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Perché la critica ama Westworld (e perché finiremo per farlo anche noi)

di Lucia Pugliese

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Locandina serie tv WestworldNell’estate del 2014 la serie televisiva Westworld veniva definita  “TV’s hottest project” dall’Hollywood Reporter. In quel periodo i coniugi Jonathan Nolan (fratello di Christopher e autore di Memento Mori) e Lisa Joy Nolan (Pushing Daisies) si potevano incontrare nei dintorni di Los Angeles, impegnati nelle riprese dell‘episodio pilota che di lì a poco avrebbe fatto innamorare i critici in giro per il mondo.

Sono passati due anni da allora e l’attesa per Westworld è alle stelle, complici non solo le firme autoriali ma anche la produzione di JJ Abrams e un cast d’eccezione, che comprende Anthony Hopkins, Evan Rachel Wood,  Jeffrey Wright, Ed Harris e Thandie Newton. Ma c’è di più: il fatto è che Westworld si preannuncia come l’incubo fantascientifico perfetto, una finestra sui terrori silenziosi della nostra epoca. Non siamo mai stati così vicini alla creazione di intelligenze artificiali simili a quella umana, e non ne siamo mai stati più spaventati. Abbiamo smesso (meno male, forse) di fidarci di noi stessi e di conseguenza, di ciò che realizziamo a nostra immagine: persino Stephen Hawking ha espresso preoccupazione rispetto alla nostra capacità di controllare robot intelligenti (e sul modo in cui li useremmo).

La frase che il personaggio di Anthony Hopkins, il dottor Robert Ford, pronuncia nello spot ufficiale della serie pare significativa: ” Abbiamo creato la vita stessa” 

Cosa potrebbe mai andare storto, dottor Ford?

Il terrore di una ” rivolta delle macchine” è antico quanto le macchine stesse e la moderna cultura popolare ha esplorato il tema in molti modi. Lo stesso Westworld prende spunto dall’omonimo film del 1973 di Michael Crichton (in italiano: Il mondo dei robot), in cui in un futuro non troppo lontano avremmo costruito un parco divertimenti “animato” da robot perfettamente identici agli esseri umani, progettati per soddisfare i desideri (anche sessuali) dei visitatori.  Plot twist: ben presto gli androidi cominciano a mostrare ” malfunzionamenti” e si ribellano ai ” padroni”. Nella differenza storica starebbe l’originalità del Westworld televisivo: un cambio di prospettiva tra uomini e robot, con il progetto (ambizioso) di mostrarci una coscienza altra rispetto alla nostra, ma non per questo meno valida. Cos’è l’umanità e perché mai creature artificiali dovrebbero desiderare di essere come noi, esseri sofferenti e danneggiati quali siamo?

L’idea era nell’aria forse da che gli androidi sognavano pecore elettriche, ma il recente lo sviluppo delle tecnologie legate alla robotica e all’intelligenza artificiale ha ispirato  opere complesse che esplorano i concetti di esistenza sotto una luce del tutto nuova. Se i sentimenti della piccola Eva di Kike Mallo possono dirsi umani, lo stesso non è per l’assistente virtuale di Her. Eppure di emozioni si trattava, di odio e amore riconoscibili pur se originati nel metallo, come nel recentissimo Ex – Machina. Persino mamma (malvagia?) Disney ci ha regalato la storia di un robottino con cui interrogarci dei sentimenti di ciò che è altro da noi.

Sarà questa la chiave di lettura di Westworld?

Certo, dopo tutta questa aspettativa, rimarremmo delusi per qualcosa di meno di un capolavoro televisivo. La serie uscirà negli Stati Uniti il prossimo 02 Ottobre ( in Italia verrà trasmessa in contemporanea e sottotitolata su Sky Atlantic). Il successo non è garantito, ma HBO ci spera, anzi ci scommette: Game of Thrones durerà soltanto per altre due stagioni (sapevatelo) mentre per quanto riguarda Westworld si parla di una pianificazione per almeno cinque stagioni 

Aspettiamo fiduciosi, e nel frattempo godiamoci la featurette dal set, uscita proprio in questi giorni:

 

 

 

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