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Rapporto “Global Trends” UNHCR 2016: le crisi in Siria e in Sud Sudan ridisegnano lo scenario degli sfollati nel mondo

di Arianna Beccaletto

Pubblicato il

sfollati65.6 milioni di sfollati nel mondo, di cui 10.3 milioni solo nel 2016 a causa di conflitti, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. Una media di 20 persone al minuto l’anno scorso si sono ritrovate forzatamente in questa condizione.

Questi i primi numeri che saltano all’occhio scorrendo il rapporto annuale “Global Trends” dell’UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati), rilasciato lo scorso giugno.

Dei 65.6 milioni sopracitati, 22 milioni e mezzo risultano essere rifugiati a fine 2016. Di questi 17.2 milioni si trovano sotto il mandato UNHCR e 5.3 milioni sono stati registrati dall’UNRWA, Agenzia ONU per il soccorso e l’occupazione de rifugiati palestinesi.

Accanto a loro 40.3 milioni risultano essere sfollati all’interno del proprio Paese e 2.8 milioni sono richiedenti asilo.

Guida la triste classifica dei Paesi con il maggior numero di sfollati la Siria (12 milioni a fine 2016), unica nazione in cui questa condizione accomuna più della metà della popolazione. Seguono Colombia (7.7 milioni) e Afghanistan (4.7 milioni).

La crisi nel Sud Sudan ha portato lo scorso anno a una crescita dell’85% di rifugiati e sfollati all’interno del Paese.

RIFUGIATI

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Un aumento del 65% negli ultimi cinque anni e una del 7% (1.1 milioni) solo nel 2016: questo lo scenario attuale della popolazione di rifugiati nel mondo. Solamente il conflitto siriano ha generato nell’ultimo anno 824.400 rifugiati, a cui si vanno a sommare i 737.400 causati dalla crisi sub-Sahariana in Africa.

Quali Paesi li ospitano? In primis la Turchia (2.9 milioni a fine 2016), seguita dal Pakistan (1.4 milioni) e dal Libano (1 milione).

Siria (5.5 milioni) e Sud Sudan (1.4 milioni) sono rispettivamente il primo e il terzo Paese d’origine dei rifugiati. Al secondo posto l’Afghanistan, con 2.5 milioni di rifugiati nel mondo.

Al fine di fronteggiare quest’emergenza gli Stati membri dell’ONU nel settembre 2016 hanno adottato la “Dichiarazione di New York per rifugiati e migranti” che si pone l’obiettivo di ricercare soluzioni durature facendo leva sulla cooperazione internazionale al fine di garantire protezione alla popolazione mondiale dei rifugiati.

La soluzione che al momento risulta essere maggiormente efficace è il rimpatrio volontario: 552.200 rifugiati (di cui 384.000 in Afghanistan e 37.200 in Sudan) hanno fatto ritorno nel proprio Paese nel 2016, confermando il trend positivo già registrato negli anni precedenti.

Quasi 190.000 rifugiati sono stati invece insediati in Paesi terzi, non avendo trovato risposta ai propri bisogni nel Paese in cui erano migrati in un primo momento. 37 Stati hanno preso parte al programma di re-insediamento promosso dall’UNHCR, con gli Stati Uniti in testa (96.900 rifugiati) seguiti dal Canada (46.700) e dall’Australia (27.600).

La terza soluzione consiste nella naturalizzazione e nell’ottenimento della cittadinanza nel Paese in cui si richiede asilo. Nel 2016 sono stati naturalizzati 23mila rifugiati, di cui 16.300 solo in Canada.

SFOLLATI ALL’INTERNO DEI CONFINI DEL PROPRIO PAESE

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5 milioni e mezzo di nuovi sfollati all’interno del proprio Paese e 6 milioni e mezzo tornati alla loro area di origine: questi i numeri del 2016.

Secondo fonti governative è la Colombia lo Stato con il maggior numero di sfollati (7.4 milioni), seguita da Siria (6.3 milioni) e Iraq (3.6 milioni).

Coloro che hanno fatto ritorno nella loro zona di origine spesso però hanno ritrovato le loro proprietà confiscate, occupate o distrutte: sebbene nel 2016 si sia registrato il più alto numero di ritorni dal 2011, questo non è dunque equivalso a un miglioramento delle condizioni degli ex sfollati.

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