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I Figli del Male di Antonio Lanzetta

di Andrea Ion Scotta

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Anche se il buio è sopito, mai porrà fine al suo esistere.

I Figli del Male, di Antonio Lanzetta

Prima di addormentarci, in un fluire irregolare, i nostri pensieri si arrovellano, creano un passaggio che porta attraverso noi stessi, verso il mondo interiore. La visione che ci induce al suo interno non sempre ha una forma, non ne distinguiamo ogni volta i contorni. Noi siamo i registi inconsapevoli del filo logico che muove i sogni e a volte le nostre paure, nascoste nell’abisso dell’inconscio, si destano infettando i nostri pensieri, prendendo le redini del nostro sonno. Il passato non si dimentica. Mai. Antonio Lanzetta ci guida ancora nel buio, sconfinando la ragione, dove un fiume di morte dà nutrimento alle radici del male, dove prende vita il suo libro, I Figli del Male.

Attraverso le trame de Il Buio Dentro l’ipnotica danza temporale di Lanzetta conduce il lettore davanti al portone della verità, facendolo infrangere contro l’iride del male. Con il suo seguito, l’autore ci spinge verso gli orrori che animano i sogni dello Sciacallo, nonostante abbia deciso di non rimanere più coinvolto dalle scene del crimine, lontano dalla falce della Morte. Ma il suo telefono squilla e dall’altra parte è ancora il Commissario De Vivo, colui che lo aveva avvisato del ritrovamento del salice, trentuno anni dopo l’omicidio di Claudia. La telefonata lo porta sul litorale marino, noto a chi ricerca amore a pagamento: Castellaccio, un paese dalle tinte scure, un quadro di fantasia che racchiude nella sua terra il male. L’impatto con la morte sconvolge l’animo di Damiano, il buio bussa ai suoi pensieri, recidendo la sua apparente quiete. Irrefrenabile è il desiderio di tornare a casa sua, scappare dall’auto in cui viene ritrovato il corpo di un impiegato di banca, ma il foglio infilato nella gola della vittima lo trattiene, mani invisibili che lo afferrano per le caviglie, strattonandogli la mente. Lui vede, la firma lasciata dall’omicida.

Lui vede.

I Figli del Male, illustrazione di Giulia Repetto

I Figli del Male, illustrazione di Giulia Repetto

Flavio e Stefano sono ancora al fianco dello Sciacallo, mossi dall’univoco intento di scoprire la fonte del male che impregna le loro vite, che perseguita i loro passi da oltre trentuno anni. Personalità diverse, ma unite nel profondo da un indelebile legame di sangue, scosse dal vento della sventura. Perdura la lotta di Damiano, mentre cerca di mantenere viva la ragione compromessa dai demoni dei ricordi: l’estate del 1985, la testa tra le radici del salice bianco, le bambole appese, la cascata e la grotta. Parti dello stesso mosaico incollate una all’altra con il sangue.

Le pagine de I Figli del Male ci inghiottono nel mare del tempo, portandoci nel 1950, anno in cui il male appare nella sua forma primaria. Sono gli occhi del giovane Tommaso a trasmetterci il tormento che intreccia gli eventi e che disegna il sentiero dell’oggi. In una terra ferita dalla guerra, dalla fame e dalla miseria, Tommaso vive con la sorella ed il padre, costretto a lavorare consegnando il latte, senza possibilità alcuna di frequentare la scuola. Ma in un giorno come un altro la vita del ragazzo cambia inesorabilmente direzione, portandolo verso l’oblio della violenza e della follia. Nei pressi di un fiume, il ragazzo rinviene il corpo inanime di un bambino: la carne staccata dalle ossa, la furia di un cerbero scatenata contro una creatura innocente. Un animale? Chi avrebbe potuto compiere quello scempio? Di chi erano quegli occhi nel bosco?

Antonio Lanzetta, uscendo ancora con La Corte Editore, continua ad ammaliare lettori di molti Paesi, facendosi eleggere dal The Sunday Times lo Stephen King italiano, rendendosi unico sull’ampio ventaglio del mondo del thriller. L’autore persevera uno stile accattivante e per niente scontato, riportando realtà feroci che violano la psiche, lontane dallo sguardo cieco della giustizia. Sorprendente vedere ogni tassello della narrazione prendere il suo posto, dando concretezza ad una storia ricca di colpi di scena, costantemente in bilico tra la ragione e la follia, tra la vita e la morte. I molti riferimenti a Il Buio Dentro presenti ne I Figli del Male, conferiscono una lettura approfondita delle tetre vicende di Castellaccio, senza però discriminare i neo lettori dell’autore salernitano, saziandoli con un nuovo inquietante caso incastonato nelle pagine del tempo.

L’indissolubile legame tra il passato e il presente dà vigore al futuro, dà spazio a nuove consapevolezze, ma sono solo le scelte che compiamo a tracciare la nostra vita. Ed è per questo che è importante avere qualcuno disposto a salvarci prima di trasformarci nei nostri stessi demoni.

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