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Stroncature – Super vacanze di Natale

di Marco Frongia

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Super vacanze di Natale

 

regia di Paolo Ruffini (circa), con Massimo Boldi, Christian De Sica, Jerry Calà, i Fichi d’India e tanti, troppi altri

La chiamano operazione nostalgia. Forse si tratta della trovata commerciale di maggior successo degli ultimi anni, ben più degli universi condivisi in stile Marvel, dei film sui vampiri o di quelli à la Hunger Games. Infilate un richiamo agli Anni Ottanta da qualche parte, e vi assicurerete il trionfo.
Basti pensare a Stranger Things, o alla colonna sonora de I Guardiani della galassia, oppure al primo capitolo di It, consacrato come film horror più redditizio di sempre.

Anche il produttore Aurelio De Laurentiis ha deciso di lanciarsi sul filone dell’amarcord. Nasce così Super Vacanze di Natale, una raccolta di clip tratte da pellicole imperdibili come Natale in India, Paparazzi, Body guards e Vacanze di Natale ’95, unite per celebrare i 35 anni dei cinepanettoni. Un po’ come festeggiare l’anniversario del furto del proprio motorino.

Ragion per cui, non abbiamo davvero visto il film: conosciamo già le elaboratissime gag che sfileranno negli 86 minuti della pellicola. Ecco perché abbiamo deciso di recensire una collezione di battute autoreferenziali e dall’umorismo discutibile nell’unico modo possibile: con una collezione di battute autoreferenziali e dall’umorismo discutibile tratte da alcune delle nostre stroncature.

Cominciamo.

Super Stroncature di Natale

 

In effetti, il film prende spesso le distanze dall’opera autobiografica di Melissa Panarello. Tuttavia, non nel senso che mi sarei augurato: il regista Luca Guadagnino preferisce liquidare l’evoluzione della protagonista con un paio di frasi fuoricampo, in modo da farla concentrare subito su improbabili seduzioni, orge, travestimenti e addirittura creativissimi autoerotismi con la doccetta o il palo della palestra; dimostrando come la nostra eroina sia in grado di far sesso con le modalità, gli oggetti e le persone più disparate. Tanto che, quando alla ragazza viene regalato un cane, avevo temuto il peggio.

(da Melissa P.)

Per questo motivo, Dracula Untold è una specie di film supereroistico spettacolare ma noioso, reso ancora meno interessante dall’invincibilità del protagonista: nemmeno la ripetuta esposizione ai raggi del sole pare scalfirlo più di tanto, e persino la supposta sensibilità all’argento sembra assumere contorni più simili a un’intolleranza al lattosio.

(da Dracula Untold)

Ma, prima di iniziare a parlare di questo quarto, insopportabile e già incredibilmente lucroso capitolo della saga diretta da Micheal Bay, sarà meglio riassumere brevemente cosa è accaduto negli episodi precedenti, in maniera tale da assicurarvi di poter afferrare con più precisione lo spirito e le tematiche dell’intera serie.

Transformers
Esplodono una caterva di cose e i buoni vincono.

Transformers – La vendetta del caduto
I cani del protagonista si accoppiano due volte, esplodono ancora più cose e i buoni vincono.

Transformers 3
C’è un buono che è in realtà un cattivo la cui astronave è stata abbattuta dai suoi alleati cattivi senza alcuna ragione apparente, esplodono un’infinità di cose, compresa Chicago, e i buoni vincono.

(da Transformers 4 – L’era dell’estinzione)

Rimane l’amarezza per una rielaborazione che avrebbe potuto dare molto di più, ma che ha preferito liquidare ogni contatto con la storia originale con fugaci citazioni o stravolgimenti improponibili (l’insensata trasformazione in drago del corvo Fosco), e basarsi unicamente sul carisma della protagonista.

Protagonista che, tra l’altro, ci lascia con un grosso mistero: perché, persino quando ci viene presentata come una fatina buona, dolce ed affettuosa, porta comunque l’inquietante appellativo di Malefica? Si tratta forse di una velata denuncia circa la frequente leggerezza con cui i genitori scelgono i nomi dei loro figli?

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E’ un problema piuttosto diffuso, dopotutto.

(da Maleficent)

La Stroncatura di oggi ci pone di fronte ad un problema insolito: è possibile realizzare un film fortemente improntato sull’avventura mettendo insieme il produttore di Pirati dei Caraibi, gli sceneggiatori di Pirati dei Caraibi, il regista di Pirati dei Caraibi, il compositore di Pirati dei Caraibi e il più celebre interprete di Pirati dei Caraibi nei panni di un altro personaggio estremamente sopra le righe, senza tuttavia farlo somigliare neanche un pochino a Pirati dei Caraibi?

Sì.

Ma non è il caso di The Lone Ranger.

(da The Lone ranger)

Tratto dal romanzo storico omonimo (scritto da Valerio Massimo Manfredi) L’ultima legione decide di riplasmare a piacimento date, luoghi e personaggi in una maniera tale da far storcere il naso a chiunque si aspettasse un racconto rispettoso della Storia. Dunque, assistiamo ad una vicenda ambientata ben sedici anni prima dell’originale, con Odoacre a capo non degli Eruli, ma dei Goti, e Roma ancora capitale dell’Impero d’Occidente, al posto di Ravenna.

Piccolezze, certo: scegliere un dato momento storico e personaggi realmente esistenti non deve significare per forza doversi attaccare alle date, o non prendersi la libertà di assegnare ai protagonisti delle cariche mai ricoperte nella realtà. Invictus, ad esempio, avrebbe certamente funzionato lo stesso se fosse stato ambientato nel 1985, durante la finale del Campionato Regionale di Scopone Scientifico svoltasi pochi mesi dopo l’elezione di Nelson Mandela a sindaco della città ospitante, Rottofreno (PC)

(da L’ultima legione)

Questa volta, a minacciare l’esistenza degli Stati Uniti (in realtà ci sarebbe anche il resto del mondo, ma sembra non importarne niente a nessuno) è nientemeno che il pianeta Terra: il nucleo di metallo fuso al centro del globo ha smesso di girare, alterando irrimediabilmente il campo magnetico e causando, tra le altre cose, la morte di decine di portatori di pacemaker ed un comportamento strano nei piccioni. No, dico sul serio: centinaia di pennuti kamikaze iniziano a morire in massa, schiantandosi contro edifici, automobili e monumenti, e terrorizzando chiunque sul loro cammino. Tipo Venezia, ma senza laguna.

(da The Core)

Quel poco di trama del film prende il via dalla creazione dell’Indominus Rex, un dinosauro geneticamente modificato per essere il più grande, il più intelligente e il più pericoloso rettile mai apparso sulla faccia della Terra. Ogni creatura di cui possiede il codice genetico gli fornisce una caratteristica micidiale: è forte e vorace più di un T-rex; ha l’aspetto di un velociraptor; può cambiare colore per mimetizzarsi come una seppia; sa abbassare la propria temperatura corporea per sfuggire alla localizzazione termica, esattamente come le raganalle; infine, massacra i dinosauri che abbiamo imparato ad amare in Jurassic Park per puro divertimento, proprio come i produttori del film.

(da Jurassic World)

Fine

 

(va bene: forse non è proprio correttissimo fingere di aver scritto la recensione di un film senza averlo davvero guardato. Ma dopo aver visto il trailer, pensiamo che chiunque avrebbe fatto lo stesso)

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