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Recensione – Tuo, Simon

di Alessio Ottonello

Pubblicato il

Un film di Greg Berlanti, con Nick Robinson, Katherine Langford, Alexandra Shipp, Logan Miller, Jennifer Garner, Josh Duhamel.

«Negli ultimi due anni, sembra quasi che tu abbia vissuto trattenendo il respiro»

Quando io avevo sedici anni non si producevano film come Tuo, Simon, allora le commedie per teenagers erano più del genere American Pie in cui delle diversità ci si prendeva gioco, oppure c’erano i tormenti adolescenziali alla Dawson’s Creek in cui il personaggio gay di contorno c’era, ma viveva nel dramma esistenziale più profondo.

Oltreoceano questa pellicola ha avuto molto successo e creato un piccolo caso proprio per il fatto di mettere l’omosessualità come tema centrale di un prodotto destinato ad un pubblico di teenager, e di farlo nel modo più leggero e sereno possibile.

Il libro e d il titolo originale del film nascondono arguti doppi sensi

Tratto dal romanzo di Becky Albertalli, Non So Chi Sei Ma Io Sono Qui, che in originale ha il titolo molto più spiritoso Simon VS. The Homo Sapiens Agenda, il film parla dei tormenti del protagonista diciassettenne che ha scoperto di essere gay ma non si sente pronto a rivelarlo perché, nonostante non tema difficoltà dalla famiglia o dagli amici, ha paura di come potrebbero percepirlo gli altri.

Complice l’anonimato che garantisce internet, Simon inizia una fitta corrispondenza di email col coetaneo Blue, un ragazzo gay dall’identità misteriosa con cui può confidarsi e intrecciare un rapporto sincero seppure virtuale.

Un giorno però un compagno di scuola impiccione legge le sue mail e minaccia di rivelare il segreto di Simon a tutta la scuola, ciò spingerà il ragazzo a complicarsi la vita e a mettere a repentaglio le amicizie più strette pur di mantenere la stabilità di facciata.

Simon e i suoi migliori amici Leah, Abby e Nick

Vista l’esiguità della trama, le conseguenze degli sforzi di Simon e del suo gruppo di amici hanno il più delle volte esiti esilaranti, come la scena in cui Simon visualizza il suo essere apertamente gay sotto forma di scena musicale con ballo corale, o come quella ancor meglio riuscita in cui immagina i suoi amici confessare ai propri genitori di essere etero, perché chi lo ha detto che fare coming out deve essere una prerogativa omosessuale?!

Greg Berlanti ha sceneggiato e prodotto telefilm per ragazzi (come li chiamavamo una volta) del calibro di Dawson’s Creek, Everwood, Brothers & Sisters, ed attualmente scrive e produce serie TV sui giovani eroi DC per il network CW come Arrow, The Flash e Riverdale.

Garner e Duhamel sono due splendidi genitori

E’ un regista televisivo, e si vede: tutto è bello, corretto e patinato; i genitori di Simon sono interpretati da due quarantacinquenni fighi come Jennifer Garner e Josh Duhamel, che sono tanto perfetti e comprensivi da risultare un po’ legnosi (ma comunque, chi non vorrebbe la Sidney Bristow di Alias come mamma?!).

Nulla da obbiettare invece sulla scelta dei giovani interpreti, a partire dal carino e simpatico protagonista Nick Robinson (visto in Jurassic World), è facile rendersi conto del suo studio sul ruolo per fare in modo che lo spettatore si possa identificare il più possibile in Simon, rendendolo sensibile al punto giusto ma maschile in maniera rassicurante.

A differenza sua, l’altro compagno di scuola apertamente gay si atteggia con mossette e svolazzi da ragazza mancata.

Intorno a Simon vi è la consueta gamma di personaggi da commedia ambientata in un liceo americano: la bella ragazza trasferita di recente da un altro stato che nasconde problemi familiari, l’amica del cuore comprensiva e sempre presente ed il nerd imbranato che combina guai.

Il ventitreenne Nick Robinson è Simon

Per certi aspetti, Tuo, Simon sembra film degli anni ’90 intrappolato nel presente e probabilmente sarebbe andato alla grande anche una ventina d’anni fa, se il mondo fosse stato più aperto mentalmente: la tematica omosessuale è trattata con estrema cautela, non vi sono estremizzazioni e le uniche controversie derivano dalle cattiverie dei compagni rompiscatole; soltanto il protagonista la vive come un dramma anche se intorno a lui vi è un ambiente pienamente inclusivo, a partire dagli amici e dagli insegnanti.

Anche se la leggerezza della storia si limita a farci sorridere, il film è assolutamente godibile perché tenero e imbranato come i personaggi che ci presenta.

Gli perdoniamo anche il fatto di contenere tutti i clichés delle commedie adolescenziali americane: la festa alcolica in casa mentre i genitori sono via, la partita di football, il saggio di fine anno ed il romanticismo da luna park!

L’unica differenza rispetto agli anni d’oro delle “rom-com” è l’invadenza totale dei social network, sotto forma di notifiche e finestre che si fanno largo attraverso ogni tipo di schermo ed influenzano le priorità dei protagonisti (e questo sì che invece è molto realistico).

sì è una gif: si muove se ci clicchi sopra

La parte più interessante della trama resta il mistero sull’identità di Blue e sulle illusioni che Simon si crea ogni volta che vuole convincersi di averlo scovato, finendo per scartare un sacco di possibili candidati: i due ragazzi non si conoscono, si scrivono soltanto, ma la sensibilità e la sincerità che filtra dallo scambio di e-mail fa innamorare Simon del misterioso anonimo.

L’adolescente si permette di essere apertamente sé stesso e di gioire della propria rinnovata normalità, avendo trovato il proprio posto in mezzo agli altri, solo dopo aver rivelato più o meno volontariamente il proprio segreto.

L’atteso happy ending è un momento dolcissimo, che concede una carica normalizzante a tutta la vicenda e al suo protagonista che, dal proprio punto di vista immaturo, per 100 minuti di film ha vissuto come tabù un qualcosa che per la società un tabù ormai non lo è più.


Call me by your nickname

In Europa, per via di una diversa sensibilità culturale, abbiamo altri modi per mettere in scena la presa di coscienza: si può fare tranquillamente un confronto diretto col più raffinato Chiamami Col Tuo Nome del nostro Luca Guadagnino.

Ma Tuo, Simon, sebbene in sostanza sia un filmetto per adolescenti, quindi non esattamente un manifesto per i diritti LGBT, ha il grande pregio di essere destinato ai più giovani e non tratta più il gay alla stregua di un freak, ma lo rende un protagonista in ci si può finalmente identificare.

Come recita il poster di Tuo, Simon: ognuno merita una grande storia d’amore!

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