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Una metamorfosi iraniana: l’ingiustizia si abbatte sul fumetto

di Enrico Cantarelli

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Una metamorfosi iranianaNel mese in cui Parlando con le nuvole affronta il tema dell’ingiustizia ho scelto di parlare di un argomento che riguarda da vicino chi i fumetti li scrive e li disegna: la violazione del diritto di espressione. Una metamorfosi iraniana è l’autobiografia in formato graphic novel di un fumettista iraniano che dal 2006 al 2011 ha vissuto un dramma purtroppo comune ad altri artisti.

Mana Neyestani, giornalista e fumettista classe ’73, oggi vive con la moglie in Francia. Ha ottenuto lo status di rifugiato politico dopo innumerevoli difficoltà. Una metamorfosi iranianaL’anno successivo al suo arrivo in Europa l’autore ci ha donato Una metamorfosi iraniana, la toccante storia di quei terribili cinque anni, e Coconino ha pubblicato il libro in una pregevole edizione brossurata.

«Tutto è cominciato con uno scarafaggio» recita il sottotitolo del primo capitolo dell’opera. La memoria viaggia subito verso l’incipit del più celebre romanzo di Kafka, ma in questo caso l’insetto è disegnato e pronuncia una parola inconsapevolmente sbagliata. «Namana», il vocabolo in questione che significa «cosa?», è usato correntemente nell’idioma azeri ma anche nel linguaggio informale farsi. Purtroppo i turchi iraniani interpretano l’illustrazione come un insulto alla loro etnia e da quel momento cominciano le tribolazioni di Neyestani, che viene imprigionato insieme a Mehrdad, il caporedattore del giornale.

Una metamorfosi iranianaLe similitudini di Una metamorfosi iraniana con i lavori di Kafka non si limitano alla figura dello scarafaggio: il protagonista del graphic novel incarna in parte le caratteristiche di Gregor Samsa e di Josef K. Infatti Neyestani è colpito dall’alienazione e dallo spiazzamento per la sua incarcerazione e subisce passivamente le insane logiche di una giustizia che tutto si rivela tranne che giusta.

Il protagonista si trasforma da stimato fumettista e giornalista in prigioniero colpevole di aver insultato parte del popolo iraniano e fomentato i disordini scoppiati a seguito della pubblicazione della vignetta. È chiaramente un capro espiatorio per una situazione politica e religiosa ben più complessa: una vittima di un sistema che spesso utilizza un pretesto per alimentare scontri e paure tra gruppi diversi. Come Gregor Samsa subisce una mutazione, non tanto nel fisico quanto nell’animo.

Una metamorfosi iranianaMana Neyestani cambia identità due volte nel corso di Una metamorfosi iraniana. Come il personaggio de La metamorfosi d’un tratto semplicemente egli non esiste più e viene sostituito da un altro essere. È una spersonalizzazione necessaria, dovuta alla condizione di clandestinità in cui versa il protagonista. «Mi guardo allo specchio. Ancora una volta, Mana Neyestani non esiste più. Mi chiamo Sylvain Dubre, nato nella periferia di Parigi».

Lo straniamento di Neyestani è palpabile in tutta l’opera: egli fatica a comprendere come un disegno possa provocare reazioni violente, anche a seguito delle numerose lettere di scuse. Risulta chiaro come la libertà di espressione sia seriamente compromessa in Iran. Si tratta di un tema che di recente ha acceso polemiche e generato episodi tragici, come il caso Charlie Hebdo.

La vena satirica di Mana Neyestani è meno accesa rispetto al giornale francese, ma è ben presente in Una metamorfosi iraniana. L’autore riesce a mantenere un tono leggero con spunti comici che si alternano ai momenti drammatici. Una metamorfosi iranianaSpesso utilizza caricature o elementi visivi che esulano dalla realtà e ci fanno volare nei pensieri e nelle fantasie del fumettista. Disegni che fungono da metafore delle sensazioni del protagonista e sfociano nell’assurdo. Una delle tavole più intense del libro è quella in cui Neyestani spicca il volo con un paio di ali e sfonda il riquadro della vignetta.

Le immagini del fumetto sono tutte eseguite in un bianco e nero preciso ed essenziale, finalizzato a non caricare le tavole di elementi superflui. L’attenzione maggiore è rivolta agli esseri umani, non tanto agli ambienti: le espressioni dei personaggi svolgono un ruolo basilare e trasmettono al lettore emozioni contrastanti. Lo stile di Neyestani è fortemente originale, accostabile in parte a certi autori di scuola francese.

Una metamorfosi iraniana è un graphic novel autobiografico che, nonostante il tema tragico, mantiene una delicatezza tale da renderlo un perfetto mix di dramma e humor. La capacità di Neyestani di sdrammatizzare le situazioni più critiche che ha vissuto in prima persona è l’arma vincente di un libro che ci fa riflettere sulla libertà di stampa e sull’ingiustizia di regimi che tentano di soffocarla.

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