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Conscience in theory, pollution in practice

di Maximilian Kriz

Pubblicato il

The peoples of the world are heading towards environmental (and social) disaster. Unless we price carbon appropriately, we can only blame ourselves.

Newspapers like to refer to one metaphor over and over again: The UK would be tiptoeing on the edge of a cliff due to Brexit, about to be suffering a deep fall. Although this might be a lovely image if one thinks of the cliffs of Dover, it is per se incorrect. Falling off a cliff implies an irreversible act. Yet Brexit is not the end because Britain can re-join the EU in later years. Rather, the metaphor should be used for another pressing issue of our time: environmental degradation.

Until very recently, the broad consensus held that although carbon emissions were growing, they did so at a decreasing pace due to international political efforts. Yes, hurricanes grew stronger and became more frequent. Yes, Alpine glaciers were melting. Yes, sea levels were rising. But at least we were able to slow down emissions in the past years, so we thought. However, since this week we know that not even that is true.

After a stagnation in global carbon emissions, 2017 marks another increase in pollution. There are of course some countries that have chosen to take a lead in climate change mitigation, such as Scotland or Denmark. Yet whatever we have attempted so far is apparently not enough. We are running at accelerating speed towards the cliff, risking a deep fall into an unknown abyss. And the ignorance of the solutions at hand is baffling.

No taxation without cooperation

The crucial problem is the following: The polluters are not directly affected by their own pollution. I pollute the environment by producing TV screens and gain the benefits of selling the screens, but I do not carry the costs of a natural disaster caused by my pollution. This is what economists call a “negative externality”, a concept which has been known for 85 years when Arthur Cecil Pigou first proposed it.

After a stagnation in global carbon emissions, 2017 marks another increase in pollution.

His solution to externalities was simple: Make the polluter pay for the carbon he emits! Unless the polluter carries the financial burden of pumping greenhouse gases into the atmosphere, he will go on doing it. Economically, introducing a tax on carbon is the most efficient way of tackling excess emissions. Politically, making companies pay is a contentious issue. Since they might move abroad when facing a domestic tax, only a global carbon tax will have the required impact.

How difficult the implementation of such global tax can be, becomes visible repeatedly. The ongoing tax-haven scandal uncovered by the “Paradise Papers” reflects the problem of making people pay their taxes when they can simply move to low-taxation Caribbean islands. No taxation without global cooperation: Getting all countries to tax carbon is not an easy task, but once the three biggest polluters China, the US and India start to show leadership qualities, we are moving into the right direction.

Pollute and pay

In the meantime, we have chosen the second and third best options, namely an imperfect emission permit scheme and subsidies for green energy sources. They might be the product of good intentions but do not tackle the root of our woes. Emitting carbon remains too cheap, hence there is little incentive to switch to renewables. Consequently, emissions continue to rise, as do temperatures and sea levels. Cliff, fall, crash.

In our consumerist society, we go crazy for bargains and cheap products. What we do not realize is that someone else pays the cost for the small price tags: with child labour, in sweat shops, or through the waste of resources. When it comes to environmental degradation, our usual behaviour is untenable. It is time to pay a fair price for pollution.

 


Traduzione in italiano di Giulia Rupi

IN TEORIA COSCIENZA, IN PRATICA INQUINAMENTO

 

In teoria coscienza, in pratica inquinamento

La popolazione mondiale si sta dirigendo verso il disastro ambientale (e sociale): di ciò possiamo solamente incolpare noi stessi, se non diamo il prezzo appropriato al carbone.

Ai giornali piace fare continuo uso di una metafora: il Regno Unito sta camminando in punta di piedi sul bordo di una scogliera a causa della Brexit, ed è sul punto di andare incontro ad una profonda caduta. Sebbene questa possa essere un’immagine evocativa se si pensa alle scogliere di Dover, non è un’immagine corretta di per sé. Cadere da una scogliera implica un atto irreversibile. Invece la Brexit non è la fine, perché il Regno Unito potrebbe rientrare nell’UE in anni a venire. Piuttosto, la metafora dovrebbe essere usata per un’altra problematica urgente della nostra epoca: il degrado ambientale.

Fino a poco tempo fa, un ampio consenso sosteneva che, nonostante le emissioni di carbone stessero aumentando, lo stavano facendo ad un ritmo decrescente grazie agli sforzi politici internazionali. Sì, gli uragani sono diventati più forti e più frequenti. Sì, i ghiacciai alpini si stanno sciogliendo. Sì, i livelli del mare stanno crescendo. Ma almeno siamo stati capaci negli anni passati di rallentare le emissioni, così pensavamo. Ma dalla settimana scorsa sappiamo che neppure questo è vero.

Dopo una stagnazione nelle emissioni globali di carbone, il 2017 segna un ulteriore aumento dell’inquinamento. Ci sono ovviamente altri paesi che hanno scelto di prendere l’iniziativa per mitigare il cambio climatico, come la Scozia e la Danimarca. Tuttavia, tutto quello che si è provato finora è apparentemente non abbastanza. Stiamo correndo a velocità accelerata verso la scogliera, rischiando di cadere in un abisso sconosciuto. E l’ignoranza delle soluzioni che ci sarebbero a disposizione è sconcertante.

Nessuna tassazione senza cooperazione

Il problema cruciale è il seguente: quelli che inquinano non sono direttamente colpiti dal loro inquinamento. Io inquino l’ambiente producendo schermi per TV e ricavando profitto dalla vendita degli schermi, ma io non mi assumo i costi di un disastro naturale causato dal mio inquinamento. Questo è quello che gli economisti chiamano “esternalità negativa”, un concetto che è stato noto per 85 anni, quando Arthur Celil Pigou lo avanzò.

La sua soluzione alle esternalità era semplice: fare pagare a chi inquina per il carbone che emette! A meno che chi inquina non subisce il peso finanziario di pompare gas a effetto serra nell’atmosfera, continuerà a farlo. Economicamente parlando, introdurre una tassa sul carbone è la via più efficace di affrontare le emissioni in eccesso. Politicamente parlando, fare pagare le compagnie è una questione controversa. Considerato che potrebbero muoversi all’estero al momento di affrontare una tassa domestica, solo una tassa a livello globale avrà l’impatto richiesto.

Quanto possa essere difficile l’implementazione di tale tassa globale diventa ripetutamente visibile. Lo scandalo attuale dei paradisi fiscali rivelato dai “Paradise Papers” riflette i problemi di far pagare alle persone le loro tasse quando ci si può semplicemente trasferire in isole caraibiche con bassa imposizione fiscale. Nessuna tassazione senza una cooperazione globale: non è facile parlare di fare in modo che tutti i paesi mettano una tassa sul carbone, ma una volta che i tre più grandi paesi inquinanti, Cina, Stati Uniti e India inizino a mostrare qualità di leader, ci staremo muovendo nella giusta direzione.

Chi inquina paga

Nel frattempo, abbiamo scelto la seconda e la terza migliore opzione, cioè un imperfetto regime di autorizzazioni per le emissioni e sovvenzioni per le risorse di energia rinnovabile. Saranno pure il prodotto di buone intenzioni ma non affrontano la radice della nostra disgrazia. Emettere carbone resta troppo economico, per cui c’è poco incentivo a passare al rinnovabile. Di conseguenza, le emissioni continuano ad aumentare, così come le temperature e i livelli del mane. Scogliera, caduta, schianto.

Nella nostra società consumistica, impazziamo nel cercare l’offerta e prodotti economici. Ciò che non realizziamo è che qualcun altro paga i costi le etichette a basso prezzo: con il lavoro infantile, in fabbriche che sfruttano i lavoratori, o attraverso lo spreco di risorse. Quando si tratta di degrado ambientale, il nostro comportamento solito è insostenibile. È giunto il tempo di pagare un giusto prezzo per l’inquinamento.

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