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Guida alla depressione: come la poesia giapponese haiku può aiutarci

di Giovanni Sommavilla

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Una “guida alla depressione” non si sa bene se prometta una cura o nuovi metodi per peggiorare la situazione. Ma dato che qui siamo dal lato buono della forza, si offre una breve passeggiata per tamponare il problema: una facile scala di 3 gradini fatti di insegnamenti orientali, con estratti di poesia giapponese sotto forma di haiku e di filosofia (ikebana e kintsugi) per fare un bel bagno tiepido d’umore.

Lo sappiamo: con la depressione il mondo non lo si regge più e diventa una pressione più appiccicosa di un pop-corn masticato e compresso sotto la scarpa. Tutti a dover cercare di dimostrare qualcosa, di trovare ciascuno il suo Santo Graal (che sia trovare lavoro, un bel voto, i biglietti del concerto dei Coldplay o un sistema per evadere più tasse). In questi giorni è incredibilmente eroico cercare di:

  • continuare a scrivere ed informarsi sui social network anche quando ci si imbatte in esperti-tuttofare con soluzioni tascabili per terremoti e immigrazione;
  • continuare a credere d’aver capito qualcosa del referendum. In ogni caso anche a questo c’è un piccolo rimedio;
  • continuare a cercare di mettere da parte soldi per partire e cercare una realizzazione professionale altrove;
  • continuare a sperare che un giorno il web marketing si possa fare con poesie e disegni e giovani registi. Nel frattempo qualcosa si muove nel web 2.0…;
  • continuare a leggere un articolo sulla poesia giapponese degli haiku!

Perché in effetti sorge una giusta domanda: <<Ma con tanti poeti, artisti italiani che ci sono al mondo, proprio dagli haiku e cultura orientale bisogna farsi dare una mano?>>. Beh sì, da qualche parte, in fondo, bisogna pur iniziare e invece di accontentarci della solita straziante canzone dei Nirvana, o di guardare uno scadente “Interstellar” per continuare a scavarci la fossa con le nostre mani, ecco 3 (possibili) rimedi orientali alla depressione. Da dosare con calma, soprattutto i 7 piccoli haiku.

1- LA POESIA GIAPPONESE DEI FIORI: L’IKEBANA

 

Quando i fiori e le piante diventano poesia orientale, emozioni non solo per donnine, ma elementi curativi. L’ikebana è l’arte antica di conciare, recidere e realizzare piccole composizioni floreali: non è nulla di cerebrale, anzi proprio il contrario. Nel dedicarsi a questi momenti si cerca lo scarico di tutte le tensioni, si ammorbidiscono le spalle, si sorride ai colori e si sarà fatto qualcosa di “bello”, equilibrato. In fondo lo sappiamo che anche solo osservare elementi armonici ha effetti benefici sui nostri stati d’ansia, giusto?
Qui c’è una piccola gallery poetica di qualche ikebana. Ma sarebbe più carino uscire di casa e andarli a vedere a qualche mostra dedicata.

 

2- LA POESIA GIAPPONESE IN SOLE TRE RIGHE: L’HAIKU

 

L’haiuku è forse il simbolo più popolare della poesia giapponese. Nonostante esistano anche molti altre tipologie di arti letterarie e liriche con caratteristiche simili, la peculiarità e brevità degli haiku è impareggiabile, unici nel tagliare con semplicità e vitalità ciò che vediamo ogni giorno e che diamo per scontato. E sono unici nel fare tutto ciò in soli tre versi con ciascuno a disposizione pochissime sillabe (5 – 7 – 5): non veniva ucciso nessun poeta che sgarrasse la regola, ma era una scuola, un insegnamento alla brevità e sintesi, l’immediatezza dalla quale può uscire vera bellezza senza che ce ne accorgiamo.

In questa forma poetica tutto ciò che viene rappresentato è potente, degno di essere conservato e vissuto a lungo e con lentezza. Ecco, nel leggere gli haiku la fretta non è buona consigliera: bisognerebbe lasciarsi massaggiare i ricordi, le immagini che questi tre versi possono suscitare. In fondo, molti insegnamenti della filosofia e poesia giapponese puntano a questo, all’ascolto.

Il mix perfetto per godersi questo step di auto-guarigione possono essere i momenti di pausa, un sabato o domenica mattina, fuori all’aria aperta e con questo libro piccino di haiku (compreso di introduzione dettagliata a questa forma poetica), dal quale ho tratto queste 7 liriche tutte da scorrere.

 

3- LA POESIA GIAPPONESE DEI TUOI DIFETTI: IL KINTSUGI

 

Questo è l’ultimo step poetico nipponico: se siete arrivati fin qui vuol dire che la situazione è tragica! Infatti ho tenuto il meglio per ultimo.
Il kintsugi ha ribaltato una mia domenica pomeriggio umidiccia e spiaccicata d’afa. Dopo non aver concluso nulla sulla tesi che stavo scrivendo, con la conseguenza di aver rotto per il nervoso il mouse gettandolo a terra (sì, sono una persona orribile), ho trovato un articolo che parlava di questo concetto giapponese. Potente. Perché dell’insegnamento di amare i propri limiti, l’accettare che l’imperfezione è parte di sé e dell’aver rispetto di questi “cocci” della nostra personalità che ci portiamo dietro, non avevo mai sentito nessuno parlarne.kintsugi-poesia-giapponese

La storia e mito giapponese vuole che fosse la tazzina da té preferita dell’imperatore a rompersi in cocci. Il rimedio non fu comprare una tazza nuova, c’era un legame troppo profondo e simbolico con quella tazza: l’oggetto venne riparato, i pezzi uniti e fissati con oro fuso. La forma, dimensione e doratura delle crepe resero unica e preziosa quella tazzina. Ed è così che si dovrebbe porre il nostro pensiero di fronte ai nostri insuccessi, o incapacità: gli scopi da inseguire non sono la perfezione nel condurre la nostra vita o le straordinarie capacità che DOBBIAMO avere, ma la l’attenzione rara di capire, conoscere, apprezzare i limiti personali e metterli insieme alle già consolidate qualità, fondendoli in maniera unica e creando qualcosa di prezioso, in grado di infondere tutto (serenità, armonia, entusiasmo) fuorché depressione.

Perché in fondo capita a tutti noi, persino ai migliori geni, di arrivare certi giorni ad infilarsi nel letto sotto tonnellate di lenzuola e non voler più uscire perché il mondo non è affrontabile. Eppure c’è sempre una soluzione. A ognuno la sua.

 

 

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