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Riviste di pallacanestro e come approcciarle

di Luigi Ercolani

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Dice il saggio, quello che ne sa, che ha capito come funziona la stampa ed è un giro d’orologio avanti agli altri: “Sì, ma la carta è morta, sepolta, kaputt. Ormai i costi sono proibitivi, ogni numero ti costa circa ventimila fiocchi, con il rischio poi che non venda abbastanza e tu non rientri delle perdite. Oggi le notizie si leggono sullo smartphone, solo i vecchi comprano ancora cartaceo, i giovani preferiscono la rete: c’è più possibilità di condividere ed è gratis. Così come lo è per chi fa contenuti, e infatti resta la scelta più logica per le redazioni. La carta è per i morti”.
A questo saggio, che evidentemente ne sa più di noi, andrebbe ricordata quella frase di Stan Lee in merito alla parallela diatriba albi stampati/albi digitali: “Beh, io penso che i fumetti siano come le tette: sono belli in video, ma tenerli in mano è ancora meglio”. Ecco, trasponete lo stesso concetto alle riviste settoriali di pallacanestro, aggiungete quello che Stan “The Man” forse sa o forse no, ovvero che la lettura su schermo costa il 30% di energie spese rispetto a quella su carta, mettete in mezzo anche un po’ di italica nostalgia canaglia mista a mos maiorum (il “recupero delle tradizioni”, per chi al contrario nostro ha avuto la fortuna di non imbattersi nel latino) e avrete una vagamente accettabile spiegazione del perché la pallacanestro nostrana attualmente ha quattro-diconsi quattro-riviste dedicate. Vediamo quali.

Cosa c’è…

giganti_69_121) Giganti del basket: la più datata storicamente del nostro Paese, e la più recente in quanto a ripresa delle attività. Nasce nel 1966, e il secondo numero vede in copertina un giovane promettente che poi diventerà davvero uno dei giganti del nostro basket, quel Carlo “Charlie” Recalcati ct delle ultime medaglie con la Nazionale (bronzo europeo in Svezia nel 2003 e argento olimpico ad Atene l’anno successivo. Successivamente, con l’arrivo di Superbasket e i tempi che via via cambiavano, la rivista si è poi spostata verso una natura prettamente tecnica per allenatori, arbitri, dirigenti, tanto da essere ripresa e tradotta persino dalla FIBA.
Nella sua nuova edizione l’editore ha voluto richiamare quella storica uscita dedicandola nuovamente a Recalcati. Il format sarà ancora diverso dai precedenti: la cadenza sarà trimestrale, e ogni numero sarà infatti focalizzato su un determinato personaggio.

2) Superbasket: ve ne parlammo già due anni fa, e non perdiamo occasione per ricordarlo. Chi scrive è nato cestisticamente su Superbasket, sugli editoriali di Franco Montorro, le interviste di Stefano Benzoni, gli approfondimenti tecnici di Dan Peterson ed Ettore Messina, e la gioia del ritorno nelle edicole di Superbasket, in quell’autunno 2014, è stata difficilmente comparabile, almeno per quanto riguarda l’ambito della palla a spicchi.
L’editore è lo stesso di Giganti del Basket, Giampiero Hruby, a cui dobbiamo un ringraziamento sentito per la resurrezione di due miti giornalistici che avevano qualcosa da dire, mentre magari qualche esperto dell’internet 2.0 o 3.0 o 4.0 e via andare magari le considerava mummie buone per il museo egizio et similia. Superbasket ha iniziato un processo per adeguarsi ai tempi moderni, dando spazio tanto alle voci tecniche quanto a opinion leader della rete (Raffaele Ferraro de “La Giornata Tipo”).

3) Rivista Ufficiale NBA: graficamente postmoderna, tecnicamente all’avanguardia, l’unica rivista attualmente disponibile in cartaceo sul mondo della pallacanestro statunitense. Ospita firme importanti del nostro giornalismo cestistico, da Flavio Tranquillo a Dario Vismara, fino al direttore Mauro Bevacqua. Un modo originale di narrare gli eroi al di là dell’Oceano.

4) Basket Magazine: c’era una volta… La favola di Basket Magazine nasce a fine 2013, nel “vuoto di potere” conseguente alla dannata crisi e dalla relativa sparizione delle riviste di settore (esclusa Rivista Ufficiale). Con come direttore responsabile lo storico giornalista di pallacanestro Werther Pedrazzi, il progetto ingrana, cambia formato ma non il format, impostato su contenuti interessanti, approfonditi, su Italia (dalla Serie A alle minors), Europa, Stati Uniti e Nazionali.
Progetto giovane, avvincente e convincente, anche se qualcuno della vecchio lupo di mare a tenere la barra a dritta è necessario, nella fattispecie Mario Arceri e Fabrizio Pungetti tra gli altri. Un tesoro, e il formato tabloid lo rende pure maneggevole.
…e cosa manca

Lo ammettiamo, essendo noi stessi degli italici malinconici e tradizionalisti, sentiamo una stretta al cuore nel non vedere più American Superbasket nelle nostre edicole. Che per ora è tornato a essere un inserto del nuovo SB, ma comunque non è la stessa cosa.
Gli approfondimenti corposi dagli USA, le interviste con i personaggi famosi o che lo sarebbero diventati, le storie di una cultura, quella a stelle e strisce, a cui noi italiani guardiamo da sempre. Manca un po’ tutto questo, manca da quel fatidico 21 ottobre 2011. La nostra speranza è quella di tornare presto ad avere una rivista di basket made in USA. Siamo orfani, un po’.

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