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Killing Eve Recensione ad un passo dalla fine

di Elisa Tomasi

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Killing Eve recensione ad un passo dalla fine è l’articolo guida che da buon sherpa vi porterà fino alla soglia del finale di stagione di quella che è stata una serie televisiva che ben ha saputo sfruttare la sua premessa ad ambientazione spionistica per tingersi di intrattenenti sfumature di umorismo nero e allettanti sottotesti tra chi fugge e chi insegue e la loro ossessione gli uni per gli altri.

Killing Eve recensione ad un passo dalla fine diviene quindi come titolo una gigantesca insegna SPOILER ALERT, un’icona all’immenso e continuo spoglio di quello che finora è andato in onda della serie televisiva targata BBC America che in questo testo viene ad essere scrutinato.

Quindi uomo avvisato mezzo spoiler salvato.

Come già cantava Adele tempo addietro Rumor Has It e come soprattutto ha scritto Luca nel suo articolo la seconda stagione di Killing Eve è ormai non solo un vociferare ma una conferma del 2019 per il palinsesto dell’emittente anglo-americana, con questa premessa alla sua continuità la serie tv di BBC America può tranquillamente giungere alla fine della sua prima tappa nel racconto del complicato ed estremamente affascinate rapporto d’amore ed odio tra Villanelle e Eve. Inoltre noi possiamo comodamente sprofondare nei nostri divani con la fastidiosa consapevolezza che l’ultimo episodio di questa stagione che potremmo assaporare la prossima domenica non ci donerà altro che un indizio sulla conformazione di questa oscura presenza che dall’inizio della serie aleggia sull’operare psicopatico di Villanelle e dei suoi assassinii su commissione, dei famigerati “Dodici” non ci rimarrà che qualche traccia, che God, I’m Tired seminerà per i suoi 40 minuti circa di trasmissione per poi lasciarci a bocca asciutta fino all’arrivo della seconda stagione.

Questa assoluta certezza di finale aperto tramandata nel tempo dall’assidua frequentazione da parte nostra come consumatori seriali di prodotti culturali, che si disperdono sulle miglia della trama orizzontale di un arco narrativo potenzialmente infinito di una serie televisiva; ecco questa consapevolezza non affievolisce di certo la passione con la quale osserviamo lo svolgersi delle vicende dei personaggi che vengono ad animare questi costrutti infernali nel loro non trovare mai risoluzione. Quindi anche se non avremmo tutte le risposte ai nostri quesiti in God, I’m Tired la sua visione si preannuncia altamente intrattenente soprattutto in virtù della rivelazione finale avvenuta negli ultimi minuti dell’episodio precedente I Don’t Want To Be Free. Nell’episodio si è infatti in parte confermata una tesi avanzata da Villanelle nel suo incontro-scontro con Eve avvenuto qualche puntata prima in I Have A Thing About Bathrooms, in cui di fronte ad una tavola miseramente imbandita con una meat pie riscaldata al microonde, la cenetta terribilmente romantica che si è svolta ha portato la nostra simpaticamente psicopatica assassina a confidare ad una pietrificata Eve che a suo parere le persone a capo delle loro rispettive operazioni erano le medesime. Avviene così che la scorsa domenica I Don’t Want To Be Free si concludeva con lo svelamento che effettivamente zia Petunia l’agente Carolyn Martens a capo della cellula operativa di Eve sia una serpe in seno.

Killing Eve recensione ad un passo dalla fine non è solo un ricapitolare gli eventi che hanno portato lo sviluppo della trama fino a questo punto di non ritorno che sarà pienamente accresciuto nell’ultimo atto finale di questa stagione, la volontà premessa in questo titolo è anche quella di analizzare quello che ha reso questa serie televisiva un prodotto degno di essere stato assaporato settimana dopo settimana.

Killing Eve non è solo il suo intreccio spionistico ma un testo che racchiude in sé istanze differenti che poggiano sul variegato mondo di personaggi, in maggioranza al femminile, che abitano il suo universo. Grazie alla portata di questi la serie ha potuto trovare la sua linfa vitale costituita da situazioni paradossali e macabramente divertenti, trovando anche nei suoi momenti propriamente tragici la vena di un umorismo nero che, come avviene in Sorry Baby alla morte di Bill, il collega di Eve, riporta il lutto della perdita alla constatazione pietosa dell’essere morto a 61 anni in discoteca.

Sempre dovuto al lavoro di una buona strutturazione dei personaggi su cui poggiare solide fondamenta si deve lo spostamento del piano narrativo da uno schematico assassinio ad episodio su diverse location europee nelle prime puntate ad un’organizzazione della fuga-inseguimento che si infittisce in situazioni sempre più complesse e ricche di danni collaterali che aggiungono sfumature e soprattutto nuove linee narrative da percorrere. In questo ad esempio viene la rovinosa avventura nella campagna inglese del burocrate segreto del MI5 nonché talpa infiltrata dei “Dodici” : l’odioso singhiozzante Frank e la sua triste fine in I Have A Thing About Bathrooms. Rimanendo sul tema poco caro a Frank che la subisce e per cui invece Villanelle ha una sua particolare predilezione: la castrazione, è interessante notare come questa venga trattata visivamente con umorismo fine dall’apparizione di sfregolanti salsicce in padella o assaporate con gusto in varie puntate.

Altro tratto essenziale che questo Killing Eve recensione ad un passo dalla fine non può tralasciare è evidenziare come la serie sembra mettere in guardia dagli uomini coi baffi e la loro passione per i nomignoli sdolcinati, nell’universo di Killing Eve pare che questi non possano fare a meno di rivolgersi a quelle che considerano le loro donne con esclamazioni del tipo “honeybun”, “pumpkin”, queste prelibatezze culinarie diventano associate alle loro amate potenziali pretesti per un’eliminazione letale di chi le pronuncia.

Nell’attesa dunque di ulteriori insegnamenti di vita psicotica e psicopatica dall’universo di Killing Eve non dimentichiamo un altro punto saldo nel suo mondo: una ex va sempre uccisa due volte o almeno quando le si passa sopra con l’auto bisogna avere l’accortezza di esaminare bene che il risultato sia definitivo se no tocca farsi incarcerare in Russia per finire il lavoro con i mezzi a disposizione in una prigione russa. Nel frattempo che assimiliamo queste massime e aspettiamo i loro possibili aggiornamenti qui in basso trovate il promo sincopato e schizzato dell’ultimo episodio di Killing Eve, da cui si evince, nel suo non far capire una mazza, che quello che ci attende è un gran bel casino.

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