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Suburra, la serie – Recensione

di Luca Leardini

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Dieci anni dopo Romanzo Criminale è uscita il 6 ottobre la prima produzione originale per Netflix Italia: “Suburra – la serie”.   In 10 episodi, i primi due diretti da Michele Placido, Suburra traccia il bilancio di 10 anni di serialità italiana. Grazie a Sky e Netflix infatti, progetti ambiziosi come Gomorra, 1992 The Young Pope hanno visto la luce e sono diventati alcuni dei nostri prodotti per la televisione più apprezzati in tutto il mondo.

La serie è il prequel di “Suburra – il film” (diretto da Stefano Sollima, 2015) che si prende finalmente il suo tempo per scavare nell’intimità dei personaggi sia storici che nuovi, seguendone l’evoluzione personale. Sarà proprio questa analisi l’elemento portante di tutto lo show.

***Se non avete visto ancora la serie fermatevi qui, lo spoiler è sempre in agguato!***

Gli Anacleti – ovvero gli “zingari demmerda”

Gli Anacleti

Come in ogni saga che si rispetti anche in Suburra la lotta per il controllo della città vede scontrarsi sia clan che personaggi solitari.

Tra questi vi è la famiglia Anacleti, una vera e propria tribù con regole proprie. Nella loro villa, tutto stucchi d’oro e decorazioni barocche, i bambini giocano e gli adulti seguono i loro affari malavitosi. Manfredo Anacleti, interpretato ancora una volta da Adamo Dionisi, è il capofamiglia: colui che decide vita e morte di tutti i membri tra cui Spadino, all’anagrafe Alberto Anacleti e interpretato da Giacomo Ferrara. Cresta, macchina lussuosa d’ordinanza e vestito in maniera discutibile, Spadino fatica a trovare il suo spazio nel mondo. Il suo malessere è celato nella sua risata isterica e nel suo sguardo allucinato: non è facile essere zingaro, criminale e per di più omosessuale.

Gli Adami – “i cravattari de Ostia”

Flavia e Aureliano Adami

Flavia e Aureliano Adami

Gli Adami governano Ostia dal loro ristorante sul mare. Le dinamiche famigliari tra i loro componenti sono una delle caratteristiche più interessanti di tutta la serie. Aureliano Adami, secondogenito della famiglia e interpretato da Alessandro Borghi, è Numero 8 prima di essere Numero 8. Incapace di sottostare ai comandi del padre-padrone si crea la sua strada nella malavita romana associandosi a Spadino e a Lele.

La sorella Livia, voce e corpo di Barbara Chichiarellicerca di mediare tra il padre e il fratello. Nonostante la sua buona volontà, il calcolo e la freddezza, non riesce ad arginare l’irruenza di Aureliano che la taglia fuori dagli affari della famiglia dopo la morte del padre.

Il Samurai – Roma non si può governare, ma solo amministrare

Al vertice della piramide criminale c’è Samurai, un freelancer della malavita. La sua figura solitaria nasconde il burattinaio della malavita romana. Non potrebbe vivere da nessun’altra parte se non nella città eterna, ne conosce i tempi e i segreti ed è inoltre il punto di riferimento di tutte le famiglie malavitose. Il Samurai non è quasi mai violento, gli basta muovere qualche pedina per eliminare i suoi nemici. E se tutti vanno in giro in BMW e Mercedes, lui tiene un profilo basso preferendo uno scooterone. Interpretato da Claudio Amendola nel film, viene impersonato nella serie da Francesco Acquaroli.

Mafia, Stato e Chiesa – la santa Trinità

Le storie criminali si intrecciano e si mischiano anche agli affari della Chiesa, grazie alla mediazione di una ambiziosa Sara Monaschi, revisore dei conti in Vaticano. Purtroppo l’interpretazione di Claudia Gerini  ha ancora un sapore di fiction, che non ha permesso a Suburra di fare il grande salto.

Sara oltre ad avere tanti segreti ha anche un amante: Gabriele (Eduardo Valdarnini). Figlio di un poliziotto, frequenta la Roma bene, spaccia e organizza feste a base di cocaina e prostitute soprattutto per cardinali e monsignori. La sua ingenuità lo trascina in una situazione più grande di lui e sarà costretto a fare il doppio gioco con tutti : Aureliano, Spadino, Samurai e Sara, complicando la trama.

Amedeo Cinaglia - Filippo Nigro

Filippo Nigro è Amedeo Cinaglia

Lo Stato è, infine, Amedeo Cinaglia, presidente del Consiglio Comunale di Roma. Politico incorruttibile che va al lavoro in autobus, dopo il primo assaggio di potere ne diventa subito dipendente. A 20 giorni dalle dimissioni del Sindaco dovrà far approvare una ordinanza, incalzato da Samurai che gli promette in cambio una spinta alla sua carriera e la poltrona di sindaco.

È proprio lui il collegamento tra la Roma illegale e quella legale ed il personaggio che evolve in maniera più significativa, molto ben interpretato da Filippo Nigro .

Sigla e colonna sonora

Il sottobosco strisciante, di intrecci e di interessi che trasformano persone normali in farabutti che non temono di sporcarsi di sangue è riassunto dalla colonna sonora de Er Piotta, 7 vizi capitale. La sigla è anch’essa una piccola chicca: una strada di sampietrini che si alzano, si muovono come insetti striscianti sotto pelle, fino a comporre la scritta “Suburra“.

Pensavamo di avere fatto il salto di qualità con questa serie, ma a Suburra non ha giovato essere venuta dopo show come Romanzo Criminale e Gomorra. La fatica nel togliersi di dosso l’aura di fiction all’italiana è palpabile e Netflix ha giocato sul sicuro proponendo un prodotto già “testato”. Avremmo preferito che si osasse qualcosa in più, ma d’altronde siamo solo all’inizio.

Suburra, la serie

 

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