Rubriche

Il grande ritorno di Battle Royale

di Erika Biggio

Pubblicato il

Battle royale 1Quest’estate Planet Manga ci delizia con la ristampa di un’opera strepitosa:Battle Royale. Praticamente chiunque non abbia vissuto sotto una pietra negli ultimi 15 anni ha visto, letto o perlomeno sentito parlare della saga di Hunger Games; la maggior parte degli spettatori e dei lettori sono rimasti stupiti e anche leggermente traumatizzati dalla tematica sanguinosa, benché trattata in maniera non troppo approfondita, e dal mondo distopico “inventato” da Suzanne Collins. La maggior parte dei lettori di manga invece ha subito notato la non proprio sottilissima somiglianza tra quest’opera e un fumetto nipponico, Battle Royale, tratto dal romanzo omonimo di Koushun Takami

Battle Royale esiste in 3 format: romanzo, manga e film, tutti ugualmente curati dall’autore e tutti assolutamente coerenti l’uno con l’altro; ovviamente esistono differenze soprattutto a livello di approfondimento dei personaggi ma la base della storia rimane la stessa: tutti devono uccidere tutti.

In un Giappone distopico noto come “Repubblica della Grande Asia Orientale” viene introdotto il reality show definitivo: una classe di terza media viene rapita durante una gita scolastica, portata su di un’isola deserta dove finalmente ai ragazzi viene spiegato che ci sarà un solo vincitore de Il Programma, e l’unico modo per vincere è uccidere tutti gli altri.

Battle royale

Ovviamente gli organizzatori hanno ideato diversi stratagemmi per obbligare i giovani ad uccidersi a vicenda, come dotare tutti di collari esplosivi che salteranno in aria se passeranno più di 24 ore senza che muoia nessuno, o la creazione di “zone di pericolo” dove il collare esplode in automatico; queste zone aumenteranno sempre di più man mano che il gioco andrà avanti, costringendo i sopravvissuti ad incontrarsi, e combattere.

Il bello del manga di Battle Royale è la presenza di diversi personaggi “stereotipo”, tipici dei manga scolastici: il bullo ed il bullizzato, la bella sociopatica, la ragazzina dolce&tenera, l’atleta, il figlio del boss della yakuza (e quanto diamine sono strani i giapponesi per avere QUESTI come personaggi stereotipo). Poi c’è l’eroe, o perlomeno il personaggio il cui punto di vista è centrale nella narrazione, Nanahara Shuya, giovane rocker ribelle che decide di salvare la compagna di classe Noriko e di impegnarsi per trovare una via d’uscita senza dover uccidere nessuno, salvando più persone possibili. Ma la loro strada è irta e costellata di cadaveri…

Battle royaleRispetto a romanzo e film il manga si concentra molto di più sulle relazioni interpersonali tra i ragazzi, sia quelle romantiche che quelle di semplice amicizia, mostrando le diverse reazioni di ognuno dei personaggi stereotipo davanti alla scelta di uccidere un persona cara o esserne uccisi. E allora abbiamo la coppia che opta per il suicidio, il boss che uccide i sottoposti, e, ovviamente, il testardo che si rifiuta di partecipare al gioco e fa di tutto per sovvertirne le regole.

Battle Royale è sicuramente un’opera molto controversa che in patria ha suscitato moltissime reazioni a livello nazionale, motivo per cui al già discusso romanzo seguì il manga, per portare con più facilità anche ai diretti interessati il messaggio dell’opera: Battle Royale infatti non è altro che una gigantesca metafora, una critica feroce al sistema scolastico giapponese, che costringe i ragazzi fin da giovanissimi a prendere decisioni fondamentali per il resto della loro esistenza (per la sopravvivenza quindi) , disincentivando di fatto la collaborazione e alimentando un malsano senso di competizione costante. Pensate anche solo all’abitudine di esporre sempre i voti in una classifica dal più bravo in giù, alla superficialità delle valutazioni e all’importanza data al lavoro, magari inutile, basta che sia ossessivo.

Battle Royale porta all’ennesima potenza quello che già esiste nella società giapponese, mostrando come la scuola cancelli l’umanità dei ragazzi rendendoli solo numeri e macchine. Ovviamente, in questo caso, sono macchine per uccidere.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: