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Addio a Mondonico! Il “Mondo” amato da tutti

di Francesco Sbordone

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mondonico

foto: velvetnews

 

Muore a 71 anni, Emiliano Mondonico. L’ex allenatore ci lascia dopo una lunga battaglia contro un tumore. Il mondo del calcio piange uno degli uomini piú veri e sinceri.

Emiliano Mondonico, una vita per il calcio

Mondonico era un allenatore da provincia, anzi un allenatore da outsider. Il “Mondo” non era un provinciale ma uno che ha fatto grandi, squadre destinate all’oblio. Decenni in giro per l’Italia, da Nord a Sud, alla ricerca di successi e gioie da regalare agli amanti del calcio.

Da calciatore poche gioie, in giro con le maglie di Cremonese, Torino, Monza, Atalanta e ancora Cremonese. Toglie la divisa da gioco e indossa quella da tecnico. Seduto in panchina ottiene tutto quello che non ha ottenuto da giocatore. Nel 1984 riporta la Cremonese dopo 54 anni in Serie A, nel 1988 fa salire l’Atalanta ed è protagonista di una straordinaria corsa fino alle semifinali di Coppa delle Coppe col Malines. La partita di Bergamo, una sconfitta per 2-1, è rimasta scolpita nella memoria dei tifosi nerazzurri.

Bergamo e poi Torino. Dopo la cittá lombarda, tocca a quella piemontese ospitare Mondonico. A Torino, sponda granata,  vive un’esaltante esperienza. Episodio eclatante col Toro, la sera della finale Uefa del Torino ad Amsterdam. In segno di protesta verso l’arbitro, Mondonico si alza in piedi e alza sulla propria testa la sedia. Nell’immaginario collettivo quel gesto è diventato il simbolo di chi non sopportava le ingiustizie.

Dopo Torino, Atalanta un’altra volta, dal 1994 al 1998 ma poi si spinge verso Sud, alla guida di Napoli e Cosenza, poi la Fiorentina, i cugini di campagna dei bergamaschi (l’AlbinoLeffe), ancora la Cremonese, prima di chiudere col Novara, l’ultima squadra allenata quando la malattia si era già manifestata .

Nel 2012 lascia definitivamente il calcio professionistico, non il calcio, quello ruspante che non aveva mai dimenticato. Era un testimonial del Csi e dei suoi valori di lealtà sportiva e rispetto del prossimo; allenava i ragazzi delle medie di Rivolta, gli ex alcolisti e degli ex tossicodipendenti. E faceva il commentatore in tv, con passione e competenza.

La malattia di Mondonico

Emiliano Mondonico era il simbolo di un calcio puro e semplice, del calcio pane e salame. Genuino e sanguigno ed é proprio cosí che il “Mondo” ha affrontato questa tremenda malattia.  Generoso, ribelle, spiazzante, mai banale. Tanti gli episodi che descrivono al meglio il carattere di Mondonico. Da giocatore, si faceva squalificare apposta per non perdere il concerto dei Rolling Stones al Palalido di Milano. I Rolling Stones ma anche i Beatles, il Mondo aveva sperato fino all’ultimo di seguire a Liverpool l’amata Atalanta che lo scorso dicembre ha umiliato l’Everton.

Una malattia che si é presentata qualche anno fa e dopo la prima operazione, decine di granata si ritrovarono al Filadelfia, che era ancora un rudere, alzando una sedia… A Firenze, poi, gli hanno dedicato una via. Amatissimo, oltre i colori della maglia.

Ha lottato Mondonico come faceva da giocatore e da allenatore: “Ci sono trenta possibilità su cento che la Bestia ritorni”, aveva detto qualche mese fa pensando al controllo di febbraio. Dopo quattro interventi, l’asportazione di una massa tumorale di sei chili, di un rene, di un pezzo di intestino, aspettava la Bestia con il solito coraggio. “Il calcio mi dà la forza per continuare la sfida”.

Emiliano Mondonico ci lascia a 71 anni, compiuti appena 20 giorni fa.

fonte: Gazzetta dello Sport

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