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La vita fino a te

di Erika Biggio

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Giudicare un libro dalla copertina è sempre sbagliato, ma nel caso de “La vita fino a te” di Matteo Bussola siamo autorizzati a farlo, dato che ha le immagini più delicate e romantiche che si possa immaginare, e Pascal Campion ha colto esattamente l’anima di un libro che parla d’amore e l’ha delicatamente acquerellata per noi.

Il Bussola, come spesso si autodefinisce lui stesso, è decisamente una delle voci del panorama italiano che preferisco per freschezza, simpatia e soprattutto, empatia. Ogni suo post su Facebook è una poesia di parole, un piccolo sguardo su di un mondo che non credevo esistesse, un barlume di una serenità di fondo, se non reale perlomeno trasmessa, che ad oggi gli invidio un sacco.

Ma principalmente ogni suo scritto è una lettera d’amore, dal post più breve ai suoi libri, ogni parola è soffusa di affetto. La vita fino a te è un libro che fa bene al cuore perché parla di tutto gli amori, di quelli di cui ti dicevano “sarebbe meglio se non lo avessi mai incontrato” e invece meno male che ci hai sbattuto il muso, perché sei stato un po’ felice e nel frattempo hai imparato cosa ti serve per essere tanto felice; parla di amori che sembrano moderni e invece sono vecchi come il mondo, amori un po’ chiacchierati e amori che si sono nascosti, amori nati nell’analfabetismo eppure potenti come un sole, che quando rimane solo metà di quell’amore, dopo una vita trascorsa insieme, in realtà non è cambiato nulla, é ancora tutto intero. E vi sfido a trattiene le lacrime.

La vita fino a te è una costellazione di verità in cui ognuno di noi si può riconoscere, la storia dell’evoluzione emotiva di un uomo che, come vorremmo fare tutti noi, ha capito durante il suo percorso cosa lo rende davvero felice e si è fermato, ha messo radici e ha deciso di prendere in mano la propria sorte, la propria futura felicità.

La vita fino a te è proprio il percorso che ci porta al nostro inizio, fatto di errori palesi e di quasi ma no, di amori eterni fino all’anno prossimo e di non so se mi piaci ma di sicuro sei interessante che invece poi diventano io qui mi ci fermo e inizio a piantare qualcosa, no sia mai che cresca. Perché l’amore che Matteo Bussola ci descrive è tutto questo: osservato in treno, al bar in macchina, vissuto in prima persona, raccontato o immaginato da un dettaglio intravisto. E tante incertezze di come dovrebbe essere la persona che ci completa vanno via, perché ci sono puzzle che si incastrano senza una risposta precisa, incontri di anime che si comprendono e completano pur mantenendo la propria essenza e la propria individualità.

La storia di Matteo parla di come sia arrivato a Paola (Barbato, di cui prometto che parleremo ancora non appena avrò letto il nuovo libro!), e la sua Paola è quasi una figura mistica ai suoi (ed ai nostri) occhi, una dea riccioluta dagli occhi scuri che ha deciso misteriosamente di concedergli la propria benevolenza. Ogni parola trabocca di un amore vero e costante, di vita vissuta insieme; perché la vita, quella vera, quella che desidero e voglio costruire, è cominciata quando ho incontrato te.

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