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Ad est ad est… L’importanza di chiamarsi Lebron.

di Francesco Lupotti

Pubblicato il

Ad Ovest tutto scorre liscio secondo le previsioni. I campioni dei Warriors sono lì, verso la vetta, dove li aspettavamo, con Houston, Clippers e San Antonio. Memphis stupisce un po’, ma non troppo.

Per questo motivo parleremo di Est oggi.

La situazione ad est era molto semplice: Cavs o Celtics, il resto è probabilmente tutto da rivedere e nessuno è davvero in grado di arrivare fino in fondo.

Ma se Boston, nonostante il grave infortunio di Hayward (disabled player exception approvata di 8.4 milioni per la franchigia), si trova esattamente dove l’aspettavamo grazie ad un grande Irving che segna oltre 20 punti a gara di media (il miglior debuttante dai tempi di KG e Ray Allen in maglia Celtics) il problema sono i Cavs.

Ebbene sì, con 4 sconfitte nelle ultime 5 gare i campioni dell’Est sono in caduta libera e coach Lue, nell’ultima conferenza stampa, ha definito la sua squadra “inaccettabile”, soffermandosi sopratutto a parlare di difesa, di meccanismi dei nuovi arrivi (meglio Rose di Wade al momento) e momento particolare.

Lebron, che nelle difficoltà si è sempre presentato ai microfoni, si è tenuto vago come è giusto in questo periodo della stagione che, per sua stessa definizione, è “ancora lunga”. Non so voi… ma dal giocatore che dopo aver perso gara 5 delle finali ha dichiarato che per gara 6 si sentiva “Tranquillo, perché sono il migliore giocatore del mondo” tutta questa tranquillità a me spaventa. Perse quella finale, per la cronaca. Ma occhio a questa stagione. Farà scintille.

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