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Il ve(r)de oliva d’un fermaglio a palpebra che disossa

di Paolo Meneghetti

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Cesare Pavese immagina che la terra, venendo dal mare (per emersione), sia d’un verde riarso (di contro al blu “arricchente”, tramite cui “si mette a riposo”, ricoprendola, la fluidità). Qualcosa avente il simbolo del geranio, sempre “ondeggiante” fra i sassi. La terra userà le “olive” dei propri “occhi”, per addolcire il mare. Nello specifico è la descrizione di Brancaleone, sul litorale ionico, dove il poeta dovette scontare un esilio. L’oliva in stessa ha una forma abbastanza “collinare”, oltre al tono da blu terrestre. Carlotta è stata inquadrata al suo mezzobusto. Lei non guarda verso di noi, bensì astrattamente lontano. La fotografia ha toni complessivamente in verde oliva. Dietro a Carlotta, c’è la rigogliosa vegetazione d’una collina. Sullo sfondo, lo specchio lacustre “si sbianca”, riarso per la luce in sovraesposizione. La canotta “ondeggerà” mediante le bretelle, e si renderà “collinare” sul seno. Possiamo percepire la treccia in “frangitura” a dischi, addirittura sino a “disossarsi” un nero fermaglio.

 

Bibliografia consultata:

G. CARTERI, Memorie al confino: Pavese, Brancaleone e altri miti, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2015

 

 

 

 

 

 

 

Nota biografica sugli artisti recensiti:

 

La gallerista e curatrice d’arte contemporanea Carlotta Loverini Botta (qui in posa) nasce a Milano. In precedenza, lei aveva studiato filosofia. Carlotta cominciò lavorando per la Galleria “ProjectB”, di Emanuele Bonomi. Di recente, lei ha fondato la società Artistic Traits. Questa è dedita allo sviluppo di progetti artistici, in tutta Europa. Recentemente, Carlotta ha lavorato assieme alla “leggendaria” casa editrice Cahiers d’Art (di Parigi), ed alla Fondazione Torlonia (di Roma).

 

www.artistictraits.com

 

P.S. Avvertenza

Il fotografo di Carlotta Loverini Botta ha richiesto di restare anonimo.

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