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Devilman crybaby, il colpo di reni di Netflix

di Enrico Mambelli

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Devilman crybaby

Devilman crybaby

Ultimamente mi ero un po’ annoiato dei soliti anime.

Quasi ogni opera ritraeva il trito e ritrito main character scapestrato al quale piace mangiare tantissimo, totalmente incapace in quello che fa ma che in fondo in fondo è un genio.

Per carità, la scelta di anime in quel di Netflix è piuttosto corposa, da Baccano a The seven deadly sins, ecc.

Aprezzabilissime serie che però non fanno altro che seguire il sentiero battuto in precedenza dai grandi del genere.

Poi, un giorno di circa 5 mesi fa, Netflix se ne esce con un trailer per me non troppo accattivante dal titolo: Devilman crybaby.

Ero curioso ed eccitato all’idea di vedere una rivistazione in chiave moderna della serie originale (invecchiata non troppo bene).

Ritornai però alle mie altre occupazioni, dimenticandomi di quanto avevo visto, sino al fatidico giorno del rilascio sulla piattaforma.

Giornata tutto sommato tranquilla, lavoro, leggo e alla fine accendo la mia PS4. Per curiosità, decido di avviare Netflix.

“Hmm, hanno messo Devilman… speriamo bene…” mi dico facendo partire l’episodio pilota.

Penso non ci sia bisogno di dirlo, ma lo dico comunque:
“IO NON SO COME SIA LA SIGLA FINALE!”

[Per chi non lo sapesse, Netflix al termine di ogni episodio, di ogni serie, permette di skippare l’outtro della puntata che stai guardando e anche l’into del capitolo successivo]

 Devilman crybaby

Bene.

Devilman crybaby aveva, già dopo la prima puntata, sviluppato in me l’effetto ciliegia (o Lindt che dir si voglia).

Quella notte sono rimasto sveglio fino alle 8 di mattina.

Il merito va tutto al produttore e regista Masaaki Yuasa, che in collaborazione con lo studio Science Saru, ha deciso di riprendere in mano l’opera del semidio dei manga Go Nagai, rischiando la fitta sassaiola dell’ingiuria da parte degli affezionatissimi.

Yuasa però non delude le aspettative, portando sulla piattaforma una ventata di novità con un brand oramai sopito, che riesuma e fa brillare facendoci quasi dimenticare il tremendo e sonoro capitombolo del live action di Death note.

Ogni singolo frame di animazione mi ha intrigato, ogni scelta registica, ogni tavola, ogni inquadratura e ogni scelta di palette mi ha affascinato.

La storia è sempre quella: il timido ed impacciato Akira Fudo viene contattato dal suo amico d’infanzia Ryo, che gli rivela una realtà spaventosa: i demoni, creature che hanno vissuto sul nostro mondo prima della glaciazione, stanno tornando per riconquistare la terra.

Impossessandosi dei corpi degli esseri umani.

 Devilman crybaby

Solamente un uomo-demone nato dalla fusione tra Akira e Amon potrà generare un essere incredibilmente potente ma con una sensibilità tale da poter combattere e vincere contro un’infinita orda di temibili mostri.

Il contrasto delle scene macabre e truculente con quelle di semplice vita quotidiana, luci ed ombre, mi ha lasciato sbalordito. Ho pensato: ”Com’è possibile che il secondo prima ero all’inferno e ora sono in paradiso?!”

Ero appena diventato dipendente da Devilman crybaby.

Yuasa è certamente un personaggio atipico che sta giovando all’animazione giapponese e ritengo che questa sua opera, seppur con qualche difettuccio qua e là, possa essere uno stimolo per tutti.

Dal regista per una nuova e inedita esperienza produttiva, e dalla produzione per costruire quella strada che ci porterà verso nuovi e sorprendenti lidi animati.

Sembra che Netflix stia puntando molto sulle produzioni animate giapponesi, ma anche su serie tratte da videogiochi. Molti sono i rumors online: tra tanti, si sente parlare di The witcher e Overwatch.

Per ora, Devilman crybaby sembra essere il primo vero passo in avanti verso un brillante e futuro Netflix ricco di Grandi Animazioni di Qualità.

 Devilman crybaby

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