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American Gods…plus one (Neil Gaiman)

di Giulia Rupi

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“Non sono più i tempi di una volta!” Quante volte lo abbiamo sentito dire da nonni e bisnonni, e chi prima di noi dai loro nonni o bisnonni, e chi prima di loro….sì, insomma, i tempi cambiano, e con essi le abitudini, gli strumenti che accompagnano la nostra vita quotidiana e, se non ci avevate mai pensato, anche gli dei. E se il dio del denaro, o gli dei della fama, della tecnologia non fossero solo miti moderni (per quanto veri e assolutamente presenti e potenti), ma avessero un corpo ed una personalità e volessero soppiantare gli dei antichi? È lo scenario che ci si prospetta con American Gods, ed è uno scenario elettrizzante.

American GodsLa sconfinata fantasia di Neil Gaiman, capace di dar vita a universi dal fascino grottesco attraverso le parole, è la spinta creatrice alla base di American Gods, un’opera televisiva prodotta per il canale Starz sulla base dell’omonimo libro, una serie sconcertante ed illuminante allo stesso tempo, sulle divinità e sul concetto stesso di divinità. Lo humor nero e dissacrante, i toni molto spinti ed i colori forti che la contraddistinguono stanno inesorabilmente conquistando il pubblico, affezionato e non a Gaiman, famoso internazionalmente come scrittore di fantasy e fantascienza .

I presupposti della storia sono abbastanza realistici: Shadow Moon (Ricky Whittle) è un ex detenuto appena rilasciato dal carcere che viene ingaggiato come guardia del corpo da un tale sconosciuto ed inquietante che si fa chiamare Wednesday (Ian Mcshane), il tutto durante il suo viaggio di ritorno alla vita che aveva lasciato e da sua moglie, che aveva promesso di attendere il suo rilascio. La vicenda prende una piega interessante e rivela la sua carica fantasy quando si capisce che Shadow non ritornerà mai alla sua vita prima del carcere e si ritroverà, invece, ad avere a che fare con “una moglie cadavere” che torna nel mondo dei vivi per assisterlo e proteggerlo nelle sue avventure con Wednesday, e con delle divinità, alcune strane, altre malvagie e crudeli, ma tutte assolutamente affascinanti.

American Gods

Mad Sweeney

Episodio dopo episodio, compaiono le versioni personificate degli dei antichi di tutto il mondo e degli idoli moderni che popolano l’America, arrivati in tempi immemori da ogni parte del mondo insieme agli immigrati che rendono questo paese così multiculturale. Un tripudio (o un melting pot?) di dei arroganti e pericolosi, fra cui Thoth e Anubi dall’Egitto, la regina di Saba di tradizione etiope che ottiene il suo potere quasi divino da vittime che sacrifica durante il sesso, o anche il pazzo lepricauno irlandese Mad Sweeney. Per non parlare dei buffi (per il vizio dell’alcolismo) ma severi dei slavi e della quantità infinita di Gesù, ognuno appartenente ai diversi rami e culture cristiani, che Shadow incontrerà.

American Gods

Neil Gaiman

La creatività di Gaiman si spreca, ma la caratteristica più interessante e degna di nota di American Gods è che sia i personaggi e le situazioni evocati nel libro, sia la rappresentazione televisiva trasmettono un senso di incertezza e presagio di tempesta imminente sconcertanti per lo spettatore. È l’effetto dell’abilità di Gaiman come scrittore e anche degli ideatori della serie (Bryan Fuller e Michael Green), che sono riusciti a creare un’opera che traspira un iperrealismo provocatorio, nella misura in cui porta lo spettatore, attraverso una sensazione di disagio inspiegabile, a chiedersi qual è l’elemento del libro e della serie che stoni in un quadro che potrebbe essere perfettamente realistico. È qui che sta la chiave per leggere le opere di Gaiman, cartacee e sullo schermo, e per dare alle vicende che racconta una terza dimensione, quella esistenziale, come in questa citazione tratta dal libro.

People believe, thought Shadow. It’s what people do. They believe, and then they do not take responsibility for their beliefs; they conjure things, and do not trust the conjuration. People populate the darkness; with ghosts, with gods, with electrons, with tales. People imagine, and people believe; and it is that rock solid belief, that makes things happen.

[Le persone credono, pensò Shadow. È questo che fanno le persone. Credono e poi non si prendono la responsabilità per le loro credenze; si immaginano cose, e non si fidano poi di ciò che immaginano. Le persone popolano l’oscurità con fantasmi, dei, elettroni e storie. Le persone immaginano e le persone credono; ed è quella credenza solida come una roccia che fa sì che le cose succedano]

Che scegliate di leggere il libro di American Gods, guardare la serie tv, o che decidiate di fermarvi anche solo alla lettura di questa recensione, che siate esistenzialisti o meno, religiosi o non religiosi, quello che non dovete dimenticare è che gli dei e gli idoli in qualche modo esistono e forse sempre esisteranno. E alcuni sono necessari e magnifici. Proprio come Neil Gaiman.

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