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Che lavoro fa…lo psicologo del lavoro

di Benedetta Giagnorio

Pubblicato il

“Cosa fai nella vita?”

“Sono psicologo del lavoro”

“Ah. Quindi sai indovinare dove c’è lavoro?”

“No, quella è fantascienza”

 

Io odio la psicologia del lavoro.

All’università, ho dato un solo esame di psicologia del lavoro, e anche male. Perlopiù ho dovuto leggere (e comprare) i libri scritti dal docente, uno dei quali non parlava neanche di lavoro. Per di più, non sono proprio tagliata per il lavoro in azienda: con la mia ingenuità, non capirei la metà delle cose che mi succedono attorno e verrei mangiata viva da qualche squalo arrivista manipolatore.

Detto questo, e forse a maggior ragione, capisco quanto sia importante avere psicologi nelle aziende, piccole o grandi che siano. Perché, direte voi? Per una serie di motivi, strettamente legati agli ambiti di cui si occupa uno psicologo del lavoro e delle organizzazioni.

  • Il motivo più conosciuto: selezionare personale decente.
Colloquio canino

I test attitudinali: quando essere cane diventa un malus. (Autore: Andrewgenn)

Il colloquio di lavoro: croce e delizia di tutti gli esseri umani dai 18 ai 65 anni (se va male). Tuttavia, se uno psicologo è presente al colloquio di lavoro, di sicuro non diventa un happy hour, ma potrebbe perlomeno evitare di mandare sottoterra l’autostima del candidato. Qualcuno mi disse che un colloquio di lavoro fatto bene è quello che ci permette di uscire dalla porta dell’ufficio a testa alta e con un ricordo, se non positivo, perlomeno non disastroso.

Oltre a rendere il colloquio un’esperienza poco traumatica, lo psicologo del lavoro deve anche capire le modalità con cui scegliere il candidato migliore. Decenni fa, quando il mercato del lavoro era più semplice, un colloquio di lavoro significava piazzare la persona giusta al posto giusto. Oggi il lavoro è molto più fluido, incerto e in costante cambiamento: se una persona è giusta oggi non vuol dire che lo sia tra 5 anni.

È per questo motivo che si tende alla ricerca di persone flessibili, con una mente aperta e che sappiano adattarsi a un lavoro in costante cambiamento. Il difficile è trovarle, queste persone. Come condurreste un colloquio per trovare il candidato ideale? Vi fidereste del primo che vi risponde di essere una persona dinamica, flessibile, che si adatta al cambiamento? O forse del 57°?

  • Formare chi lavora lì da 4 giorni o da 40 anni

Se il lavoro cambia sempre forma, anche il lavoratore deve farlo. Dura lex, sed lex (del mercato). Per questo motivo, gli psicologi del lavoro si occupano anche di formazione del personale. Se l’azienda vuole stare al passo e rimanere competitiva, deve mantenere costantemente aggiornati i suoi dipendenti. La formazione, però, non è soltanto corsi sulla sicurezza o su nuovi macchinari innovativi: comprende l’apprendimento di tecniche di comunicazione efficace tra colleghi e con i clienti, di gestione delle relazioni con sottoposti e capi/manager, nonché di prevenzione dello stress sul lavoro e del mobbing.

Ora, per chi non sa cosa sia il mobbing, riassumendo male è l’equivalente del bullismo a livello aziendale. Succede quando un lavoratore, per esuberi o solo perché si è infami dentro, viene isolato dai colleghi con stratagemmi manipolatori, demansionato a fare fotocopie, chiuso in uno sgabuzzino e abusato psicologicamente con lo scopo ultimo di costringerlo a dare volontariamente le dimissioni. È una pratica nascosta, subdola e molto pericolosa che crea attivamente patologie come stati di ansia e forti depressioni. Intervenire sul mobbing già in atto è come intervenire a bullismo già avvenuto: difficile, molto complesso e di scarsa efficacia. È fondamentale quindi prevenire, sempre e comunque. E la prevenzione parte proprio dalla formazione.

  • Fare marketing e pubblicità che abbia un senso

Strano a dirsi, ma lo psicologo potrebbe anche essere un esperto di tecniche di marketing. La psicologia, infatti, si occupa anche di percezione a livello sensoriale (vista, udito,…) e a livello di pensieri e opinioni. Come persuadere un cliente a comprare il mio prodotto? Quali meccanismi cognitivi e percettivi guidano l’acquisto? Fin dagli anni ’50 queste domande hanno guidato generazioni di psicologi, pubblicitari, markettari e industriali. Banale a dirsi, ma come sappiamo negli ultimi 20 anni l’avvento di Internet e della tecnologia digitale ha rivoluzionato il modo di fare pubblicità, per cui anche i psicologi più esperti possono creare campagne pubblicitarie di dubbio gusto.

  • Gestire i gruppi di lavoro e fare team building
Team building con un pessimo finale

Dare forbici a impiegati bendati: questa sì che è fiducia! (Fonte: Dilbert)

Nelle grandi aziende, quelle dove il marchio è la tua famiglia e il capo gioca a golf con te al ritiro aziendale, si usa fare team building. Cos’è? Avete presente quelle attività di fiducia reciproca come buttarsi nelle braccia dell’altro o creare qualcosa bendati? Queste sarebbero attività che favoriscono la costruzione di un team di lavoro. Che ci si creda o meno, costruire una squadra dirigenziale che funziona è fondamentale per molte aziende e gli psicologi possono contribuire al loro successo. Basta che non chiedano ai manager di creare braccialetti dell’amicizia.

Lo psicologo del lavoro ideale fa questo ed altro. Purtroppo, diciamoci la verità, il vero psicologo del lavoro è come il Molise: non esiste.

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