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“What is real?” La seconda stagione di Westworld

di Elisa Tomasi

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La seconda stagione di Westworld indaga sempre più su quello che è il suo uomo vitruviano

La seconda stagione di Westworld si apre con il quesito su cosa sia il reale in una delle solite, tipiche chiacchierate che, siamo abituati a vedere fin dall’inizio del programma, intrattengono Dolores e Bernard in questi faccia a faccia filosofici che ormai accompagnano la narrazione di Westworld dai suoi prodromi.

La risposta pragmatica alla questione del cosa sia reale è arrivata domenica scorsa nelle parole di Akecheta “Trust me. The door is real”, che così definiva le priorità narrative degli ultimi due episodi della seconda stagione di Westworld.

Ora se questa battuta vi coglie di sorpresa, è bene far notare che la restante parte di questo testo risulterà per voi una vasta prateria dove lo spoiler è sempre in agguato.

Nel territorio solo miticamente vergine del Far West che la compagnia Delos ha voluto rappresentare con il suo parco tematico Westworld, le vicende che lo animano riportano in superficie inalterate verità sulla natura umana. La seconda stagione di Westworld risulta effettivamente un’indagine ancor più in profondità del mito di fondazione degli Stati Uniti, dove violenza e istinto si legano all’idea del giudizio universale e della mentalità dell’imminente apocalisse come espressione di un certo tipo di puritanesimo, che ha contraddistinto il suolo americano da i profeti di strada urlanti la fine del mondo a la resa su pellicola del film catastrofico. Nel mondo di Westworld ciò avviene grazie all’unione della distorsione avvenuta nella prima stagione del parco divertimenti, che da luogo di svago per le famiglie, diviene artificio per lo sfogo degli istinti primordiali, e che questa seconda parte della serie televisiva unisce alla destrutturazione dell’emblematica frase del replicante in Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Nella seconda stagione di Westworld i replicanti residenti hanno visto le cose che gli umani riescono ad immaginare e sono ora pronti a far scendere su di loro la punizione divina; in questa ribellione delle macchine dalle forti tinte tematiche del Giudizio Universale, dove a fare le veci dei cavalieri dell’Apocalisse vi sono  la vendicativa Dolores e il riformato Teddy, si sprigiona una linea narrativa ancora più inquietante e cara alla scrittura del vecchio Nolan e della sua prode compagna Lisa Joy : “You are being watched”. Pare ieri sentire pronunciare queste parole a Michael Emerson nell’intro di Person of Interest, di cui Jonathan Nolan era il creatore e sua moglie una delle produttrici, e ora come allora i due si divertono a tingere di inquietudine la nostra quotidianità tanto da portare la parola fidelizzazione del cliente in un mondo costruito per studiare il comportamento umano allo scopo di avere strategie di marketing sempre più efficaci.

In questo gioco di riflessi tra osservatore e osservato, che costituisce la narrazione della seconda stagione di Westworld, non sono più le macchine a voler essere umane ma sono gli stessi uomini che aspirano all’immortalità della robotica, quando si scopre che la stessa idea della creazione di mondi altri è legata alla volontà di sopravvivenza del defunto James Delos che finanzia l’impresa, affinché possa sconfiggere la sua malattia degenerativa, creandosi uno spropositato spazio di memoria per il backup della sua persona.

Westworld si è caratterizzata fin dalla sua prima stagione come una serie televisiva che dona il colpo di scena grazie ad un cambio di prospettiva, in particolar modo nel suo far divergere le linee narrative all’interno di un cambiamento, che più che venire dall’esterno, diventa una scoperta di un ulteriore piano di lettura interno ai suoi personaggi. Emblematico di ciò è stato il finale della scorsa stagione dove è avvenuto lo svelamento che parte di ciò che fino ad allora si era visto scorrere in maniera lineare, episodio dopo episodio, era  in realtà lo sviluppo di due linee temporali differenti: una ambientata nel presente, l’altra nel passato con la conseguente rivelazione che alcuni personaggi erano un’unica persona: William/Uomo in Nero docet.

Ora il cambio prospettico nella seconda stagione di Westworld appare non più in materia di tempo ma di spazio, tant’è che abbiamo potuto ammirare la varietà di altri parchi a tema come il regno di Shogun e un breve scorcio dell’India Britannica. Se infatti la prima stagione era caratterizzata da un labirinto che era metafora di un viaggio interno della memoria verso la presa di coscienza dei residenti di Westworld, ora è una porta che apre verso nuovi mondi che muove l’azione narrativa dei personaggi all’interno del parco divertimenti di proprietà della Delos. Proprio quella porta di cui parlava Akecheta nell’ultimo episodio andato in onda della serie, Kiksuya, ed è proprio lui il protagonista della vicenda narrata la scorsa domenica, in cui la sua presa di coscienza di trovarsi nel mondo sbagliato è raccontata come un percorso quasi opposto a quello di Dolores, che aveva caratterizzato gli episodi della prima stagione . Akecheta intraprende una spedizione esplorativa che lo porta in tutti gli angoli del mondo finzionale che lo avvolge, che egli percorre in lungo e in largo al contrario della residente più longeva di Westworld, la quale era divenuta cosciente attraverso la sua routine, nel ricordo dei suoi atti ripetitivi.

La seconda stagione di Westworld continua dunque a svelare il tessuto socio-culturale su cui poggia le sue radici e di questo mondo occidentale e di quello statunitense in particolare perdura nel rappresentarne tutte le sue angolazioni, quasi a dirci This is America e proprio come nel video di Childish Gambino sono i differenti piani di composizione dell’immagine a rendere la serie così affascinante nel suo non lineare proseguire un racconto ricco di mille sfumature. E forse riesce meglio a far ciò e a svelare la sua struttura, proprio quando fa intravedere sul piccolo schermo la storia di un vero americano, nativo del luogo, come avviene in Kiksuya.

Gli ultimi episodi mancanti alla fine di questa seconda stagione di Westworld sono alle porte e probabilmente sarà proprio una porta quella che si aprirà sull’ignoto della già confermata terza stagione della serie targata HBO.

La prossima settimana saremo un passo più vicini alla meta, questa l’anticipazione:

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