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I globuli a “parco di vicolo” – The blood cells at “alley farm”

di Paolo Meneghetti

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Citiamo il film Deserto rosso, di Antonioni. La sua regia insiste a visualizzare il posizionamento della scenografia, più che i singoli oggetti. Nel caso dei protagonisti, Corrado cerca il contatto con Giuliana; ma lei già gli avrà camminato oltre. Così, noi vedremmo soltanto il posizionamento del primo sulla seconda. Le tubature industriali si percepirebbero ad incroci spezzati (a zig-zag). Di nuovo, conta il loro posizionarsi. E’ il problema dell’intenzionalità, se parliamo di filosofia. La scelta fotografica di colorare gli elementi col rosso spinge l’osservatore ad isolarli, nel loro ipotetico “calore”. Presumibilmente, quelli avrebbero dovuto simboleggiare la rinascita (la rivitalizzazione) dal grigio e scheletrico mondo industriale. Però, i protagonisti del film alla fine continuano ad evitarsi. Giuliana non “rinasce” manco sognando la sabbia rosa (e dunque debolmente “calda”, per un vissuto più riposante) dell’isola Budelli. Martina è stata inquadrata in piedi, mentre s’appoggia col gomito destro, ad un traliccio. Si riconosce l’altura, con la vegetazione secca (presumibilmente d’autunno). Paradossalmente, a ravvivare è l’artificioso “spezzarsi” d’un parco per elettrodotti. Ciò accade pure dal “calore” del loro cromatismo: il bianco linfatico sprizzerà di rosso sanguigno… Si percepiscano così i “globuli” per le sfere di segnalazione, lungo i cavi elettrici. Se il fuori fuoco della fotografia sembrasse “da muschio”, subito esso si riprodurrebbe, in capsule contenenti le spore. Martina posa vestendo proprio il biancorosso. Le sue braccia si spezzano “a pala”, quasi da “parco eolico”. Si notino le “sfere” di luce: fra il gomito ed fianco sinistro, e fra il gomito e l’orecchio destro. Tuttavia Martina ha uno sguardo molto “glaciale”. Qualcosa che non si posizioni per nulla: sia rispetto alla “spora” del fuori fuoco, sia rispetto all’elettrone col suo calore. Quanto Martina vorrà evitare anche solo di “salutarci” (mediante le braccia “a pale”)? Né lei ha lo sguardo sognante, mentre il basamento del traliccio è freddamente rosaceo.

We mention the movie Red desert, by Antonioni. His direction persists in visualizing the positioning of the scenography, more than the single objects. In the case of the protagonists, Corrado looks for a contact with Giuliana; but she already would have walked beyond him. So, we would see only the positioning of him to her. The industrial pipes would be perceived in broken intersections (in zigzag). Again, their positioning each other becomes important. That is the problem of the intentionality, if we mention the philosophy. The choice of the photographer to paint the elements with the red leads the observer to isolate them, in their hypothetical “heat”. Probably, those should have been useful to symbolize a rebirth (a revitalization) from the grey and skeletal industrial world. However, the protagonists of the movie finally persist to avoid each other. Giuliana does is not “reborn”, even dreaming the pink (so feebly “hot”, for a living more relaxing) sand inside Budelli island. Martina was framed standing, while she leans on a pylon, with the right elbow. We recognize the upland, with a dry (probably in autumn) vegetation. Paradoxically, only the artifice of a farm for power line which “breaks itself”, is able to rekindle. That happens also from the “warmth” of its chromatism: the white of a sap will squirt in red of blood… So we perceive the “blood cells” for the warning spheres, along the electric cables. If the out of focus of the photography seemed “for a moss”, it immediately would have been reproduced, in the capsules that contain the spores. Martina poses wearing exactly the red and white. Her arms are broken “at blade”, almost from a “wind farm”. We note the “spheres” of opening: between an elbow and the left side, and between the other elbow and the right ear. However, Martina has a gaze very “icy”. Something that absolutely does not position itself: both respect the “spore” for the out of focus, and respect an electron with its heat. How much will Martina avoid even just to “say hello to us” (through the arms “at blades”)? In addition, she has not a dreamy gaze, while the base of the pylon is coldly rosaceous.

Bibliografia consultata – Annotated bibliography:

P. MENEGHETTI, Deserto rosso: l’immaginazione a zig-zag, Cinefilos – Rivista “On-line” 2012

 

 

 

 

 

Nota biografica sugli artisti recensiti – Biographical sketch about the two artists:

 

 

La modella Martina Novotna nasce nella Repubblica Ceca. Lei è laureata in Studi ambientali e poi in Estetica filosofica, all’Università Masaryk di Brno.

The model Martina Novotna was born in Czech Republic. She took the degree in Environmental studies and then in Aesthetics, at Masaryk University in Brno.

 

Il fotografo Michal Smetana nasce nella Repubblica Ceca. Egli aveva cominciato nel campo della paesaggistica e degli eventi sportivi, salvo poi specializzarsi nel glamour fra le suite.

The photographer Michal Smetana was born in Czech Republic. He began in the field of landscapes and sport events, but then he became a specialist for glamour inside the suite.

www.michalsmetana.cz

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