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Soumaila Sacko e le nuove frontiere per i diritti dei lavoratori

di Luca Rasponi

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Le ultime notizie sulle indagini parlano di omicidio per il furto di materiali da una fabbrica abbandonata. Ma Soumaila Sacko era anche un rappresentante sindacale per tanti stranieri che, come lui, sbarcano il lunario lavorando a pochi centesimi l’ora nei campi della Calabria. La sua morte quindi è l’ennesimo segnale inquietante sul fronte dei diritti dei lavoratori e delle condizioni disumane in cui si trovano, nell’Italia del 2018, le persone che ogni giorno fanno arrivare nei supermercati frutta e verdura per le nostre tavole.

Diritti dei lavoratori: Soumaila Sacko

Soumaila Sacko (usb.it)

Mentre c’è chi da esponente delle istituzioni parla di «pacchia» a proposito della condizione degli stranieri in Italia, lo sfruttamento invisibile dei lavoratori non sembra in grado di suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica, se non nei settori più attenti alle fragilità sociali. Ne è un esempio l’associazione Avvocato di strada, che offre patrocinio legale gratuito a persone senza fissa dimora, e non a caso si è occupata a più riprese di vittime del caporalato.

Ma il problema non riguarda solo l’agricoltura, né unicamente i lavoratori stranieri. La logistica è un altro settore di frontiera da questo punto di vista, che poco a poco comincia a guadagnare spazio nel dibattito politico nazionale: è ormai nota – soprattutto dopo l’accordo firmato dieci giorni fa a Bologna – la difficile condizione dei rider, che ha spinto alcuni commentatori a parlare di caporalato digitale.

La precarietà degli addetti alle consegne, in ogni caso, è solo la punta dell’iceberg. Perché il progressivo slittamento verso l’acquisto online privilegia un sistema distributivo – il modello Amazon, per intenderci – del tutto insensibile ai diritti dei lavoratori. In un contesto del genere, diventa decisiva la presenza di un sindacato in grado di rappresentarli nel modo più adeguato al mercato del lavoro contemporaneo.

Il che significa comunque assumersi dei rischi, perché in queste situazioni di estrema precarietà la protesta sindacale può essere la scintilla che fa scoppiare l’incendio. Ne è un esempio la morte di Abd Elsalam nel settembre 2016, che dimostra inequivocabilmente – al di là delle vicende giudiziarie tuttora in corso – come condizioni di lavoro drammatiche generino tensioni in grado di condurre, prima o poi, alle conseguenze più funeste.

Diritti dei lavoratori: Abd Elsalam

Abd Elsalam (usb.it)

Vedere il diritto di sciopero messo in questione era inimmaginabile prima della crisi economica. Che con il suo impatto devastante ha accelerato bruscamente una serie di dinamiche già in atto almeno dall’inizio degli anni duemila: la crescente precarizzazione dei contratti e la progressiva erosione dei diritti dei lavoratori, l’appannamento della rappresentanza tradizionale e la comparsa di nuovi gruppi sociali sulla scena sindacale. Da quest’ultimo punto di vista, in particolare, il 2010 può essere considerato un anno di svolta.

Un anno in cui due eventi simbolo – uno all’inizio e uno alla fine, uno al nord e uno al sud – hanno mostrato come gli stranieri fossero i più esposti sul mercato del lavoro, e quindi i più attivi per i propri diritti. A Brescia, tra ottobre e novembre, va in scena la protesta di sei giovani di varie nazionalità, che rimangono sedici giorni consecutivi su una gru a trenta metri d’altezza per chiedere la concessione del permesso di soggiorno.

Ancora prima, nel mese di gennaio, la calabrese Rosarno era stata teatro di una rivolta dei migranti impiegati nell’agricoltura contro le loro condizioni disumane di vita e lavoro, presto sfociata in una vera e propria guerriglia urbana. L’arresto dei caporali nei mesi successivi alle proteste aveva rivelato la mano della ‘ndrangheta dietro lo sfruttamento, avviando una sensibilizzazione dell’opinione pubblica che avrebbe portato sei anni dopo all’approvazione della legge sul caporalato.

Fin dalla strage di Portella della Ginestra, passando per l’omicidio di Pio La Torre, la criminalità organizzata è stata nemica del lavoro onesto: non è un caso che molti degli episodi di sfruttamento citati siano avvenuti in regioni ad alta densità mafiosa. Ma non bisogna fare l’errore di illudersi che questo problema non riguardi altre parti d’Italia: bastano un distretto agricolo o un centro logistico di una certa rilevanza per imbattersi in situazioni del genere, rivelate da numerosi episodi di cronaca locale.

Quali strumenti ha il cittadino per far fronte a questa situazione? Ovviamente l’informazione, che è sempre il primo passo per acquisire consapevolezza dei problemi. E poi, per passare all’azione, mettere in atto ove possibile scelte di consumo critico in grado di assicurare il controllo della filiera. Privilegiando prodottori locali e negozi di vicinato, che magari costeranno qualche centesimo in più ma possono rappresentare – se autenticamente di fiducia – una garanzia sia per la qualità degli acquisti che per l’equo trattamento dei lavoratori.

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Occupazione e diritti dei lavoratori: un altro spunto per approfondire

Lavorare meno per combattere la disoccupazione e vivere meglio

Playlist

La piazza, la loggia, la gru di Alessio Lega (da Mala Testa, 2013)

Maria tabacchina di Alessio Lega e i Malfattori (da Albumconcerto, 2016)

Abd El Salam di Alessio Lega (inedito, 2017)

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