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Inumani e Dotati – La Sfida

di Elisa Tomasi

Pubblicato il

Quest’autunno ABC e Fox hanno deciso di darsi alla genetica, alla mutazione genetica, attraverso Inumani e Dotati pescati entrambi dallo stesso pool, o quantomeno frutto degli stessi creatori Stan Lee e Jack Kirby, da due versanti differenti. Per la serie del ABC Marvel Inhumans gli agenti contaminanti sono: l’universo già ben popolato di Marvel Television all’interno dell’emittente stessa di cui capofila è Agents of S.H.I.E.L.D. mentre per il suo nuovo The Gifted la Fox ha scomodato col nome di Bryan Singer la saga cinematografica degli X Men.

 

poster Inhumans/The Gited

Due prodotti all’apparenza molto simili con la premessa di andare ad indagare sulle difficoltà dell’essere diversi, che però si sviluppano e risultano totalmente differenti, la sfida che Inumani e Dotati mettono in campo sul ring televisivo, è uno scontro di visoni, di ascolti e un potenziale confronto tra ciò che gli uni e gli altri ritengono sia il fattore umano. Questo incontro-scontro tra Inumani e Dotati potrebbe essere una buona occasione non solo per decidere quale delle due serie vale la pena vedere, poiché entrambe sono, chi più chi meno, verso la fine del loro percorso, anche se The Gifted è iniziato in ritardo rispetto ad Inhumans, ma anche un modo per soppesare i fragili equilibri che intercorrono tra le buone intenzioni e i disastrosi risultati finali.

BREVI STORIE “SPOLIERIZZANTI”( ma anche no)

Partendo dalla serie più screditata delle due quella di Scott Buck, Marvel Inhumans si apre con la famosissima massima shakespeariana “C’è del marcio sulla Luna”, nelle prime puntate veniamo a conoscenza della presenza sul satellite terrestre della Città-Stato di Attilan, ultimo barlume della civiltà degli Inumani, rifugiatasi qui da tempo immemore, governata dalla famiglia reale, il cui ordine sociale è stabilito dal Consiglio Genetico, che suddivide la popolazione in caste sulla base delle potenzialità inumane dopo il processo di iniziazione alla comunità tramite la Terrogenesi, che tramite lo scioglimento di cristalli in una sauna svela i poteri dei preadolescenti. In questo clima “idilliaco” si sviluppa lo pseudo dramma shakespeariano, in un miscuglio tra l’Amleto e il Riccardo III , il bastardo dei Bolton, il fratello del re, Maximus (Iwan Rheon) cospira a corte e s’impone come re usurpatore, esiliando la famiglia reale sulla Terra.

Il suolo terreste per la precisione le Hawaii divengono per gli esuli, il re Black Bolt, la regina Medusa, la principessa Crystal, i cugini Gorgon e Karnak, l’entità aliena che si trovano a girovagare nel vano tentativo di riunirsi dopo il disastroso teletrasporto in extremis praticato dal mastino Lockjaw.

Passando alla creatura di Matt Nix, The Gifted è ambientato nella ridente e aperta città di Atlanta, sud degli Stati Uniti, dove i portatori del gene X per la loro sicurezza e quella degli altri vengono raccolti in Centri per l’Accoglienza la Detenzione dei Mutanti. Una famiglia della middle class americana, tenutasi sempre a rispettosa e indifferente distanza da queste pratiche governative, si ritrova catapultata nel mondo dei mutanti clandestini dopo che i due figlioletti Andy e Lauren distruggono la scuola e fanno coming out quali appartenenti alla popolazione dei geneticamente differenti. Così il vampiro Bill il prosecutore Reed (Stephen Moyer) e sua moglie, la psicopatica Root l’infermiera Kate (Amy Acker), si ritrovano a dover rifugiarsi ai margini della società in compagnia di personaggi come Polaris, Eclipse, Dreamer, Thunderbird, Blink.

LA DIVERSITA’

Inumani e Dotati si trovano dunque immersi in due realtà discordanti tra loro pur rappresentando sempre il tema del diverso.

Inhumans parte dal principio del diverso come alieno, capovolgendo la prospettiva dell’alterità come normalità e definendo così le Hawaii come territorio ignoto, mentre The Gifted pone il diverso quale scarto, sociale, generazionale e soprattutto evolutivo. Questi due approcci sono evidenti fin dalle prime battute in entrambe le serie che iniziano con una fuga e che al primo contatto tra personaggi

in Inhumans si dice:

-You’re one of us.

-Who are we?

-We’re Inhumans.

Mentre in The Gifted:

-Who are you?

-Just a couple of freaks same as you.

La difficoltà che però ha dimostrato la serie della ABC nel raccontarsi fino ad ora è rispecchiata anche in questo breve scambio tra due Inumani e cioè la mancanza di approfondimento, la linearità fin troppo semplicistica che appiattisce i personaggi che ci vengono presentati, se lo scambio di battute tra i due Dotati ci esprime non solo senso di appartenenza ma anche una condizione di malessere sociale che si rispecchia anche nell’immagine visiva che ci viene data dal luogo lugubre in cui si svolge la conversazione e dall’azione drammatica disperata della fuga, nella scena invece della foresta tropicale dei due Inumani non è donata altra informazione che quella dettata a voce.

Questa scarsa sensibilità nel dotare i propri personaggi di qualcosa di più che una motivazione esterna per il loro agire, privandoli di una vera e propria dimensione, scusate il termine, umana, penalizza la validità del racconto della serie che appare a tratti ridicola poiché immotivata. In Inhumans avviene così che i personaggi sembrano vagare, distaccati l’uno dall’altro, e coinvolti in avvenimenti in cui loro malgrado sembrano essere capitati per caso.

Al contrario The Gifted dimostra più maturità espressiva nella delicata costruzione del suo arco narrativo che posa solide basi grazie all’accortezza dimostrata nello sviluppo dei personaggi, potendosi così permettere di sviluppare più linee narrative senza disperdere il carico drammatico della vicenda raccontata.

Esemplare su questa differenza tra le due serie l’utilizzo degli effetti speciali che coinvolgono in particolar modo i poteri di Inumani e Dotati. In Inhumans questi sono utilizzati spesso ad evidenziare un momento spettacolare come si trattasse quasi di scene di sospensione della storia, con risultati sgradevoli alla vista poiché decontestualizzati e riprodotti come meri elementi meravigliosi, gli effetti, traspaiono in tutta la loro artificiosità e ristrettezza di budget rispetto alle grafiche cinematografiche. The Gifted invece cerca nel loro artificio di trovare elementi quotidiani e vicini al sentire comune, come i piccoli, preziosi gesti tra due innamorati, o due ragazzini che cercano di svaligiare i sacchetti di patatine da un distributore automatico.

Inumani e Dotati quindi, a voi la scelta di mutazione.

Non per influenzare ma Stan Lee a quanto pare si è già deciso: è apparso sotto la scritta del bar Tex’s Lounge, dove l’illuminazione funzionava solamente sulla X di Tex. Lascio a voi immaginare dove questa compariva tra le due serie.

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