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La decima stagione di Doctor Who…Finalmente!

di Elisa Tomasi

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La decima stagione di Doctor Who ha finalmente avuto inizio, lo scorso sabato Nardole, il Redivivo, ci ha spalancato a noi e alla nuova companion Bill la porta dello studio del Dottore, che per l’occasione ci ha accolto nel suo ufficio accademico all’interno dell’Università, che pare, a detta degli eventi narrati nell’episodio e dagli stessi cimeli presenti in esso, sia stato il suo habitat per diverso tempo.

Dunque la sospirata avventura della decima stagione di Doctor Who si apre con un episodio che ha l’emblematico titolo di The Pilot, il pilota e ogni buon whovian che si rispetti non può che coglierne l’autoironia di chi l’ha scritto, Steven Moffat, genio del male, alla sua ultima esperienza come head writer della serie, una stagione che sappiamo essere anche l’ultima per Peter Capaldi e che quindi tutti noi ci approcciamo alla sua visione con quella nota di dolore inconscio e collettivo, che avvicina ogni whovian sul pianeta Terra nell’esperire quel trauma che è ogni rigenerazione del Dottore; quindi difficilmente ci sfugge che il primo appuntamento con il Nostro abbia per titolo The Pilot, l’episodio pilota.

Il pilota è anche però una figura, una guida e infatti così avviene che quel ruolo, a coprirlo in questo nuovo inizio, è Bill, la companion novizia, vera nota introduttiva della decima stagione di Doctor Who. In un episodio che ruota intorno al suo personaggio, confezionato per la sua presentazione, Bill, si scopre che è… fantastica,

La decima stagione di Doctor Who tramite Bill pone le giuste domande

Classico esempio di domanda pertinente di Bill, non è detto che uno che vive all’interno di uno SciFi abbia sviluppato un sapere su ciò

dall’abbigliamento anni ’80, ai suoi capelli, al suo atteggiamento da ragazza con i piedi per terra con tendenza, però, a perdersi nei misteri e nei contorti ragionamenti di una mente umana, tant’è che proprio la semplicità delle domande che pone, nella loro apparente banalità, che svelano una profondità di ragionamento spiazzante ed è proprio la limpidezza con cui traspare e appare subito nitida la sua immagine che rende la nuova companion facile soggetto da amare.

la risposta facciale del dottore a tali domande

Il Dottore risponde a modo suo

Il fatto è che, con la piena consapevolezza della facilità con cui ci si prende una cotta per Bill, Steven Moffat ci gioca a tal punto da scrivere la prima  puntata della decima stagione di Doctor Who come un episodio che narra una vicenda di stalking nei sui confronti che inizia sulle note di Love will tear us apart dei Joy Division e si conclude con una macchia di olio di motore di una navicella spaziale che insegue la poveretta prima fino in Australia, poi dall’altro lato dell’Universo e trova la sua tragica fine dopo aver assistito allo spettacolo della distruzione, che nel mondo del Dottore si traduce con la parola Dalek o volendo con l’immagine di saliere post-apocalittiche stile beat britannico.

 

The Pilot è un episodio che riesce a mantenere un ritmo incalzante nell’intrecciare nella sua struttura narrativa nuovi elementi, oltre al personaggio di Bill (Pearl Mackie) ci terrà compagnia in questa decima stagione di Doctor Who anche il goffo Nardole (Matt Lucas), e a delineare una vena melanconica che si propaga per tutta la sua durata in echi dal passato, come i ritratti fotografici di Susan e River sulla scrivania dello studio del Dottore, il tema di Clara sullo sfondo di un dialogo particolarmente toccante tra Signore del Tempo e nuova companion; ma anche con similitudini tra “mostro della settimana” e antichi nemici come non notare il caratteristico ripetere alla lettera le parole appena pronunciate che ricordano il gioco assillante, infantile e infine inquietante della presenza oscura di Midnight, oppure lo stato liquido e inarrestabile di The Waters of Mars.

A tal proposito un ringraziamento particolare a Steven Moffat che è riuscito ancora una volta a instillare nuove paranoie e nuove ombre su elementi comuni al nostro quotidiano, dopo l’inquietudine a passare vicino le statue si aggiunge quella di prestare più attenzione alle insidie delle pozzanghere.

Cosa attenderci da questa decima stagione di Doctor Who?! Innanzitutto mostri nuovi e veterani, avremmo sicuramente dei Cybermen risalenti a tempo immemore, infatti si è deciso grazie alle fantasmagorie del viaggio nello spazio e nel tempo di riportare in auge quelli del pianeta Mondas, caratterizzante per il loro look: il budget da servizio pubblico della BBC dei tempi che furono.

E sempre grazie ad un paradosso temporale, tipico di Doctor Who, potremmo ammirare sul nostro schermo un faccia a faccia tra Missy (Michelle Gomez) e il Master (John Simm), sicuramente un incontro all’insegna del divertimento, certo il nostro più in forse per quelli che si ritroveranno immischiati nella vicenda.

E dunque nelle parole del Dottore “TARDIS means life” e nel mondo di Doctor Who implica una svariata moltitudine di forme di vita che ci attende per riconoscerci nella nostra umanità variopinta.

Prossima tappa “Smile

 

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