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Politiche 2018: nessuna maggioranza. Scenari di governo possibili

di Stefania Pipitone

Pubblicato il

Nessuna maggioranza

Governo È già passata una settimana da quando, armati di senso civico, ci siamo recati alle urne per scegliere a chi affidare la guida del governo per i prossimi 5 anni e, sebbene diverse forze politiche si dichiarino vincitrici, nessuna coalizione e nessun partito, da soli, ha i numeri per governare.

Niente di nuovo rispetto alle precedenti elezioni, quando con il 29,55% il centrosinistra staccava dello 0,37% la coalizione di centrodestra, lasciando dietro il Movimento 5 stelle con il 25,56%.

Nessun vincitore neppure questa volta, ma il quadro politico è cambiato: a perdere la maggior parte dei consensi è il PD, che non raggiunge neppure il 20%, mentre recupera terreno il centrodestra che, con quasi il 36% di voti, rivendica la guida del governo. Indiscutibile, d’altra parte, la vittoria dei pentastellati che, con oltre il 32%, si affermano come prima forza politica del Paese.

GovernoDue vincitori, dunque, M5s e Lega (vera forza trainante della coalizione di centrodestra con il 17% dei consensi), ma nessuna maggioranza. In più va aggiunto che il PD, pur avendo perso terreno, con il suo 18,7%, potrebbe fare da ago della bilancia scegliendo di schierarsi col centrodestra (mandando così i 5 stelle all’opposizione) o con il Movimento 5 stelle (estromettendo la coalizione vincente dal governo). Ma c’è anche la possibilità che i grillini aprano ad altre forze politiche: alla Lega per esempio, con la quale sembra condividere diversi punti del suo programma. Ipotesi quest’ultima non così improbabile se è vero che il PD ha dichiarato di voler restare all’opposizione.

 

Verso la XVIII Legislatura

Ma andiamo per gradi. Vediamo, passo per passo, cosa succederà nei prossimi giorni.

Attualmente è ancora in carica il governo Gentiloni. I seggi sono stati assegnati, ma bisognerà attendere il 19 marzo perché si insedino i nuovi parlamentari.

Governo A Montecitorio 260 seggi andranno al centrodestra, di questi 109 sono stati assegnati con l’uninominale, i restanti 151 verranno ripartiti in proporzione tra Lega (73), Forza Italia (59) e Fratelli d’Italia (19); i deputati 5 stelle, tra eletti con l’uninominale e col proporzionale, saranno 221; il centrosinistra, infine, avrà 112 seggi nel complesso, 86 dei quali conquistati col proporzionale dal PD.

A Palazzo Madama, invece, i senatori di centrodestra saranno 135, quelli pentastellati 112 e quelli di centrosinistra 57. Anche qui, guardando al solo proporzionale, il Movimento 5 stelle si afferma come primo partito con 68 seggi, seguito da PD (43), Lega (37), Forza Italia (33), Fratelli d’Italia (7) e Liberi e Uguali (4).

 

Le presidenze di Camera e Senato

Governo Una volta che i parlamentari si saranno insediati inizieranno i giochi. Sarà con le votazioni per le presidenze della Camera e del Senato, previste per il prossimo 23 marzo, infatti, che gli schieramenti politici inizieranno a contrattare per trovare un punto di convergenza: potrebbe essere questo il punto di partenza del dialogo tra i partiti che potrà farci scorgere qualche segnale sul governo che andrà a formarsi.

Centrodestra e M5s rivendicano entrambi una delle due presidenze, il primo come coalizione vincente e il secondo come prima forza politica del Paese. Ciononostante sia Salvini, leader del partito di maggioranza della coalizione di centrodestra, che Di Maio hanno dichiarato di essere aperti al confronto e il leader della Lega sembra non avere nulla in contrario sull’affidare la guida di una delle due Camere ai 5 stelle. Forza Italia sembra invece protendere verso il PD, «componente più orientata a sostenere, esplicitamente o implicitamente, programma e governo di centro destra» secondo Brunetta.

Il PD dal canto suo sembra appoggiare la logica secondo cui, in qualità di forza di opposizione, una delle due poltrone spetterebbe proprio a loro.

 

Scenari vari ed eventuali. Ipotesi di governo

Se con questa mossa il PD sancisse definitivamente la sua posizione di voler restare all’opposizione la guida del governo andrebbe al M5s o al centrodestra, che però sarebbero obbligati a convergere gli uni sugli altri.

È questo uno degli scenari possibili, ma non è così facile. Bisognerebbe capire chi è disposto ad appoggiare chi.

 

  • Governo M5s – Lega

GovernoAll’indomani delle elezioni, l’Italia è apparsa spezzata in due con la vittoria della Lega al Nord e quella dei 5 stelle al Sud (con un cappotto in Sicilia, dove il Movimento ha conquistato 28 seggi su 28).

Lega e Movimento 5 stelle sembrerebbero, quindi, i due partiti che dividono l’Italia, ma allo stesso tempo appaiono come i due partiti in grado di unire la penisola nelle rivendicazioni comuni. Se è vero, infatti, che su fisco e welfare i due partiti sono in disaccordo, ci sono diversi punti che accomunano i due programmi elettorali. Al di là della comune ostilità contro l’establishment dei vecchi partiti che, a dire di entrambi, avrebbe penalizzato i partiti di governo, Di Maio e Salvini sembrano condividere:

  • La posizione euroscettica (ed è il motivo per cui l’Ue potrebbe non essere contenta di una simile alleanza): entrambi i partiti in campagna elettorale hanno parlato di abbattimento del vincolo europeo del 3% sul rapporto deficit/PIL.
  • Le pensioni: sia M5s che Lega hanno parlato di riforma pensionistica e di abolizione della Legge Fornero.
  • Comune posizione contro il Jobs Act: la Lega l’ha appellato come una riforma che ha azzerato i diritti dei lavoratori; i 5 stelle hanno parlato di ripristinare l’art.18.
  • L’immigrazione: la Lega dedica 3 pagine del suo programma al tema, facendo leva sul potenziamento dei CIE (Centri d’Identificazione ed Espulsione) e su potenziali accordi con la Libia per frenare i flussi; il M5s parla invece di business dell’immigrazione e suggerisce una ripartizione equa delle responsabilità con l’Europa.

Va detto, però, che questa alleanza rischia di danneggiare sia il Movimento (che perderebbero tanti voti), sia il leader della Lega (che comprometterebbe il suo ruolo di guida all’interno della coalizione di centrodestra).

 

  • Governo M5s – PD post Renzi

I programmi elettorali di PD e M5s non sembrano avere punti in comune, a cominciare dalla posizione filoeuropeista del primo e quella euroscettica del secondo.

Diversi esponenti del PD, tuttavia, hanno dichiarato di essere pronti ad aprire un dialogo con il Movimento, probabilmente per evitare la totale disgregazione del partito e l’emarginazione totale della sinistra.

Una tale alleanza, fornendo ai pentastellati la possibilità di entrare in azione, potrebbe far guadagnare loro una maggiore credibilità soprattutto tra le fila degli scettici e degli astenuti consentendogli forse di allargare il consenso generale. D’altra parte il PD potrebbe dimostrare al Paese grande responsabilità e trovare così quel riscatto in grado di fargli recuperare terreno tra gli elettori delusi.

 

  • Governo centrodestra – PD

L’ultima ipotesi è quella che costerebbe più cara al PD. Se, infatti, i democratici decidessero di sostenere il governo di centrodestra (capovolgendo così i ruoli della precedente legislatura), l’effetto boumerang sarebbe inevitabile: il PD perderebbe ulteriore credibilità e rischierebbe seriamente di compromettere la propria esistenza.

A guadagnarci sarebbero sicuramente i 5 stelle, la cui estromissione dal governo significherebbe allargamento della base dei consensi (come ha dichiarato di Maio: «se così fosse, preparate i pop corn»).

 

La domanda è una sola: prevarrà la logica dei vincitori da una parte e degli offesi dall’altra (con l’inevitabile capitombolo della sinistra e la strada spianata al M5s) o prevarranno le logiche di sopravvivenza dei singoli partiti (nella speranza di destra e sinistra che il Movimento fallisca miseramente nella sua missione)?

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