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It is happening again – Il ritorno del fascismo in Italia e in Europa

di Luca Rasponi

Pubblicato il

Il ritorno del fascismo: la mappa dell'Europa

Il ritorno del fascismo: la mappa dell’Europa (Reddit)

Leggendo il ritorno del fascismo in Italia e in Europa, qualcuno potrebbe obiettare che in realtà l’estrema destra non se n’è mai andata, in particolare dal nostro Paese. Vero, ma negli ultimi tempi stiamo assistendo a una recrudescenza del fenomeno senza precedenti da almeno trent’anni a questa parte.

Il fascismo è tornato a forza e vigore antichi grazie alla povertà e al disagio sociale provocati dalla crisi economica degli ultimi anni. Di conseguenza, in tutto il continente si moltiplicano episodi e prese di posizione connotati da questo tipo di ideologia politica. Vediamo di capire cosa sta succedendo.

Il ritorno del fascismo: gli episodi di cronaca

Come spesso accade per i fenomeni sociali in evoluzione, i primi segnali di cambiamento arrivano dalla cronaca. Negli ultimi anni abbiamo assistito a diverse aggressioni a sfondo razzista, in Italia come nel resto d’Europa, comprese la più recente al sindaco Andreas Hollstein di Altena (Germania).

Il ritorno del fascismo: gli adesivi con l'immagine di Anne Frank in maglia romanista

Anne Frank in maglia romanista (Ansa/Il Post)

La preoccupante tendenza al razzismo del Vecchio Continente, aggravata da una difficile e spesso inefficace gestione dei flussi migratori, è però solo una parte del problema. Quello che più preoccupa è il ritorno, esplicito e senza vergogna, alla simbologia più classica dell’armamentario fascista.

L’accanimento contro un simbolo della Shoah come Anne Frank, da parte degli ultras laziali come di anonimi imbrattatori nel pesarese. Le provocazioni deliberata di chi inneggia pubblicamente al regime o esulta con il saluto romano dopo un gol a Marzabotto, teatro di una delle più tremende stragi nazifasciste.

E poi l’episodio più recente, il blitz del gruppo Veneto fronte skinhead a una riunione della Rete Como senza frontiere, coordinamento di associazioni per l’accoglienza dei migranti. Anche qui dunque il nemico straniero. E ancora una volta, purtroppo, questa è solo una parte del problema.

Il ritorno del fascismo: le manifestazioni pubbliche

Basta lanciare una ricerca su Instagram con gli hashtag #4novembre o #tuttoperlapatria per capire di cosa stiamo parlando: la recente manifestazione di Forza Nuova nella capitale, che dopo l’alt nell’anniversario della marcia su Roma (28 ottobre) ha optato per una celebrazione sui generis del IV Novembre.

Tra slogan xenofobi e saluti romani, la formazione neofascista nostrana ha offerto il bis una settimana dopo, alle celebrazioni per l’indipendenza della Polonia. L’11 novembre a Varsavia si sono radunati più di 60mila esponenti di estrema destra da tutta Europa, una manifestazione tra le più grandi di sempre.

Il ritorno del fascismo: la manifestazione a Varsavia

La manifestazione dell’11 novembre a Varsavia (Reuters/Repubblica)

Quando si parla di fascismo e manifestazioni pubbliche, in ogni caso, il pensiero non può che andare a Predappio. Il piccolo comune del forlivese dov’è sepolto Mussolini è stato scenario nei decenni di alcune tra le più frequentate adunanze dei neofascisti, oltre che meta di un flusso continuo di “pellegrinaggi”.

Un fenomeno che rischia di raggiungere proporzioni inedite con la realizzazione di un museo del fascismo, progetto praticamente già in cantiere nonostante la contrarietà – tra gli altri – dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Forlì-Cesena.

Il ritorno del fascismo: l’estrema destra al potere

Considerare questi episodi qualcosa di sporadico o folkloristico sarebbe un grave errore. Perché le forze ultraconservatrici o suprematiste, quando non dichiaratemente neofasciste o neonaziste, oltre a mobilitare risorse economiche milionarie si affermano con forza crescente in municipi e parlamenti di tutta Europa.

Il ritorno del fascismo: militanti di Alba dorata nel 2015

Militanti di Alba dorata nel 2015 (Wikipedia)

La decisa virata a destra del nostro continente non è di certo un segreto: dall’Ungheria di Viktor Orbán alla Polonia di Jaroslaw Kaczynski, da Marine Le Pen in FranciaNorbert Hofer in Austria. Il “Trump di Praga” Andrej Babis in Repubblica Ceca è solo l’ultimo di una lunga serie.

Partiti di estrema destra come Alba dorata in Grecia e l’Afd in Germania siedono in parlamento, nel secondo caso con un risultato addirittura superiore al 10%. E siamo nel cuore dell’Europa, in quella Germania che più di ogni altro Paese dovrebbe aver imparato dal suo doloroso passato.

L’Italia naturalmente non fa eccezione, come dimostrano i recenti exploit della formazione di estrema destra Casapound. Che ha sfiorato il 10% al primo turno delle elezioni municipali di Ostia (Roma) e dal mese scorso può vantare l’adesione del sindaco di Trenzano (Brescia), primo in Italia a fare questa scelta.

Il ritorno del fascismo: prospettive e soluzioni possibili

Che fare di fronte a questa marea montante, che in certi frangenti sembra assumere i contorni dell’ineluttabile ritorno della Storia? Sicuramente riaffermare i principi dell’antifascismo, fondamento della Costituzione e della Repubblica, sostenendo chi è da sempre impegnato in questa direzione.

Dare valore a ricorrenze civiche e istituzionali che nel tempo hanno smarrito molto del loro appeal, ma conservano intatto – specie in un momento come quello attuale – il loro significato profondo di memoria, conoscenza, occasione di approfondimento e di raccoglimento anche per le comunità locali.

Il ritorno del fascismo: la propaganda

La propaganda di Forza Nuova ispirata al ventennio (Pandora Rivista)

E poi combattere la disinformazione, facendo leva anche sugli strumenti normativi disponibili: a quelli già esistenti che vietano ricostituzione e apologia del fascismo – Costituzione, leggi Scelba e Mancino – potrebbe infatti aggiungersi la nuova legge Fiano, più restrittiva su propaganda e vendita di gadget fascisti.

Un provvedimento che da solo non basterà, perché nessuna legge può sostituirsi alla coscienza civica delle persone. Ma che di certo, in questo momento, costituisce un segnale più che mai necessario per chi ancora crede nel ruolo dell’antifascismo come valore fondativo della nostra democrazia.

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