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Disney-stopia e Net Neutrality: l’intrattenimento nelle mani delle multinazionali

di Lucia Pugliese

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l'intrattenimento nelle mani delle multinazionali

Photo by Park Troopers on Unsplash

Se alla notizia dell’acquisto di buona fetta di 21st Century Fox da parte di Disney avete provato sentimenti contrastanti, non siete i soli.

Sicuramente, l’accordo tra i due colossi dell’intrattenimento è positivo per il Marvel Cinematic Universe: X-Men, i Fantastici 4 e Deadpool tornano ”a casa” e dato il buon lavoro fatto sin qui dai Marvel Studios c’è da essere eccitati per la possibilità di crossover e nuove pellicole di genere. E tuttavia, acquistando le azioni Fox per circa 52 milioni di dollari, Disney si assicura ben più che la continuità di uno dei suoi tanti universi narrativi.

Oltre a Marvel Entertainment, Pixar e LucasFilm, la multinazionale californiana controllava già il network sportivo americano ESPN e il gruppo ABC. Ai  propri asset la casa di Topolino aggiunge anche la divisione televisiva di Fox, tra le più prolifiche del business secondo il New York Times, YES network e  i canali sportivi regionali americani, ma anche i diritti su una marea di contenuti cinematografici e televisivi. Tra gli altri, diventano “Disney”  i Simpson e Futurama, Buffy l’ammazzavampiri e X-Files, Firefly, How I Met Your Mother e Avatar (e ora provate a non rabbrividire immaginando Disney Store pieni di gadget di pandora…)

Disney diventa così, di fatto, il primo gruppo cinematografico americano, inserendosi tra i principali network televisivi statunitensi e ingrandendosi la sua presenza nel mercato internazionale. L’acquisizione di Fox segna poi un passo in avanti nelle ambizioni della casa di Topolino sul mercato del video on demand, perché l’azienda californiana ha così ottenuto la quota di maggioranza di Hulu (quelli di The Handmaid’s Tale e This is Us) . Per il 2019 ci si aspetta che Disney lanci due servizi di streaming: uno dedicato allo sport e uno a cinema, serie tv e cartoni animati.

La ciliegina sulla torta di Mickey Mouse potrebbe poi venire dall’ottenere una fetta ancora maggiore di Sky, di cui possiede il 40% tramite Fox: secondo il Post, infatti Disney, potrebbe acquisire anche il resto delle quote dell’emittente televisiva di Murdoch.

Insomma, qualcuno dica a Bill Gates  di procurarsi un esercito e in fretta:

> 2009: Disney acquisisce Marvel per 4 miliardi di dollari
> 2012: Disney acquisisce Lucasfilm per 4,05 miliardi di…

Pubblicato da Social Media Epic Fails su Venerdì 15 dicembre 2017

 

Net Neutrality e conflitti d’interesse

 

Al di là dell’ironia, l’accordo tra Disney e Fox riduce ulteriormente il numero di concorrenti nel panorama televisivo americano, già limitato a un ristretto gruppo di aziende. Aumentano invece i possibili conflitti di interesse, che mettono nelle mani di pochi il potere di determinare cosa viene prodotto e cosa no.

The Verge osserva, in un articolo dai toni foschi (Net Neutrality is dead. It’s time to fear Mickey Mouse) il crescente potere di Disney, analizzando alcuni possibili scenari di conflitto sia all’interno dell’industria che in relazione al controllo dei contenuti e alla loro distribuzione:

  • Disney ora possiede la maggioranza di Hulu, contro il 30% di Comcast, e il 10% di Time Warner.
  • Comcast possiede NBC Universal, i cui show vengono trasmessi su Hulu
  • Time Warner verrà acquisita da AT&T, competitor di Comcast
  • Time Warner è un competitor sia di NBC che di Disney
  • Comcast e AT&T, come provider di servizi internet, controllano la rete che gli americani usano per guardare i contenuti di Disney, Time Warner e NBC

Nel 2014 il caso Netflix vs Comcast aveva assestato un duro colpo alla Net Neutrality: il gigante dello streaming aveva dovuto accordarsi e pagare di più per avere un accesso diretto con più banda alla rete Comcast. Oggi, con la risoluzione della Federal Communications Commission che affossa la Net Neutrality  (anche se aspettiamo il voto del Congresso americano ) gli scenari che si aprono sono abbastanza inquietanti. I provider di servizi internet (ISP) americani potrebbero avere campo libero per bloccare o dare la a priorità determinati siti o servizi sulla propria rete, in maniera del tutto arbitraria e legata ai propri interessi. In questo contesto inoltre, gli ISP statunitensi hanno sempre più interesse ad acquisire le aziende distributrici dei contenuti che viaggiano sulla propria rete.

Insomma se vi sembra di stare in una puntata di Black Mirror, non è solo colpa del binge-watching con gli avanzi del pandoro che avete fatto ieri sera.

“Sum up Black Mirror in one gif”

Il futuro dell’intrattenimento nelle mani delle multinazionali

 

La questione della Net Neutrality al momento non riguarda l’Europa, che ha aumentato le garanzie sulla neutralità della rete (meno male). Ciononostante la formazione di giganti dell’industria culturale può preoccupare, soprattutto se hanno le proporzioni di un mostro di Zelda.

Non è niente di nuovo, certo, e non è un problema limitato al cinema e alla televisione: come fa notare Variety, anche l’industria musicale ha conosciuto, negli ultimi decenni, una progressiva aggregazione, al punto che oggi esistono solo tre major: Warner Music Group, Sony BMG e Universal Music Group. Le ragioni di questa tendenza sono da ricercare in un tentativo di adattarsi alla crisi e alle mutate condizioni del mercato. In effetti il trend va ben oltre l’ambito delle industrie culturali, anzi, coinvolge compagnie aeree, industrie alimentari ecc… Ma quando la questione abbraccia l’ambito mediatico, va per forza di cose a toccare ambiti che esulano dall’economia, quali la libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni.

Sebbene non si possa accusare Disney di non prendere posizioni importanti su alcuni argomenti, come il razzismo ( Zootropolis ) o il sessismo (la recente ondata di principesse coraggiose e indipendenti), bisogna anche ricordare che nel consiglio di amministrazione dell’azienda californiana ci sono membri di altre multinazionali: Maria Elena Lagomasino  di The Coca Cola Company, Mary Teresa Barra di General Motors, John S. Chen di Blackberry ecc…

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In questo contesto, pare più che legittimo chiedersi  quali siano le conseguenze del progressivo aggregarsi del potere mediatico (ed economico) nelle mani di pochi, e su quali regole dovrebbero essere applicate per limitare gli abusi, in modo da evitare scenari à la Gazzetta del Profeta controllata da Voldemort.

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