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Un figlio ai tempi dei Millennials

di Erika Biggio

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Un figlio e ho detto tutto è il titolo del romanzo d’esordio di una delle coppie più divertenti del web: Gianmarco Pozzoli e Alice Mangione sono due comici che, dopo anni di incontri-scontri, hanno capito di essere perfetti l’uno per l’altra. Praticamente usano gli stessi psicofarmaci.

Da questo sodalizio sentimentale nasce una di quelle pagine Facebook che normalmente si va a cercare quando la giornata è andata malissimo, hai voglia di farti due risate, e molto probabilmente sei seduto sul gabinetto: tanti spaccati di vita vera, visti e rivisti in chiave comica, tanto da rendere anche l’incombenza più noiosa assolutamente piena della gioia di stare insieme. Il loro libro nasce proprio allo stesso modo, mettendo insieme due punti di vista fino a creare un racconto luminoso e divertentissimo che spazia da uno dei primi incontri, con Alice vestita da Elfa di Babbo Natale in una catena di supermercati, fino ad arrivare alla consapevolezza che “Con tutta questa gioia e questo ottimismo, se non dessimo alla luce un bambino sarebbe un crimine contro l’umanità“. Fare un figlio è un dono per il mondo.

Come sempre nei libri ben scritti, la parte divertente è il viaggio, e riconoscersi nelle vite di questi due sconosciuti, che ormai tanto sconosciuti non sono più: chi non si è mai rivisto nel caos organizzato di Alice, o nelle abitudini ormai consolidate di Giamma? Chi non si è mai chiesto, dopo anni di vita solitaria, se mai sarebbe capace di intrecciare di nuovo la propria vita con quella di un’altra persona? La famiglia Pozzoli ci regala una speranza fatta di amore ed allegria, di incomprensioni e riappacificazioni, di decisioni prese sulla cresta dell’onda che poi si rivelano le più azzeccate e durature.

La differenza di età tra i due c’è e non si sente: sono due adulti che hanno scelto di vivere divertendosi, trovando l’anima gemella in qualcuno che sa ridere in qualsiasi momento e di qualsiasi cosa, non per mancanza di sensibilità ma anzi grazie ad intelligenza ed ironia. Ci dimostrano anche di non essere ciechi nei confronti dei reciproci difetti ma anzi li accolgono come parte dell’altro, ci ridono sopra senza offendersi, e aprono al lettore momenti di intimità di una dolcezza sorprendente.  Come quando Alice sogna che sia proprio il suo piccolino, dalla pancia, a dirle come vuole chiamarsi: Giosuè. E Giosuè sia, accetta Giamma senza scomporsi minimamente.

E così li seguiamo, mano nella mano, fino all’arrivo del piccolo Gioppy e lungo l’esilarante processo di capire che cosa farne adesso, di questo minuscolo essere umano che, a quanto pare, si addormenta solo quando quattro trans brasiliani gli cantano la ninna nanna in portoghese. Perchè ovviamente l’umorismo in casa Pozzoli non manca mai, nè durante le notti insonni e i dolori del parto nè durante la ricerca di un nuovo equilibrio all’interno della coppia, cosa che pare si faccia andando a sniffare incenso da un santone buddista.

Il segreto è sempre quello: ridere. Ridere insieme al proprio amore come collante più vero e duraturo di una coppia, e poi ridere insieme ai propri figli, per creare quel calore da cui nasce una vera famiglia.

 

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