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Gli arcanoidi di Maicol&Mirco: forme geometriche nel buio che ci accompagna

di Luca Rasponi

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Gli arcanoidi / copertinaChi sono gli arcanoidi? Il misterioso popolo alieno protagonista dell’omonimo graphic novel appena pubblicato da Coconino, che l’autore Maicol&Mirco ha presentato ieri a Bologna insieme a Giuseppe Palumbo.

Di cosa ci parlano gli arcanoidi? Naturalmente di noi. E del modo in cui le circostanze più difficili ci spingono a tirare fuori il nostro lato peggiore, a ripiombare in quello “stato di natura” che il filosofo Thomas Hobbes ha perfettamente sintetizzato nella celebre massima homo homini lupus.

«Gli arcanoidi nascono per il manifesto dell’edizione 2009 di BilBolBul» spiega l’autore. «Un lavoro per cui ho realizzato così tante bozze da affezionarmi ai personaggi fino al punto di voler creare una storia con loro. Così ho cominciato a raccontare una vicenda come quelle costruite dai bambini, con i personaggi ma senza un’idea iniziale di trama. L’intreccio si è sviluppato da sé con la pubblicazione di una pagina al giorno sul web: mi sono divertito molto, a partire da una situazione di calma, ad agitare le acque fino alla mareggiata finale».

Gli arcanoidi / BilBolBul 2009Un crescendo di tensione, quello orchestrato da Maicol&Mirco, che per certi versi riporta alla mente Ghirlanda di Kramsky e Mattotti, che seppur diversissimo da tanti punti di vista, affronta anch’esso il tema dei mutamenti sociali dettati dalla paura.

Da semplice gruppo, infatti, gli arcanoidi diventano popolo sulla spinta dell’odio verso un nemico esterno: un messaggio più che mai attuale, negli anni dei populismi xenofobi a tutte le latitudini. Ma dove nasce quest’odio? Prima di tutto dalla perdita di qualcosa, dalla sofferenza che si fa diffidenza e quindi paura, dell’incapacità di fidarsi di colui che fino a poco tempo prima si considerava un amico.

Protagonista della vicenda è lo sventurato Cervello – a detta dell’autore il nome è casuale, al pari degli altri – che si porta dietro tutti i limiti dell’azione di un essere umano, nonostante sia uno strano essere sferico di colore blu. Quando i suoi amici arcanoidi cominciano a morire uno dopo l’altro, infatti, Cervello si fa diffidente e sospettoso verso i superstiti, addossando loro la colpa dell’accaduto.

La paranoia in cui piomba a seguito della disperazione per la perdita dei suoi amici più cari lo porta persino a macchiarsi in prima persona di un delitto, accorgendosi solo a posteriori dell’errore commesso. Ma il mutamento, ormai irreversibile, porta a un finale aperto… con vista sullo strapiombo nel quale rischiamo di precipitare tutti quanti.

Gli arcanoidi / Bologna«Un episodio dei Barbapapà girato da Lars von Trier» sintetizza alla perfezione la quarta di copertina. E se in effetti la trama ricorda molto da vicino film come Dogville, anche dal punto di vista grafico questo lavoro è spiazzante, orginale, comunque non convenzionale.

Come sa bene chi segue Maicol&Mirco, autore anche di due volumi pubblicati da Bao, la raffigurazione di personaggi e scenari è minimale, quasi stilizzata. A questa geometrica essenzialità fa da complemento la colorazione fortemente satura ed evidentemente digitale, che può trasmettere inizialmente un senso di distacco e freddezza.

Ma la capacità dell’autore di ridurre la narrazione e la raffigurazione ai minimi termini del significato, che diventa quindi subito evidente, è uno dei punti di forza e maggior interesse del lavoro di Maicol&Mirco, o quanto meno quello che lo caratterizza di più. Una caratteristica qui ulteriormente rafforzata dalla totale assenza di balloon, completamente rimpiazzati dalle didascalie.

Gli arcanoidi / Presentazione«Il mio obiettivo è raccontare il più possibile con il meno possibile, da cui anche il nome “arcanoidi” che rimanda alla semplicità antica dei disegni infantili» spiega l’autore. «Lo sfondo ricorda il tavolo di casa, scenario di tante avventure immaginarie di quando eravamo bambini, mentre la scelta puntare su personaggi iconici consente una maggior identificazione da parte del lettore, portato a riempire gli spazi vuoti con la sua immaginazione».

Questo chiaramente si riflette sul significato simbolico dell’opera, che come spesso accade non è immediato né univoco. Di certo, nell’epopea degli arcanoidi e nella discesa agli inferi di Cervello possiamo leggere tutte le fasi di un’elaborazione del lutto finita male, che intersecata con le paure della contemporaneità produce un mix esplosivo di errori e sospetti, un meccanismo che si autoalimenta a livello individuale e sociale fino alle estreme conseguenze.

«In tempi caratterizzati dallo sguardo fisso verso il nemico, dalla diffidenza verso l’altro e dalla paranoia – osserva Giuseppe Palumbo – libri come questo hanno il merito di portare il dubbio, la sfida di un cambio di sguardo. Come in Flatlandia di Edwin Abbott, siamo invitati ad adottare un punto di vista per poi cambiarlo inaspettatamente nel corso della narrazione».

E allora dobbiamo seguire gli arcanoidi fino in fondo, per scoprire se il destino di queste «forme geometriche nel buio che ci accompagna» è anche il nostro. Ma attenzione, perché più avanti «ci si sbrana | Inferno e Nirvana | il primo brucia il mondo se il secondo si allontana». Come a dire: Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.

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