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IN ALTO A SINISTRA di Erri De Luca

di Eleonora Cecchini

Pubblicato il

Una storia di storie.

In alto a sinistra è una raccolta di dodici brevi racconti legati tra loro.

Le storie di questo libro stanno nel perimetro di quattro cantoni: un’età giovane e stretta, di preludio al fuoco; una città flegrea e meridionale; la materia di qualche libro sacro; gli anni di madrevita operaia di uno che nacque in borghesia. […] L’ultima storia rammenta un’antica uscita di emergenza: in alto a sinistra. (Erri De Luca)

Ogni storia è particolarmente intensa ma sono due quelle che mi hanno colpito maggiormente, Il pannello e In alto  sinistra, che sono l’una la conclusione dell’altra.

La prima storia, Il pannello, narra di una bravata di sedicenni al secondo anno del liceo classico.

Un giorno, due ragazzi decidono di svitare il pannello della cattedra per poter guardare le gambe della giovane supplente. Inizialmente, la docente non se ne accorge; ma quando percepisce una certa insistenza di sguardi, intuisce la malefatta e se ne va, arrossendo. Da lì, il putiferio: tutti, a partire dal preside, rimproverano aspramente la classe. I professori minacciano di sospendere l’intera classe se non verranno rivelati i nomi dei responsabili. I compagni decidono, omertosamente, di non rivelare i colpevoli. Pian piano, l’omertà si trasforma in solidarietà: la colpa è comune, la pena sproporzionata al delitto.

La classe si oppone ai docenti e nessuno rivela niente.

Poiché la situazione non si sblocca, interviene il professore più anziano, quello di latino e greco. Un giorno, entra in classe ma non fa lezione: si spoglia dell’abito di docente e parla come un uomo ad altri uomini. Non racconta una qualche storia: il suo discorso è una lezione di vita, che riflette le preoccupazioni di un’epoca (quella precedente al Sessantotto) destinata a finire. Partendo dalla distinzione tra omertà e solidarietà, intuisce che dietro quell’accanimento collegiale ci sia una guerra aperta tra docenti e studenti. Ma attenzione: Noi – dice il professore –  ci stiamo difendendo da voi, voi da noi: così le aule diventeranno campi di battaglia, vincerà il più forte, ma la scuola sarà finita.’  E altrove: ‘Il vostro serrare i ranghi è il gesto più duro da intendere per uno come me che pensava di stare in una classe e si ritrova in una barricata’.

È interessante con quale lucidità un docente ormai anziano si stia rendendo conto del cambiamento in atto.

Ritiene che la scuola finirà per colpa di persone come loro. Che trasformano l’omertà in solidarietà. Che pretendono rispetto quando sono i primi a non darlo. E che si sentono giudicati, quando sono i primi a giudicare.

Questa storia ci invita a riflettere sul cambiamento generazionale, sulla scuola, sulla società di oggi. Il mondo è cambiato e tutt’oggi cambia, sotto i nostri occhi. In meglio? In peggio?

La risposta dell’autore giunge, puntuale, nell’ultima storia, In alto a sinistra.

La storia narra di un figlio che assiste il padre nella lotta contro il cancro.

Il testo è pervaso da dolcezza fin dalle prime righe, in cui si apprende che il figlio, quasi ogni notte, gioca a bridge con padre per fargli passare in sordina i dolori lancinanti della malattia. La situazione precipita: il padre prova a debellare il tumore alle ossa con cure sperimentali ma i risultati sono poco soddisfacenti e, come effetto collaterale, il corpo rimane paralizzato dal bacino in giù.

Nelle loro continue chiacchierate, padre e figlio parlano spesso di libri. Il figlio disprezza la letteratura contemporanea. ‘Mi irrita nei contemporanei quello che apprezzo negli antichi, la leggerezza che fa da spinta a leggere. Ho un quaderno su cui ricopio le frasi che mi hanno fatto scattare, che mi hanno fatto voltare indietro e forzare le cose risapute da una diversa breccia. […] Così divento contemporaneo delle pagine amate e non dei miei anni’. Ma il padre risponde che ‘Si può stare solo nel tempo assegnato e la tua antologia deve aiutare ad abitarlo’.

Non si può vivere nel passato: il presente, per quanto possa non piacerci, è il NOSTRO tempo. Pertanto, è inutile rinvangare il passato o credere utopisticamente che altrove ci sia stata una famigerata età dell’oro. L’unica storia degna di essere vissuta è la nostra, hic et nunc. CARPE DIEM, cogli l’attimo, perché la vita è un dono ed è l’unica che abbiamo. ‘Allora, uscendo di casa al mattino per andare al cantiere, metterai le spalle a nord e vedrai spuntare quel giorno dietro le case, il profilo dei campi, dietro il recinto, a est, in alto a sinistra.’

 

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