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La vita immortale di Henrietta Lacks

di Erika Biggio

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Avete mai sentito parlare delle cellule HeLa? È l’agglomerato cellulare più importante della storia scientifica umana, il perno di un giro di affari multi milionario ed il centro pulsante de “La vita immortale di Henrietta Lacks“. Questo libro è sia una biografia che un trattato scientifico e ci racconta di come una povera donna dell’America rurale degli anni 50, priva praticamente della più basilare istruzione scolastica, una donna che sposò il cugino ed ebbe una figlia internata per una malattia mentale, sia diventata senza nemmeno saperlo, la donatrice del più importante mezzo di ricerca scientifica del secolo.

Le cellule HeLa sono infatti cellule immortali, prelevate ad Henrietta quando sviluppò un cancro alla cervice uterina che la portò alla tomba in meno di un anno; queste cellule sono state  commercializzate senza che né Henrietta né la sua famiglia lo sapessero: ad oggi i suoi discendenti vivono ancora tra gli americani più emarginati, senza nemmeno poter godere dell’assicurazione sanitaria, mentre altro materiale genetico veniva loro prelevato senza consenso ed informazioni.

Questa vicenda apre moltissimi quesiti sulla ricerca scientifica, sulla bioetica, e sulla storia stessa della medicina applicata alle minoranze ed agli strati più deboli della popolazione. Le cellule HeLa sono state fondamentali per risolvere alcuni grandi problemi dell’umanità, primo tra tutti il vaccino della poliomelite, ed hanno anche aiutato il pubblico a generare una maggiore consapevolezza sui movimenti della ricerca, sui meccanismi dello studio sui tessuti umani e sui diritti dei donatori.

Henrietta infatti all’epoca non era stata informata del fatto che le sue cellule, prelevate a fini diagnostici, avrebbero potuto essere utilizzate per la ricerca scientifica: nonostante la giustizia americana abbia sancito che il donatore non ha diritto ad alcun risarcimento pecuniaria qualora i suoi tessuti generino un guadagno, si è perlomeno affermato il diritto al consenso informato del paziente, che deve quindi formalmente acconsentire all’utilizzo degli “scarti” del suo corpo per la ricerca scientifica.

È incredibile pensare come, a quasi settant’anni dalla sua morte, un enorme numero di cellule di Henrietta siano ancora vive e vegete, sparse in ogni angolo del mondo: addirittura furono usate per test atomici e mandate nello spazio. Alcuni scienziati hanno proposto perfino di classificarle come  specie a sé stante, viste le differenze tra il loro DNA e quello umano, causate dall’interazione con il Papilloma Virus che aveva provocato il cancro alla cervice uterina di Henrietta. Queste differenze permettono a queste cellule di riprodursi all’infinito e di sopravvivere anche in ambienti non controllati per un certo periodo di tempo, rendendole quindi perfette per la sperimentazione scientifica.

 

La bravura dell’autrice, Rebecca Skloot, è stata proprio nel coniugare il racconto di una storia scientifica affascinante come quella delle cellule HeLa e la storia personale di Henrietta e dei suoi discendenti, mostrandoci come la scienza superi sempre in velocità la morale umana, e come una famiglia poco scolarizzata e proveniente da una minoranza, come quella di Henrietta, ancora pochissimi anni fa fosse trattata come se fosse di seconda classe. Per fortuna ad oggi due membri della famiglia fanno parte del comitato che decide l’utilizzo delle cellule HeLa, garantendo così una sorta di consenso postumo ad Henrietta, e pace mentale alla sua famiglia.


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