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Disincanto – Diamo i voti alla nuova serie Netflix

di Marco Frongia

Pubblicato il

Disincanto - Locandina

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Bean, Elfo e Luci, protagonisti di Disincanto

Settembre è alle porte. Tra qualche settimana, per migliaia di ragazzi e ragazze sarà di nuovo tempo di tornare a scuola. Per qualcuno di loro sarà anche l’occasione per dimostrare di aver rimediato alle lacune dimostrate nel corso dell’anno scolastico precedente, recuperando i cosiddetti debiti formativi.

Un compito sostanzialmente inutile, diciamolo chiaramente.

Non avere basi di storia non ha mai impedito a nessuno di scrivere la sceneggiatura di un film ambientato nell’Antica Roma, per esempio; così come di certo vi saranno già venute in mente tantissime persone di successo incapaci di capire quando un numero sia più grande di un altro (ce ne sono a migliaia così, se non addirittura a decine). Soprattutto di questi tempi, impegnarsi per portare a termine dignitosamente un lavoro è da ritenersi una perdita di tempo.

Probabilmente, è quello che hanno pensato anche le menti dietro la serie Netflix Disincanto, la nuova produzione animata ideata da Matt Groening.

Tanto per restare in tema con la scuola, al momento del suo annuncio Disincanto era considerato uno studente molto promettente. In quanto fratello minore de I Simpson e di Futurama, le aspettative nei suoi confronti erano davvero molto alte.

Andiamo subito a vedere la sua pagella di fine anno per scoprire se le abbia rispettate.

Spoiler: no, non lo ha fatto.

 


STORIA


Disincanto ha ottime idee, sulla carta. Potenzialmente è possibile imbottirla di satira pungente incentrata sui giorni nostri, sul medioevo, sui fantasy e ovviamente sui film Disney.

Anche la Casa di Topolino ha spesso sfornato prodotti conditi con principi e principesse, lo sappiamo, ma non ha mai avuto la possibilità di rendere questi personaggi troppo anticonvenzionali. La serie Netflix non ha questo fardello, e avrebbe tutta la libertà per prendere di mira chi vuole e come vuole. Ma non lo fa. Preferisce dimostrare di conoscere le proprie possibilità senza poi sfruttarle.

L’ambientazione fantasy è riuscita a metà; l’intreccio, dal canto suo, diventa interessante solo nelle ultimissime puntate. Viene il sospetto che gli sceneggiatori abbiano cominciato a lavorare partendo dall’idea per il colpo di scena finale e procedendo a ritroso, accorgendosi però di non avere praticamente niente in mente per le prime sette-otto puntate.
 Disincanto è insomma il tipico studente che non combina quasi nulla tutto l’anno e decide di recuperare alle ultimissime interrogazioni. Alla fine ci riesce, ma questo non fa che aumentare il rammarico.

Voto: 6


PERSONAGGI


Una principessa ribelle e alcolizzata, un elfo stufo del clima di allegria perenne del proprio villaggio e un demone sbucato fuori da non si sa dove. Come è stato possibile rendere così poco interessanti personaggi del genere?

Questa principessa Bean continua a ricordarci qualcuno, comunque

Della principessa Bean sappiamo molto di quello che fa e pochissimo di quello che pensa. Tanto che, una volta arrivati alle puntate finali, non è facile empatizzare più di tanto di fronte ad alcuni eventi che la riguardano.

L’elfo Elfo e il demone Luci sono due personaggi molto più intriganti, ma anche loro sfruttati poco e male. Vale quanto detto per Bean: sappiamo quello che fanno, e quasi niente di ciò che sentono dentro. E anche quando ci viene mostrato, lo sviluppo è decisamente scarso.

Non è un caso se a emergere maggiormente sia il personaggio di re Zog, padre di Bean e dispotico sovrano di Dreamland. È l’unico che abbia un approfondimento psicologico curato, per quanto anche in questo caso si tratta di aspetti che vengono svelati tutti insieme, sul finale. È solo grazie a lui se Disincanto non si becca un 4 in questa materia.

Voto: 5 (da recuperare)


AZIONE


Quando hai scritto una serie basata sulla comicità ma le scene d’azione sono la parte migliore, dovresti capire di aver sbagliato qualcosa. I combattimenti, le corse a cavallo e i voli sul dorso di creature fantastiche sono tutti molto ben riusciti. Grazie a questo aspetto, si riesce persino a respirare un po’ di epicità, atmosfera tipica del fantasy. Nella sesta puntata, purtroppo, la serie riesce a sfruttare male anche questo pregio, accompagnando una scena di inseguimento con una colonna sonora estremamente castrante. Un peccato – l’ennesimo – soprattutto se consideriamo che per il resto le musiche di Mark Mothersbaugh sono una delle cose più riuscite di Disincanto. Ma glielo perdoniamo.

Se nella seconda stagione anche l’umorismo dovesse riuscire ad arrivare ai livelli dell’azione, finalmente avremo la serie che tutti stiamo aspettando.

Voto: 7


UMORISMO


via GIPHY

Voto: 4 (da recuperare)


GIUDIZIO COMPLESSIVO:   5


Non è tutto da buttare, questa Disincanto. Risente molto dell’impostazione da serie Netflix, caricata tutta insieme sulla piattaforma e pertanto scritta con la consapevolezza che verrà fruita (in genere) nel giro di pochi giorni.

Le manca insomma lo stimolo a conquistare immediatamente il pubblico, diluendo talmente tanto i propri punti forti sulle prime dieci puntate da farli annegare in un mare di mediocrità.

Ciononostante, è giusto concederle una seconda occasione.

La bocciatura totale di Disincanto non sarebbe stata sicuramente meritata, anche se in quasi tutte le materie si è limitata al compitino o ha deciso di recuperare le insufficienze all’ultimo secondo. E neanche tutte: sulla pagella, come abbiamo visto, restano due macchie abbastanza pesanti, ovvero la gestione dei personaggi e l’umorismo.

Sui primi, come detto, Disincanto non sfrutta un potenziale enorme, e sul secondo decide sempre di puntare su battute scontate e sullo slapstick.

Su questo fronte, sembra sempre di vedere vecchissimi sketch interpretati da nuovi personaggi. Un po’ come prendere le più antiche barzellette sui carabinieri a memoria d’uomo e dar loro una forma nuova, lasciando però immutato il contenuto e l’esecuzione. Un’operazione che nessuno, oggi, potrebbe sognarsi di fare.

Non siamo mica nel 2003.

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