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Recensione – Mary Shelley un amore immortale

di Micaela Ferraro

Pubblicato il

Mary Shelley. Un film di Haifaa Al-Mansour con Elle Fanning, Douglas Booth, Tom Sturridge, Bel Powley, Stephen Dillane e Ben Hardy.

 locandina mary shelley

“Sento una voce continua che mi dice che sono lontana dal realizzare i miei sogni”
(Mary Shelley)

Haifaa Al-Mansour, prima donna regista dell’Arabia Saudita, non si è lasciata sfuggire con Mary Shelley l’occasione di raccontare una storia densa di temi attualissimi trasposti in una realtà in cui essi erano solo agli albori.

mary shelley 2018Prima ancora del tema che vuol essere portante all’interno del film, quello della solitudine e dell’abbandono di una donna in una società che non apprezza il talento che sboccia nel gentil sesso, in Mary Shelley si impone agli spettatori, con arroganza, il maschilismo marcato dei personaggi illuminati: la passione che divora le menti e gli ideali acerbi che diventano estremismi e rendono i protagonisti più ottusi del sistema stesso che vorrebbero combattere.

Il risultato finale, però, è un’accozzaglia di temi poco approfonditi, alcuni solo sfiorati e altri che si smarriscono in un arco narrativo poco chiaro: i passaggi temporali sono confusi e le vicende si susseguono a scatti come se il film volesse dividersi in capitoli non preannunciati.

Il femminismo agli albori della Mary intellettuale, ereditato da quello determinante della madre che non ha mai conosciuto, si scontra con la fragilità emotiva della Mary amante, che si domanda come si può sopravvivere al dolore, in una vita che non ha senso se vissuta senza amore, e trova una risposta quando, pur nella felicità della relazione con Shelley, si sente insoddisfatta perché non sta facendo abbastanza per raggiungere i propri sogni; questo pensiero si solidifica davanti alla sofferenza della sorellastra Claire: “non hai bisogno di un uomo, non hai bisogno di nessuno” sussurra abbracciando la ragazza in lacrime, e restituisce così dignità al tema centrale della storia.

 

Mary Shelley – un amore immortale: la trama

Mary e Percy Shelley

 

Figlia d’arte, Mary Godwin-Wollstonecraft nasce in una famiglia di filosofi: sua madre, la proto-femminista Mary Wollstonecraft, muore quando la bambina ha solo dieci mesi; il padre, libraio, si risposa con una donna che non può o non vuole comprendere la tensione intellettuale che la giovane Mary prova crescendo. Da questo secondo matrimonio nascono due figli: la maggiore, Claire Clairmont, lega moltissimo con la sorellastra tanto da mettersi contro la madre pur di tenerne le parti.

Mary ShelleyFin dal principio si rincorrono in Mary sentimenti contrastanti e una fugace inquietudine che si riversa negli appunti scombinati che scribacchia su fogli volanti. È alla ricerca di una storia, della sua storia, ma non sa darle voce perché quei sentimenti di cui è impregnata sono ancora acerbi, non li comprende perfettamente: è avvolta dal lutto mai affrontato per la madre, e inseguita dal fantasma del suo carattere tempestoso. Sa che la donna che l’ha messa al mondo era una guerriera, impavida e fragile allo stesso tempo, e lei ne insegue le sorti, spaventata e ammirata. Intimidita, anche, come se la madre fosse un esempio che non si sente in grado di raggiungere.

Dopo un diverbio con la matrigna, Mary viene mandata presso alcuni amici in Scozia: il soggiorno è molto breve, ma durante una delle prime serate laggiù fa la conoscenza di Percy Bysshe Shelley. Poeta radicale dal carattere passionale quanto volubile, Percy incanta immediatamente Mary: la scintilla tra i due è così forte che, quando lei viene richiamata a Londra, lui la segue, proponendosi a suo padre come protetto letterario in cerca di ispirazione.

mary e percy shelleyL’attrazione tra i due è chiara, ma subisce un forte contraccolpo quando la moglie di Percy, donna da cui ha avuto una figlia, fa la sua comparsa in cerca del marito. La famiglia Godwin prende immediatamente le distanze dal giovane, e il padre mette, quasi involontariamente, Mary davanti ad una scelta determinante: restare a casa e dimenticare l’amante, oppure ripudiare la famiglia e fuggire con lui.

Da questo momento ha inizio la storia travagliata che condurrà Mary attraverso le lande desolate del tradimento, del dolore, della perdita, del rimorso: l’ineluttabile verità sul carattere votato agli eccessi di Percy Shelley la colpisce in pieno viso, ancora e ancora, perché nonostante la fiamma del suo femminismo neonato non smette di credere in lui, di dipendere dalle sue scelte. Al primo periodo furiosamente felice, fatto di case di lusso e servitù, si sostituisce la fuga dai creditori che li conduce in un crescendo di infelicità a Ginevra, presso l’abitazione del nobile (solo di titolo) Lord Byron.

mary shelley lord byron percy shelleyIl padrone di casa incarna l’emblema del disfattismo dell’epoca, il mito del poeta maledetto: gli obiettori del sistema che nel loro esasperante estremismo diventano creature peggiori di quelle che vorrebbero combattere. Lord Byron lancia una sfida ai suoi ospiti: scrivere una storia, una storia di fantasmi.
Il dottor John Polidori scrive “Il Vampiro”, opera celebre, ma la vittoria la consegna l’eternità a Mary, che finalmente riesce a stringere tra le mani le fila di tutta l’inquietudine che ha segnato la sua strada: e impara ad ascoltarsi, direzionando i suoi sentimenti verso quella storia, quella nascosta da sempre dentro di lei.

Nasce così Frankenstein, di cui ottiene solo in un secondo momento la maternità, grazie al padre che risulta essere, alla fine del film, il più illuminato tra i protagonisti.

 

Il dramma di Mary Shelley, la donna nel cuore del mostro

Cosa rende un uomo un mostro, e cosa si cela nel cuore di una creatura ripugnante, né viva né morta, come Frankenstein? Il quesito del film biografico su Mary Shelley interroga le anime di chi lo guarda, e fa venire voglia di tornare a sfogliare le pagine ingiallite di un romanzo di cui forse non avevamo capito il vero messaggio.
Mary è l’anima del mostro, un mostro a cui erroneamente viene attribuito il nome del suo creatore: nato a causa delle egocentriche passioni turbolenti di un dottore che, spaventato poi dalla creatura a cui ha donato la vita, ne prende le distanze, lasciandola sola.

douglas booth percy shelleyL’abbandono è il motore portante della storia, e spaventa più dei fantasmi a cui l’autrice si è ispirata, che aveva nel cuore: Mary è figlia di ciò che ha vissuto, figlia del lutto per la madre che ha perduto troppo presto, figlia del dolore per un padre che apparentemente non è in grado di comprenderla, figlia dell’amore privo di limiti per Percy Shelley e soprattutto, della sua incapacità di prendersi responsabilità.

La solitudine emotiva le rende il cammino tristemente doloroso, ma la sofferenza istiga una rabbia che è poi alla base della sua rivoluzione personale. Per questo, nella scena chiave, afferma che lei non rimpiange niente: perché non avrebbe potuto scrivere la storia che era intrappolata nel suo animo, se non avesse fatto tutte le scelte sbagliate. Scelte che, obbligandola a lottare per sopravvivere, l’hanno costretta ad ascoltare la propria voce.

 

Il diritto d’autrice: la maternità di Mary Shelley in Frankenstein 

Tema forse sottovalutato e sicuramente poco approfondito, se non nel finale di un film che poteva dare di più, è quello del diritto di un’autrice ad essere riconosciuta come tale.

maryGià anticipato a metà pellicola, quando Mary si chiede che senso abbia pubblicare un’opera senza svelarne l’autore, il tema si riprende nelle ultime scene, quando dopo aver posto la parola “fine” alla propria storia, la giovanissima e sfortunata scrittrice ne difende a spada tratta la maternità davanti a un folto gruppo di editori che non accettano di pubblicarla, se non in forma anonima e con un incipit firmato dal signor Shelley.

È molto chiara, e viene sottolineata apertamente, la reticenza del mondo editoriale davanti ad una donna: ci troviamo in un’epoca in cui la letteratura era vista ancora come una cosa per soli uomini, e l’astio verso i corsetti non stupisce.

godwinQuello che sorprende, restituendo speranza alla fine del film, è la scelta di Percy, un ineccepibile Douglas Booth: chiamato nella libreria del signor Godwin per parlare dell’opera che è stata attribuita a lui a causa della sigla sulla prefazione, ammette apertamente di non averne alcun merito, se non quello, più rassomigliabile a una colpa, di aver dolorosamente ispirato la sua autrice.

Seppur non credibilissima Elle Fanning, è molto significativo il momento del ricongiungimento tra autrice e opera: il libro di Mary esposto in vetrina con il suo nome inciso sulla copertina è la vittoria storica che ha segnato il passaggio di un’epoca.

 

Il trailer di Mary Shelley – un amore immortale

 A seguire il trailer del film:

 

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