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Non tutta la TV vien per nuocere: come le serie TV anni 90 ci hanno aiutato a crescere

di Lucia Pugliese

Pubblicato il

Serie tv anni 90: Buffy Summers - Indiana Jones - WIlly Il Principe di Bel Air - Dawson's Creek


Essere nati tra la fine degli anni 80 e gli anni 90 significa aver ricevuto almeno una volta un rimprovero per “ il troppo tempo passato davanti alla televisione” da ragazzini. Non è stato così proprio per tutti, ma in tantissimi abbiamo avuto almeno uno show televisivo o una serie tv anni 90 che proprio non potevamo perdere e al diavolo i compiti di matematica per il giorno seguente.

Ci avrà fatto male? Sarà per questo che noi millennials siamo un po’… choosy? 😉

La TV fa male… e fa bene

A dirla tutta, che passare troppo tempo davanti ad uno schermo, che sia quello della tv o del pc/tablet faccia male non lo dice solo il senso comune, ma anche una vasta letteratura scientifica. I rischi sono perlopiù quelli connessi alla sedentarietà (diabete, problemi cardiovascolari ecc..), mentre riguardo alle conseguenze negative per la nostra mente, c’è meno consenso, ma è comunque sconsigliato passare giornate a guardare la TV.

Meno ovvi sono invece gli effetti positivi del fruire della produzione televisiva: alcuni studi di psicologia suggeriscono che guardare serie tv aiuti a sviluppare una maggiore capacità di riconoscere le emozioni altrui attraverso lo sguardo (qui il test! ) e che più in generale, la narrativa televisiva (similmente a quella letteraria), sviluppando complesse e personaggi sfaccettati, possa facilitare la comprensione dei sentimenti altrui. Similmente, le serie tv con molta suspense, soprattutto di genere crime, sfidano la mente di chi guarda a seguire storie complesse, e a ricordarle: una buona stimolazione per il nostro cervello,  aiutandoci a mantenere la mente allenata.

Come siamo cresciuti: gli insegnamenti delle serie tv anni 90

Le serie tv anni 90 sono molte e molto differenti tra loro sia per genere che per valore artistico: si va dalle sit-com diventate un cult, ai classiconi a tema adolescenziale fino ai lavori d’autore, per tanti versi rivoluzionari ancora oggi. Non è mancato nemmeno il trash e anzi la linea sottile tra il prodotto di qualità e l’esagerazione correva sulla brillantezza del rossetto di tata Francesca.

E se i pantaloni a zampa sono passati di moda, certi contenuti progressisti della produzione televisiva no: dal coming out di Jack in Dawson’s Creek(nota *1) , al razzismo della polizia americana in Willy il Principe di Bel Air, fino alle tematiche più svariate proposte da I Simpsons. E se ci si ferma a riflettere, non si può dire che, nel bene e nel male, alcuni di questi contenuti non ci abbiamo aiutato a crescere, a riflettere e a costruire un’opinione sul mondo. Qualche tempo fa abbiamo scherzato sulla graffette di McGyver e sui pessimi insegnamenti che certe serie tv anni 90 (e non solo)ci hanno lasciato, questa volta vogliamo provare ad essere più seri:

  • Non avere paura di essere il primo/la prima a fare qualcosa: come la mitica Dr Mike, medico donna in un piccolo paese della frontiera del West ne La Signora del West

 

Ps: Ti può interessare anche:

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e….

Re-imparare a correre grazie al progressive rock (d’obbligo dopo il binge-watching!)

 

 

Note:
*1 Dawson’s Creek è stato trasmesso negli USA per la prima volta nel 1998, ma in Italia è arrivato nel 2000. La scelta di includerlo nelle serie anni 90 per i propositi di questo articolo deriva quindi più dal mood della serie, che dagli anni in cui è andato in onda.

 

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