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Bambini, anti-immigrazione negli USA e mondiali in Russia

di Giulia Rupi

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I bambini sono il futuro di un paese e costituiscono la generazione a cui generalmente si affidano tutte le speranze del presente. Sono di conseguenza un bene prezioso che va in primo luogo protetto, di qualunque nazionalità o parte del mondo siano. Quello che sicuramente non sono è un bene da utilizzare come deterrente per precisi scopi politici e/o per una ideologia sociale che si vuole difendere o portare avanti. Proprio questo però è quello che il governo statunitense e quello russo stanno facendo, ognuno a modo suo e nonostante le loro azioni abbiano suscitato scalpore, soprattutto nella scorsa settimana, lo scalpore non è mai abbastanza quando si tratta di bambini e vale la pena parlarne ancora.

Bambini USA e RussiaIl primo caso è quello della Russia, nel contesto dei mondiali: in particolare, il fulcro della questione è l’affermazione controversa di un legislatore russo del partito comunista, tale Tamara Pletnyova, la quale ha ammonito la parte femminile della popolazione russa sul rischio di rimanere incinte di stranieri, visto l’affluenza di turisti dall’estero in occasione dei mondiali di calcio. L’argomento utilizzato per scoraggiare le donne dal rischiare di avere relazioni sessuali e possibili gravidanze è stato la sicurezza che quei bambini che nasceranno da queste relazioni soffriranno “così come successe nel 1980” (come ha detto la Pletnyova in un intervista). Se da una parte è vero che un bambino può crescere probabilmente con più serenità in un ambiente familiare dove sono due i genitori che condividono gli impegni economici ed educativi, dall’altra però l’affermazione della legislatrice russa suona piuttosto come un tentativo di mantenere in Russia una visione ed una continuità del modello della famiglia tradizionale, formata da padre e madre ed, ovviamente, entrambi russi. L’impressione è che si utilizzi, a parole, il bene dei bambini come scusa per continuare a raccogliere approvazione per perpetrare questa tendenza contraria al multiculturalismo, all’internazionalizzazione o all’apertura delle frontiere, che più di altre tendenze e di altri paesi ha caratterizzato la Russia negli anni passati, sia nell’ambito sociale che economico.

Bambini USA e Russia

Da Il Corriere

Questa supposizione, tuttavia, non è per niente allarmante se messa a confronto con le vicende che hanno coinvolto bambini e minori in generale negli Stati Uniti nelle ultime due settimane. Infatti, per fermare l’afflusso di immigranti irregolari, il governo ha messo in atto la pratica di separare i bambini dai genitori, trattenendo poi i bambini in centri con quelle che sembrano vere e proprie gabbie. Si tratta di un’idea proposta un anno fa dal segretario di stato John Kelly e appoggiata dal procuratore generale Jeff Sessions recentemente. Si tratta di una mossa che mostra i problemi dei servizi sociali e di assistenza statunitensi, di una mossa che rispecchia le politiche di “chiusura” degli Stati Uniti verso l’esterno, aumentate con il governo Trump, ma soprattutto di una mossa che ha sconvolto il mondo intero e che sicuramente lascerà la reputazione e la rispettabilità di un paese come gli USA macchiate per molto tempo. Le grandi proteste nate all’interno del paese ma anche all’estero e la voce delle Nazioni Unite stanno facendo si che le cose cambiano e si trovi una soluzione alle procedure disumane e radicali di separare i figli dei migranti dai genitori.

L’ammonimento della Russia e le politiche discutibili anti-immigrazione del governo Trump sono situazioni scomode e condannabili che utilizzano in modi diversi i bambini come deterrente, da un parte per mantenere in un certo senso la nazione chiusa alle influenze esterne, dall’altra per non dover affrontare in maniera più umana ed efficiente (anche a lungo termine) la questione dell’immigrazione. Costituiscono dei fatti da non dimenticare e da continuare a criticare, se è vero che un mondo sviluppato è un mondo che si prende cura dei diritti umani, soprattutto dei bambini.

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