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Speciale festività: Babbo Natale fa male?

di Benedetta Giagnorio

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Babbo Natale fa maleLe vacanze stanno finendo.

Dopo pasti colossali e tassi alcolemici che neanche Lindsay Lohan, si ritorna gradualmente alla normalità. Per chi ha figli, però, il dilemma è sempreverde (come l’albero di Natale che togliete a San Valentino): è giusto alimentare la fantasia che Babbo Natale esiste? Nel giorno della Befana, cerchiamo di rispondere a questa domanda ancestrale.

Agli sgoccioli del 2016, un cinico direttore d’orchestra e due docenti universitari sono i protagonisti del fronte del no.

Verso la fine di novembre, viene diffuso in Italia il contenuto di un articolo pubblicato su Lancet Psychiatry. I due autori, docenti universitari dell’area psicologica e dell’educazione, affermano che Babbo Natale è nocivo per i bambini: in particolare, “se i genitori sono capaci di mentire su una cosa speciale e magica come il Natale, possono essere considerati i garanti della saggezza e della verità?”. Evidentemente, il maestro carrarese e direttore d’orchestra Giacomo Loprieno deve aver letto questo articolo, perché, preso forse da un sentimento di giustizia sociale, ha rivelato la verità, dichiarando che Babbo Natale non esiste ad una platea di bambini sconvolti e genitori furiosi, proprio al termine di un concerto di Natale a tema Frozen.

*Mic drop* Giacomo out.

Perché quindi dovremmo continuare a introdurre ai nostri bambini figure inesistenti come la fatina dei denti, Befana e Babbo Natale? Nell’ambito della scienza psicologica, le motivazioni del fronte del sì sono principalmente due.

1. Fin dalla prima infanzia, i bambini sono capaci di distinguere tra realtà e immaginazione.

In termini psicologici, il gioco di finzione, o gioco simbolico, è un’abilità di base dello sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino: il piccolo utilizza oggetti, inventa storie, disegna cose per “far finta di”. Dal punto di vista cognitivo, il bambino impara a rappresentare mentalmente cose, persone e fatti, e modificarle a piacimento utilizzando quella bellissima capacità umana chiamata immaginazione. Dal punto di vista emotivo, il bambino impara a mettesi nei panni di qualcun altro (della mamma, del papà, del postino) e sviluppa empatia e una teoria della mente, ovvero la capacità di supporre o capire pensieri, emozioni e motivazioni dell’altro. Il gioco simbolico è così importante che in una patologia grave come l’autismo può mancare del tutto.

Per questi motivi, il bambino in fondo sa bene che non può davvero chiamare il nonno con una banana all’orecchio, tuttavia lo fa con convinzione e coinvolge adulti e bambini a farlo con lui. Ecco perché la storia di Babbo Natale e della Befana possono essere un bel gioco di finzione per i bambini: credere in una figura immaginaria è innocuo, tanto quanto credere che due cuscini e un lenzuolo possano diventare un castello nel regno delle fate.

2. La rivelazione che Babbo Natale e Befana non esistono è raramente uno shock: di solito, è la conclusione di un processo graduale che i bambini stessi portano avanti.

Se fino ai 5/6 anni i bambini credono incondizionatamente alla loro esistenza, a 7/8 anni molti cominciano a farsi domande, soprattutto in ambito logistico: come fa un solo uomo a portare regali a miliardi di bambini in poche ore? La ragione di queste domande sta, semplicemente, nello sviluppo cognitivo del bambino e nell’acquisizione di conoscenze sul mondo. I bambini, a scuola, imparano a leggere, a scrivere e a contare fino a mille, imparano che il mondo è grande e le persone sono tante, il pensiero logico si sviluppa e la memoria si perfeziona, così come la percezione di tempo e spazio. Pian piano, ogni bambino comincia a farsi domande, che spesso fa poi ai genitori.

Nel 2009, la psicologa Carole S. Slotterback ha pubblicato “The psychology of Santa” (purtroppo non tradotto in italiano), in cui descrive la sua ricerca e spiega come il 17% del campione abbia gradualmente scoperto l’inesistenza del nonno barbuto, mentre il 16% ricordava come siano stati i loro genitori a dirglielo, ma solo perché loro stessi avevano fatto domande. Solo un partecipante ha mostrato segni di disagio a riguardo: una ragazza raccontava come suo padre le avesse detto che Babbo Natale aveva avuto un attacco cardiaco ed era morto. Il giorno dopo è stato eletto all’unanimità padre dell’anno.

Avessi avuto questa visione da piccola, probabilmente avrei pensato che Babbo Natale aveva finalmente inventato la clonazione. (Fonte: www.grimmy.com)

Ma allora, perché troviamo tanti “Grinch“, convinti che Babbo Natale e la sua compagna meno famosa siano addirittura dannosi per i bambini? Chissà, forse la società moderna è diventata cinica, forse lo sviluppo tecnologico ci convince a trovare ragioni per abbandonare archetipi obsoleti, forse il neo-razionalismo è arrivato alle sue punte più estreme, oppure è il sano, puro lato bastardo che c’è in tutti noi.

Forse non lo sapremo mai. Quello che sappiamo per certo è che il bambino non è un piccolo adulto: se noi ci sentiamo presi in giro di fronte ad una bugia o dubitiamo un’invenzione che sconfigge ogni legge della fisica, il bambino ha strumenti diversi e bisogni diversi, che ogni adulto ha il dovere di conoscere e supportare. Quindi, cari genitori, prestate attenzione ai segnali dei vostri figli e rispondete sinceramente ma con delicatezza alle domande che vi porranno. Quando saranno pronti, saranno proprio loro a scoprire la verità, nessun trauma all’orizzonte.

Personalmente, ho scoperto da sola l’improbabilità del Babbo, ma ho continuato a crederci ancora per un po’. Perché, vi chiederete. La domanda giusta è: perché no?

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