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Oblivion Song: dov’è finita la vena narrativa di Kirkman?

di Enrico Cantarelli

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Oblivion SongC’è una domanda che mi faccio da un po’ di tempo a questa parte: dov’è finita la vena narrativa di Robert Kirkman? La questione mi si è posta dopo aver letto l’ultimo numero di The Walking Dead (il 28 in Italia) e dopo aver abbandonato a metà l’ottava stagione della serie tv, che si sta da tempo trascinando stancamente verso un non ben precisato futuro. Consapevole di queste premesse, ho acquistato Oblivion Song nella speranza che il trend negativo delle produzioni Kirkman si invertisse.

Comincio col dire che purtroppo con questo fumetto non è stato così. Oblivion Song è una serie che ha evidenti potenzialità, ma mette in luce anche una serie di difetti palesi. La casa editrice Saldapress ha puntato su Kirkman perché TWD ha avuto, almeno fino all’epilogo del filone narrativo di Negan, uno sviluppo complesso e molto ben scritto. Quando Discorsivo ne ha parlato a suo tempo la serie tv e la serie a fumetti aveva un pubblico in rapida crescita, mentre oggi gli spettatori televisivi si sono drasticamente dimezzati.

Oblivion SongOblivion Song parla di una catastrofe che ha colpito Philadelphia, causando migliaia di vittime: in sostanza una gran parte della città è stata spazzata via dalla comparsa di una sorta di dimensione parallela, che si è sovrapposta alla nostra realtà. Molte spedizioni di salvataggio hanno tratto in salvo i sopravvissuti che si trovavano nella dimensione aliena, ma altri esseri umani sono ancora dispersi in questo luogo chiamato Oblivion, popolato da mostri selvaggi che hanno il solo istinto ferino di nutrirsi.

Oblivion SongIl protagonista della storia si chiama Nathan, è uno scienziato che ha sviluppato la tecnologia che permette agli umani di teleportarsi a Oblivion e sa anche usare molto bene le armi. È uno dei pochi che cerca ancora di salvare i dispersi, anche perché suo fratello è uno di questi. Nonostante egli metta in pericolo la sua vita per riportare indietro la gente scomparsa, il governo decide di chiudere il programma di salvataggio perché troppo oneroso.

La nota positiva che mi sento di sottolineare subito è la presenza di due italiani alla resa grafica di Oblivion Song. Lorenzo De Felici ai disegni e Annalisa Leoni ai colori formano una coppia che funziona soprattutto nella raffigurazione del mondo di Oblivion e delle sue spaventose creature.

Linee curve e inquadrature spesso diagonali caratterizzano la nuova dimensione, ricca di forme di vita aliene dalla morfologia complessa vagamente accostabile agli incubi di Lovecraft. Lo stile di De Felici sulle figure umane è un po’ grezzo e caotico, non uno dei miei preferiti, una questione di gusti. Le tinte violacee, verdi o cremisi segnano Oblivion come un luogo caldo, pieno di vita, a differenza dei toni grigi o azzurrognoli asettici della nostra realtà.

Oblivion SongPurtroppo se a livello grafico il risultato è comunque soddisfacente, la sceneggiatura di Oblivion Song in molti punti è come un colabrodo. Kirkman racconta gli eventi salienti del fumetto come se si trattasse di una storiella per adolescenti, senza approfondire temi principali o importanti snodi narrativi. Lo sviluppo della trama scivola via senza sussulti o colpi di scena, caratteristiche che impregnano TWD. Il primo volume di questa nuova serie si legge velocemente, ma non lascia nessun tipo di emozione o di impatto.

Le argomentazioni di Kirkman inoltre sono poco credibili. Non è molto logico che il governo rinunci a salvare i dispersi perché una volta ritornati nella loro dimensione manifestano segni di stress e faticano ad riadattarsi alla vita quotidiana. Così come ha poco senso che i sopravvissuti di Oblivion godano nel vivere tra creature che hanno il solo desiderio di divorarli. L’autore vuole porre in risalto il fatto che gli umani che vivono nella dimensione aliena preferiscano restare lì. Hanno costruito una loro piccola civiltà, lontani dai problemi e dalle meschinità della vita contemporanea: è lecito che non vogliano essere salvati. Ma il concetto viene reso in maniera goffa e grottesca, con frasi che rasentano l’assurdo.

Oblivion SongQuesto ci porta alla valutazione dei personaggi di Oblivion Song, il tasto più dolente dell’intero fumetto. Se la storia non è particolarmente entusiasmante, si può colmare qualche lacuna con buoni personaggi, del tipo di Rick, Andrea o Negan. Il confronto con TWD ritorna prepotente perché in Oblivion Song i protagonisti e i comprimari hanno lo spessore di un foglio di carta. Non c’è alcuna indagine psicologica, nessuna sfaccettatura o caratterizzazione e le motivazioni dei personaggi sono banali e non lasciano spazio a riflessioni profonde.

Uno spiraglio di curiosità lo lascia la frase iniziale del fumetto: «La brezza, le creature in lontananza, gli insetti…tutto questo si fondeva insieme. Un suono che non avevo mai sentito prima…era una specie di musica.» La canzone del titolo potrebbe essere l’unico motivo di interesse in un lettore che decida di proseguire con Oblivion Song. Troppo poco per l’acclamato autore della migliore storia a fumetti di zombi in circolazione.

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