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L’eredità dello Studio Ghibli: da Nausicaä a Mary, nuovi modelli di genere

di Celeste Satta

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Mary e il fiore della Strega, Studio Ponoc, Studio Ghibli

Già un anno fa vi parlavamo di Mary e il Fiore della Strega e delle sue connessioni con i lavori del Maestro Miyazaki: streghe sulle scope, adolescenza, la natura, novità, difficoltà psicologiche nel trasferimento, ambientazioni suggestive e personaggi in cui è facile identificarsi. Il film è uscito in Giappone a luglio del 2017 ma è finalmente arrivato in Italia questa settimana. Il regista, Hiromasa Yonebayashi, ha già fatto parlare di sé con Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento e Quando c’era Marnie e ha dato vita nel 2015 allo Studio Ponoc.

Non è un caso che l’eredità dello Studio Ghibli faccia il suo esordio in Italia in questi giorni, i giorni dell’anniversario della sua fondazione. Ma lo Studio Ponoc sarà in grado di uscire dall’ombra del colosso di Miyazaki? Le intenzioni ci sono tutte. Tanto per iniziare, la scelta di un nome che indica un fenomeno naturale è un segnale di continuità e di progresso: Ghibli è il vento caldo proveniente da sud-est, Ponoc è una parola serbo-croata che indica “il momento in cui un giorno finisce e un altro comincia”. La natura, elemento fondamentale nella poetica dello Studio Ghibli e specialmente nelle opere di Miyazaki, sembra tornare a ricoprire un ruolo di spicco anche nei lavori dello Studio Ponoc, con un chiaro segnale di rinascita e novità.

Mary, Fiore della Strega, Studio Ponoc, Studio Ghibli

In più, la continuità delle scelte stilistiche nei film si intravede anche nella scelta del personaggio principale: come nello Studio Ghibli, anche lo Studio Ponoc punta sulla rappresentazione della crescita con un personaggio femminile che affronta le difficoltà.

In questa clip, vediamo la protagonista provare allo specchio la presentazione ad estranei e guardarsi sconfortata: una scena in cui molti di noi si possono immedesimare (e giuro che per me non c’entra il fatto che Mary sia descritta come “un po’ goffa e dai folti e ribelli capelli rossi, che lei detesta”, lo giuro vostro onore!). Come Kiki, anche lei è alla ricerca della propria ispirazione nonostante la confusione e la tristezza dovuti al trasferimento lontano da casa, per fare in modo che la maturazione e i propri poteri (e non parlo di quelli magici 😀 ) vadano di pari passo.

Nausicaä (Nausicaä della valle del vento), San (Principessa Mononoke), Chihiro (La Città Incantata) e tutte le altre eroine Ghibli sono esempi di virtù, conflitto, forza e fragilità al contempo. Prendono il genere dello Shōjo e lo ribaltano dall’interno, saltando a pie’ pari lo scoglio dello stereotipo a cui questo genere si incaglia spesso. Non a caso, l’opera portata avanti da Miyazaki ha dato vita a quella che alcuni studiosi hanno definito “女の時代 – onna no jidai – l’epoca della donna” (Trisciuzzi, 2013). Senza nulla togliere ai personaggi maschili di questi film, le protagoniste incarnano già da sole le caratteristiche che, sia in oriente che in occidente, sono attribuite solitamente ai ragazzi ma non al prezzo delle caratteristiche che le rendono femminili. Nei personaggi dello Studio Ghibli, oltre ai cambiamenti delle loro stesse storie, sono ritratti anche i cambiamenti sociali relativi ai ruoli e alle aspettative che la società attribuisce ai singoli generi sessuali. È già presente, dal 1985, l’idea che la parità tra i generi arriverà quando sarà permesso alle ragazze di essere forti e combattive e ai ragazzi di essere sensibili e gentili.

Mary, Fiore della Strega, Studio Ponoc, Studio Ghibli

Mary sarà d’ispirazione come lo sono state le sue cugine? Abbiamo già visto con Arrietty che Yonebayashi non sembra discostarsi molto dall’immagine dell’eroina che la sua casa di produzione di esordio aveva messo in piedi. Mary sembra non voler fare eccezione. Resta da vedere se lo Studio Ponoc sarà in grado di trovare una propria firma stilistica permeata in tutti i film da qui in poi.

Mary, Fiore della Strega, Studio Ponoc, Studio Ghibli

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