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The Shadow Planet: intervista ai Blasteroid Bros, tra fantascienza retrò e horror d’autore

di Enrico Cantarelli

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The Shadow PlanetSpazio profondo. Un pianeta misterioso. Una richiesta d’aiuto. Entità malvagie in agguato. Se riconoscete questi temi ricorrenti nella fantascienza, allora amerete The Shadow Planet. Progetto di Radium realizzato tramite crowdfunding, quest’opera strizza notevolmente l’occhio alle storie sci-fi retro, con un tocco di horror che insaporisce il tutto.

The Shadow PlanetAutori di questo notevole fumetto in quattro capitoli – l’ultimo appena uscito online, mentre il cartaceo sarà in distribuzione a maggio – sono i Blasteroid Bros. Sotto i nomi di James Blasteroid e Johnny Blasteroid si nascondono rispettivamente lo sceneggiatore cesenate Giovanni Barbieri (docente alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e Reggio Emilia) e il disegnatore Gianluca Pagliarani (recentemente impegnato in Dragonero) da Santarcangelo di Romagna, coadiuvati ai colori da Alan d’Amico, alias Junior Blasteroid.

Ho avuto il piacere di intervistare gli autori di The Shadow Planet per capire meglio di cosa si tratta, senza fornire anticipazioni sulla trama.

The Shadow Planet1) In un genere che racconta il futuro qual è il punto di forza di The Shadow Planet, che richiama diversi aspetti della fantascienza passata?

JIM: Non so dire se sia un punto di forza o meno, ma la fantascienza di riferimento di The Shadow Planet è quella del passato. Si parla in questi casi di retro-fantascienza, quella con i razzi, gli scafandri, tubi e bulloni. Di solito le storie che fanno riferimento a quell’estetica sono parodie. Noi l’abbiamo scelta invece per raccontare una storia di paura come se fosse un film sulla carta. Non è stata una scelta commerciale, ma la voglia di misurarci con un immaginario che adoriamo.

The Shadow PlanetJOHNNY: La mia idea di partenza era di ricollegarmi alla fantascienza retro anni ’50 e ’60, ma non volevo disegnare una storia che fosse solo citazioni o farne una parodia.

2) In questo fumetto dal gusto retro quali sono i modelli cinematografici e fumettistici ai quali vi siete ispirati per la struttura e per la resa grafica?

JIM: Personalmente mi sono rifatto al cinema, più che al fumetto. The Shadow Planet è il classico film del «pianeta col mostro», che è una trama classica costantemente rivisitata da parecchi decenni.

The Shadow PlanetJOHNNY: Se devo fare dei nomi, in campo cinematografico direi Il pianeta proibito, Terrore nello spazio, ma anche Alien. In campo editoriale mi viene in mente la fantascienza di Moebius e le copertine di riviste come Popular Science o dei libri classici di SF.

3) Presenza che trovo costante è quella del grande H. P. Lovecraft, in particolare nell’ambientazione e nelle oniriche tavole che descrivono la civiltà passata del pianeta. Certe immagini mi ricordano invece La cosa di John Carpenter.

The Shadow PlanetJIM: Sono influenze dichiarate fin dall’inizio. A Carpenter e Lovecraft va però aggiunto Mario Bava, soprattutto il già citato Terrore nello spazio.

JOHNNY: L’idea di partenza era un po’ quella: prendere un ipotetico racconto scritto da Lovecraft e farne una pellicola diretta da Carpenter, provando a immaginare cosa ne sarebbe uscito fuori.

The Shadow Planet4) Tra i colori mi ha colpito soprattutto il tono ocra carico che caratterizza il pianeta che incombe sui personaggi e le tute dei protagonisti. Così come il verde «insano» delle profondità della terra.

JIM: I colori di The Shadow Planet sono opera del nostro fratello minore Junior, ovvero Alan d’Amico. La palette di base doveva essere molto limitata e a forte contrasto, per ricreare appunto una fotografia «alla Mario Bava», che era un vero maestro. L’idea del cielo rosso, che cambia secondo le ore della giornata, ha aggiunto alla storia un senso di straniamento che ha contribuito alla suspense. Il verde invece è per tradizione il colore dell’aldilà, quindi lo abbiamo usato con molta attenzione.

The Shadow PlanetJOHNNY: Alan ha fatto un gran lavoro! All’inizio volevamo ispirarci ai colori piatti dei fumetti anni ’80, quelli precedenti l’avvento di Photoshop, per ricreare un’atmosfera vintage. Allo stesso tempo, però, volevamo qualcosa che facesse risaltare anche l’inquietudine e la tensione della storia. Alan c’è riuscito benissimo, anche se lo abbiamo fatto penare.

5) Ad una narrazione lineare e funzionale a creare un clima angosciante si alternano scene di azione, horror ed erotiche che accelerano il ritmo improvvisamente. Il lettore è sempre spinto a voltar pagina e non ha un momento di tregua.

The Shadow PlanetJIM: Grazie, l’obiettivo era proprio quello. Il meccanismo di base della suspense è sempre lo stesso: spingere il pubblico a chiedersi «cosa succederà ora?», tradendone costantemente le aspettative e spostando di continuo la sua attenzione su nuovi problemi da risolvere. Diciamo che, a livello di scrittura, ho dato fondo a tutti i trucchi che conoscevo per tenere desto l’interesse.

JOHNNY: Pochi «spiegoni» e molta azione. È quello che chiediamo a un buon film, è quello che abbiamo cercato di fare con il nostro fumetto.

I Blasteroid Bros saranno ospiti al Napoli Comicon presso lo stand Saldapress, che a maggio pubblicherà in forma cartacea The Shadow Planet. State pronti ad addentrarvi in un vortice di ignoto e di terrore. «Death is not the worst end».

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