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Scompaginati – Nasce la Rubrica di Letteratura di Discorsivo

di Erika Biggio

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Parlare di letteratura è sempre complicato: per sua stessa natura, non è mai oggettiva, mai semplice e mai scontata. Eppure chiunque ami leggere ha, di solito, anche voglia di parlare e condividere le sensazioni che quel particolare libro gli ha provocato, e ciò rende la lettura uno dei più intimi momenti umani e uno dei più socializzanti; avete mai fatto amicizia parlando di un romanzo? Avete mai rivalutato una persona che prima non vi piaceva perché amate lo stesso autore? Avete mai riletto un libro trovandolo totalmente diverso perché voi siete cambiati?

La mia mamma mi mise in mano il primo libro che ancora non sapevo nemmeno leggere e non ho mai lasciato la presa. Per anni leggere, per me, è stato naturale come respirare, non mi sono mai interrogata sul perché fosse così fondamentale nella mia vita, mi sono sempre e solo chiesta perché non fosse così anche per gli altri: negli anni il lettore più attento impara che ogni libro è una scelta ben precisa e che crea un bagaglio di conoscenza che prima o poi darà i suoi frutti nella vita quotidiana di ognuno di noi, influenzando ogni scelta che compiamo. Proprio per questi motivi Discorsivo non poteva non aprire la sua rubrica di letteratura, mettendo insieme le menti di quattro lettrici molto diverse tra loro. Queste siamo noi.

Un libro lo apro come si fa con una porta, ma con la mano sinistra, come se già sapessi di entrare in un mondo diverso dal mio solito. Dove non sarò io a decidere, ma seguirò le scelte e il destino di quei personaggi folli, saggi, viziosi che ci troverò dentro. Ma ho un ruolo, perché il mio essere me stessa plasma le mie percezioni: le parole penetrano, sbattono e rimbombano lasciando suoni ed echi differenti a seconda delle mie esperienze, della materia di cui sono composta e delle idee che già occupano lo spazio dentro di me. E le parole si annidano, creano fori da cui passa nuova luce e cadono su terreni che possono farle fiorire. Leggere è anche un atto di libertà. Libertà di viaggiare dove desidero, di ascoltare chi è morto da tempo e  non potrei mai incontrare, di chiudere un discorso a metà, di spaventarmi riconoscendo in un terribile personaggio i miei stessi pensieri. Leggere di politica, di natura, di sesso, di spiritualità per scoprire punti di vista che mi rendano più consapevole e ampia. E poi ci sono le storie, perché Dio il settimo giorno, dopo aver creato tutto quel marasma di cose e animali e anime ed emozioni e desideri, si è seduto ed ha pensato “Ecco, adesso iniziamo a raccontare”.  E la narrazione dà un senso al tutto.  Però la letteratura più bella non è chiusa dentro ad un momento, ma cammina con me sempre. Quando decido che quella sigaretta è davvero l’ultima o di restare nella mia mediocrità, mentre mi accorgo che la sensazione che provo oggi qualcuno l’ha chiamata “male di vivere”, che quel tizio fricchettone che ho di fronte potrebbe aver salvato tre orfani con la sua bizzarra capacità di amare, che per tornare alla mia Itaca dovrò affrontare molte prove e va bene così, che un nuovo amico va addomesticato,  che sono una babbana ma anche per me l’amore vince sulla morte. I libri sanno renderci più umani, se glielo permettiamo. Ci rendono unici ma anche parte di un tutto. Ci fanno aprire nuove porte, con la mano destra, nel mondo reale.

Leggo per passare il tempo. Leggo dappertutto.

Leggo per distrarmi. Leggo prima di un esame, di un colloquio, mentre sto aspettando una visita importante. Leggo per rilassarmi. Leggo la sera, dopo pranzo, nel pomeriggio, quando sono in tensione, quando sono di cattivo umore.

Adoro il momento in cui entro in un mondo parallelo, mentre il tempo intorno a me sembra essersi fermato.

Leggo per curiosità. Leggo perché sono attratta dalla copertina o dal titolo, e alle volte anche dalla trama. Leggo perché mi hanno consigliato il libro, perché conosco il titolo ma non la storia, perché non so assolutamente nulla dell’autore. Leggo perché voglio perdermi in luoghi sconosciuti e lontani per poi scoprire che non sono così sconosciuti né così lontani. Leggo perché voglio sapere come viene descritta una situazione che già conosco ma mi sorprendo ogni volta a focalizzare l’attenzione su dettagli sempre nuovi.

Spesso non mi ricordo se una vicenda l’ho vista, sognata o solo letta.

Leggo per imparare. Leggo per migliorare il lessico e la grammatica (leggo per automatizzare l’uso del congiuntivo). Leggo per conoscere nuove persone, nuove abitudini, nuovi modi di pensare. Leggo per trovare idee con sui sono d’accordo e per trovarne altre con cui non sono d’accordo. Leggo per scoprire i pro e i contro. Leggo per scoprire che un libro è fatto di spazi e parole, e che gli spazi valgono tanto quanto le parole.

Adoro fare citazioni e collegare il libro alla realtà, o la realtà al libro.

Leggo per necessità. Leggo per scovare la mia idea tra le parole di un altro. Leggo perché ogni libro ha in sé una stilla di umanità e rappresenta l’uomo così com’è, nel sua totalità, senza soluzioni di comodo.

 

La letteratura, secondo definizione, dovrebbe essere l’insieme dei testi prodotti da una civiltà, ma dal mio punto di vista c’è anche una sottile componente che rende l’unione di concetti e parole qualcosa di più complesso e straordinario: lo spirito di chi ha scritto e del Suo Tempo.

E che cos’è, se non quella scintilla che ci tiene svegli la notte con un libro in mano, a raccontarci la vecchia storia del “un altro capitolo e poi basta”?

 

Mi è stato chiesto di scrivere perché mi piace leggere. Non esiste una frase breve o semplice per rispondere alla domanda. Quella per la lettura è una passione nata e cresciuta con me e affonda le sue radici nelle gite domenicali in libreria, dove mi perdevo in quel mondo fatto di carta e cartoncino, colori e disegni.

Nutrire la mia passione per la lettura significa non fermarsi mai davanti a una copertina, ma esplorare il mondo sotto la sua superficie, immergermi fra quelle parole e osservare la mia vita riflessa tra quelle pagine, perché in ogni storia e ogni personaggio una piccola parte di noi stessi cerca sé stessa e le proprie esperienze.

E quando ho finito di leggere una storia, sono molte le sensazioni a rimanermi addosso: soddisfazione e tristezza su tutte, ma anche voglia di ricominciare un altro libro per poter osservare il mondo da un nuovo punto di vista.

 

Leggere crea ponti, connessioni tra persone culture e idee lontanissime tra loro nello spazio e nel tempo, leggere ci permette di conoscere pur non avendo fatto esperienza diretta, prima di farla. Quanti di noi hanno letto di sesso prima ancora di provarlo? Trovo che la maggiore (e migliore) influenza che la letteratura possa avere sulle persone sia il nutrire la capacità di accettare il mondo che ci circonda: leggere ci rende più ricettivi nei confronti del diverso e meno suscettibili alle facilonerie di chi cerca di vendere frigoriferi agli eschimesi.

Credo che il punto focale delle nostre esperienze sia proprio come la lettura ci abbia permesso di migliorare noi stessi entrando intimamente in contatto con il mondo interiore di altre persone; scrivere è l’atto più grandioso che un essere umano possa compiere, quello che più ci avvicina al divino: la creazione di interi mondi dove prima non c’era che una pagina bianca.

Benvenuti a Scompaginati.

 

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