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Bologna a fumetti: Gli anni che restano di Freschi e Aurilia

di Enrico Cantarelli

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Gli anni che restanoDopo Un anno senza te e La giusta mezura, concludiamo il percorso nella Bologna a fumetti: è stato un progetto ragionato insieme a Luca Rasponi e personalmente mi ha entusiasmato. Gli anni che restano, edito da Bao Publishing, è uscito a settembre di quest’anno ed io ho avuto il piacere di intervistare i due autori del volume.

Brian Freschi, romagnolo autore della sceneggiatura, fa parte del collettivo Manticora, col quale ha pubblicato diversi fumetti autoprodotti. Davide Aurilia, che lavora da anni nel campo pubblicitario, è ideatore del collettivo Radice ed è al suo primo racconto grafico di ampio respiro.

La storia è ambientata in tre diverse città, Cesena, Milano e Bologna, con maggior spazio dato a quest’ultima: esse contraddistinguono diverse età e stati d’animo dei protagonisti.

Gli anni che restanoMauro, il personaggio principale, è un uomo di mezza età che trascorre una vita statica, con poche soddisfazioni, senza aver realizzato i sogni che aveva un tempo. La sua esistenza monotona viene scossa dalla lettera che annuncia la morte del suo migliore amico di gioventù, che non vede da anni. Dopo essere stato al funerale di Antonio, dovrà scavare nel passato e nei ricordi per affrontare una questione da troppo tempo rimasta insoluta.

Freschi: «Il protagonista Mauro ha un volto ben definito, ma in realtà è il collage di tante vite di persone che ho conosciuto. La vicenda ha inizio a Cesena perché è una città che amo particolarmente e le esperienze dalle quali ho attinto appartengono a gente che abitava in Romagna. Si tratta di una sorta di omaggio silenzioso a questi individui, che poi, come il protagonista, si sono in parte spostate a Milano o in altre grandi città.»

«Mauro e Antonio rappresentano per certi versi lo specchio di una generazione, le loro storie sono quelle di tanti: da una parte l’uomo che si innamora di una ragazza e cerca di costruire qualcosa di solido, dall’altra colui che si innamora dell’eroina e che non riesce ad uscire dalla sua dipendenza. Sono due figure che restano sospese in una sorta di vuoto e che solo dopo anni, grazie alla tragedia, posso riunirsi spiritualmente e trovare la loro pace. Mauro affronta il suo scomodo passato, Antonio simbolicamente si riconcilia con l’amico che lo va a cercare.»

Aurilia: «Antonio è l’amico disagiato che tutti hanno in maniera più o meno marcata. È facile ritrovarsi in Gli anni che restanoMauro, con le sue insicurezze e le sue paure, ma credo che ognuno di noi abbia affrontato nella vita un momento di estrema difficoltà e disagio, che può farci provare empatia per Antonio.»

Gli anni che restano si svolge come detto in tre città, ognuna delle quali è legata a un determinato periodo della vita del protagonista e ad un determinato stato d’animo.

Gli anni che restanoFreschi: «Cesena è una città che conosco bene, ci sono cresciuto. Simbolicamente però ne Gli anni che restano rappresenta la città della stasi: Mauro si è accasato a Cesena, ha un lavoro che non ama, non ha nessun tipo di proposito per il futuro. Vive in una situazione che non ama, senza lo slancio di cambiare il suo futuro. Milano è la città dell’innocenza, dove Mauro ha vissuto l’infanzia e rivive la sua parte ingenua. È la Milano di periferia, sentita dal protagonista come nostalgica ma allo stesso come luogo felice: la ricorda con gioia e non con tristezza.»

«Bologna è invece una città di passaggio, immaginata come residenza universitaria, luogo dove chi studia si ferma il tempo necessario per laurearsi o chi lavora trascorre un periodo della propria vita. È un passaggio anche per Mauro ai tempi dell’università, il primo momento in cui si affaccia alle prime sofferenze della vita, non solo amorose. Bologna è il fulcro dell’azione de Gli anni che restano: è il luogo in cui avviene la catarsi del protagonista, in cui si ha la svolta della storia. Deve tornarci per affrontare il suo dolore e metterci una pietra sopra.»

Gli anni che restanoAurilia: «Molti scorci di Cesena sono particolareggiati grazie anche alla volontà di Brian di raffigurare la sua città: mi ha mostrato tutte le vedute disegnate nel libro. Bologna è una città in cui amo girare per quello che mi regala a livello di esperienze fisiche e visive. Non potevo far altro che usare colori caldi per la rappresentazione del capoluogo emiliano: sia per il periodo storico trattato, sia perché la città offre immagini di case e palazzi color mattone, in cui predominano pastelli e rossi. Ho differenziato l’uso dei colori nella rappresentazione delle varie città per comunicare emozioni discordanti e diversificare le atmosfere.»

Freschi: «Gli anni che restano è una storia che mi porto dietro dai tempi dell’Accademia. L’argomento che muove il racconto è quello dei ricordi e il nucleo del libro è racchiuso nel titolo dai due volti. Gli anni che restano sono quelli che rimangono impressi all’interno dei cassetti della memoria e non necessitano di sforzi per essere ricordati. Sebbene non siano necessariamente momenti felici, sono utili per crescere e confrontarsi con il futuro. D’altra parte Gli anni che restano del titolo sono anche quelli legati al futuro, in questo caso di Mauro, gli anni che rimangono prima che sia troppo tardi per dare una svolta alla propria esistenza. Mauro rimane attaccato ai ricordi in modo sbagliato: li vive in modo malinconico senza sfruttarne le bellezza per andare avanti. Cambiare questo modo di affrontare le memorie gli donerà la serenità che gli mancava.»

Gli anni restano è un fumetto che mi ha coinvolto dalla prima all’ultima pagina, perché parla di tre città alle quali sono profondamente legato e perché racconta i ricordi con poetica e sensibilità rari. E ci parla di un luogo dal doppio volto, come cita una frase topica del libro: «Bologna è una città che cambia, ma che non è mai stata capace di guardare avanti senza la nostalgia del passato.»

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