, a momenti, butta fuori strada Bottas (Mercedes) e dichiara apertamente di fregarsene delle penalità e della rimonta degli avversari perché ha, in parole povere, un “conto in sospeso” con il finlandese della Mercedes; a Singapore, invece, quando ha di fronte la concreta possibilità di attaccare Hamilton (reo di essersi “distratto” ad osservare il duello tra Grosjean e Sirotkin) per conquistare la vittoria, diventa improvvisamente un ragioniere.

Sfido chiunque a sostenere che Verstappen si sarebbe comportato allo stesso modo se al posto di Hamilton ci fosse stata una Ferrari, poco importa se di Vettel o di Raikkonen. Ormai Hamilton più che avversari, in pista trova servitori, maggiordomi, protettori, guardie del corpo: prima Bottas, ora Verstappen (senza dimenticare il caro Ocon a Montecarlo, che dichiarò “I’m a Mercedes driver”). Mi chiedo dove sia andato a finire lo spirito agonistico

Alla fine arriviamo a Vettel. Inutile dire “poverino, lotta da solo contro tutti”. No, gli errori del tedesco sono stati tanti, ripetuti, imperdonabili per un pilota quattro volte campione del mondo e pagato quaranta milioni di euro dalla Ferrari. Senza volerlo mortificare, ma con la stessa auto un Alonso probabilmente non sarebbe a quaranta punti di distanza a sei gran premi dalla fine. E soprattutto, un Alonso, con un’auto del genere, avrebbe una visione della corsa più lungimirante: lo spagnolo avrà un caratteraccio e i suoi difetti, ma nel quinquennio ferrarista, da autentici trattori, tirava fuori gare capolavoro (per restare in tema “magia”, estraeva conigli dal cilindro a profusione).

Certo, nulla è perduto, ma a Singapore (pista amica per Ferrari), il potenziale dell’auto non è stato espresso ed, alla fine, se uno non sfrutta le occasioni che gli si presentano, col piffero che vince il mondiale.

Aspettiamo due settimane e vedremo Sochi in Russia…

 

Fonte immagini: https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/arrivabene-nulla-e-perduto-400746.html

https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/mercedes-allison-grande-lewis-ma-il-merito-e-anche-della-w09-400796.html

https://www.formulapassion.it/manifestomotore/cesarefiorio/f1-ferrari-vettel-singapore-sempre-piu-in-affanno-400652.html

 

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: