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Esempi positivi per una nuova rete sociale, una società più socievole

di Giovanni Sommavilla

Pubblicato il

Se ci capita mai di chiedere al mondo globale: <<Ma in che direzione stai andando??>>, potremmo sentire una sua risposta, che sembra dirci quanto stia tornando più social questa società, una sorta di globale, vecchia rete sociale in grado di abbracciare l’ambito lavorativo, ludico, artistico. Ma attenzione!: questa società a connessioni tra persone propone valori che sono MOLTO più profondi di un banale concetto da social network.
Siamo spacciati o possiamo pensare bene di questo trend?

Dall’economia, passando per la poesia, il web marketing e persino la scrittura di un ebook, tutto si sta muovendo verso una rete sociale che fa della cooperazione tra pari una potente sorgente (o pretesto) di innovazione dove ciò che viene realizzato parte dalla creazione di legami duraturi, dallo scambio, dell’empatia

  1. con gli stakeholders,
  2. tra poeti,
  3. con gli utenti,
  4. tra dipendenti e
  5. con i lettori/autori,

avviando così forme commerciali ed artistiche che vanno oltre il profitto tanto per fregare e persino oltre le idolatrate masturbazioni mentali da “poeti maledetti” di bassa lega.

La tragica obiezione è chiara, però: sono ancora molte le case editrici, i CEO, gli scrittori che avviano un rapporto coinvolgente con i loro destinatari solo come facciata, nuovo tool di marketing del momento da usare a nostro piacimento per scopi individuali.

La rete sociale di cui farò qui qualche esempio è diversa, e sta crescendo nutrita da una “valuta” ben diversa.

connessioni di una rete social

I nodi liquidi o più forti delle reti sociali. Fonte: solotablet.it

IL MEP È UNA POESIA FONDATA SULLA RETE…

 

Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia è come un unico artista-idra: centinaia di teste-poeti indipendenti, un solo corpo con uno fine preciso (come si intuisce dal nome) e il dialogo, il rapporto non gerarchico, la volontà di tessere una rete tra i membri del movimento e la società, i cittadini, sono il collante.

Questo curioso collettivo poetico è famoso (se è famoso) per i suoi “attacchinaggi” in città, l’affissione ai muri della città di poesie anonime stampate su fogli A4.

poesia MEP sul muro

Missione compiuta per il MEP!

Ciò che qui può essere interessante sapere è COME viene usato questo strumento per fare rete e soddisfare un obiettivo (che nel caso non l’abbiate indovinato dal semplice nome, è quello di fare in modo che chiunque, in qualunque luogo e in qualsiasi modo possa discutere, denigrare, arricchire la poesia).

In altre parole, l’attacchinaggio non è stato usato come una delle tante forme di autopromozione, finalizzata ad aumentare la notorietà di pochi (pochissimi) suoi membri e della loro arte, il tutto condito con un sempre eccessivo pizzico di egocentrismo. Anzi: le mire egoistiche dei membri contano come il personaggio spalla di un amato supereroe: superflue, se non dannose!
La società in rete del MEP dice che essere l’ultima ruota del carro non significa nulla: che tu ne faccia parte da 2 settimane o da 10 anni, le tue buone proposte vengono comunque considerate.

<<La produzione sul Web è importante tanto quanto quella che facciamo per le strade quando affiggiamo le poesie, o facciamo trovare in mezzo a libri o per la città i nostri versi anonimi. Il fulcro di tutto è la condivisione, circolazione più ampia possibile e cercare risposte e partecipazione da parte delle persone>>, mi ha dichiarato M.01.
Non male, come rete social, arrivare alla co-creazione di affissioni e iniziative assieme ai cittadini, o stimolarne semplicemente un’emozione.

poesie MEP appese ad un filo

LA RETE (SOCIALE) È IL TRAMPOLINO DEGLI EBOOK

 

C’era una volta un uomo che passeggiava, come molti, su Facebook; scriveva pensieri, sfoghi, poi resoconti di giornata e immagini, storie e racconti e capitoli, pagine e bozze e revisioni e gli “amici” si correttori di bozze…fino al giorno in cui  vide che c’era materiale per un libro sociale. E socievole.

Stefano Andrini ha dato una prima vita digitale al suo primo libro così, con questa esatta escalation: da semplici post personali sull’arcinoto social network, via, fino alla creazione di un gruppo coinvolgendo i più appassionati conoscenti ed amici, che divennero i co-autori e critici più sinceri dei capitoli del romanzo Te Reo.
È proprio all’interno di questa rete sociale segreta che fermentano i capitoli del romanzo, i suoi finali possibili che vengono proposti e mixati, gli appuntamenti settimanali per discutere insieme un nuovo capitolo come se si fosse attorno al fuoco e il nonno a raccontare storie.

Nasce così un libro sociale, dove l’autore non si chiude nella fraintesa megalomania, ma diventa un autore plurimo, sbocciato sulla profondità e stabilità dei legami che ha stretto, alimentato e di tutto ciò che ha condiviso con i “co-autori”. E sembra ci abbia preso gusto…

copertina romanzo Noa

Ultimo sforzo editoriale: Noa. Fonte: famiglieperaccoglienza.it

UN EVENTO PER ME, TE, LORO, EVERYBODY…

 

Ho sempre creduto che il cosiddetto co-working fosse una leggenda metropolitana: lavorare in tanti alla stessa cosa, contaminandosi reciprocamente le idee e risolvendosi i problemi a vicenda e arrivare a fare qualcosa di prezioso per l’altro, e viceversa. Eppure…
Per non rischiare di venir tacciato di fare native advertising, non dirò cos’è il Web Marketing Festival, ma semplicemente perché si trova qui come esempio positivo di questa nascente rete sociale.

Avete mai provato a creare un evento sul digitale e sulla comunicazione in grado di coinvolgere 4.000 persone per vivere questa esperienza, dando a tutti loro contemporaneamente la possibilità di inviare proposte per la sua realizzazione?
ASPETTA! Le voci maligne sono già arrivate sulla mia scrivania mentre leggi: <<Ecco! Un altro bell’esempio di sfruttamento aggratis delle idee degli altri!>> (Ti ho beccato! 😉 ), e sei abbastanza lontano dal vero.

I segni che dicono il contrario sono visibili sul sito del Festival, alle voci

  • “WMF Lab”,
  • “Professioni Digitali”,
  • “WMF Charity”
  • Startup Competition,
  • e tante altre,

tutte iniziative dell’evento che si sono concentrate su piccole ferite e connessioni possibili aperte nel mondo del digitale, come

  • l’inesperienza pratica degli studenti universitari,
  • l’incontro tra domanda/offerta di professionisti,
  • il sostegno alla ricerca contro la fibrosi cistica,
  • il sostegno delle idee di giovani aspiranti imprenditori,
  • e molti altri protagonisti di mondi diversi, tutti coinvolti e in libera cooperazione con questo evento dalla vocazione sociale.

Per ognuna di quelle iniziative, chiunque poteva avanzare delle semplici proposte per la sua realizzazione, lavorare in contatto con lo staff organizzatore, conoscersi, fino anche a diventare i protagonisti di un’iniziativa e co-autori dell’evento; a Festival pronto, chiunque ha poi potuto godersi appieno tutte le iniziative.
Ma anche se questo sembra essere un rapporto do-ut-des (“tu fai il Festival e io ti faccio entrare”), rimane ancora una piccola differenza da considerare, e con questa vi lascio: la potenza di una rete sociale è che funziona con i nodi che si creano tra soggetti che scelgono di “stringersi” gli uni agli altri, cooperare per creare qualcosa che prima non esisteva e mai sarebbe potuto esistere se fatto da un individuo soltanto. Per questo la scelta viene dai singoli stessi, perché chi ha deciso esclusivamente di fruire del Festival in quanto “cliente” si è comportato di conseguenza, e ➡ ha comprato, ➡ è passato dal Festival ➡ ha ringraziato ➡ e se n’è andato.
Invece chi ha partecipato all’evento lasciando un’idea, dialogando e conoscendo direttamente lo staff organizzativo ➡ è passato ➡ ha ringraziato ➡ è rimasto dopo la chiusura e ha detto: <<Ci sentiamo presto. Al prossimo anno…>>.

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