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Criticizing Capital: Has Piketty got it wrong on inequality?

di Maximilian Kriz

Pubblicato il

With his 700-page Capital in the Twenty-First Century, the French economist has fundamentally influenced how we think about modern inequality. Yet, a new IMF study suggests his whole argument is flawed. Doesn’t he deserve the global glory after all?

The must-have accessory of 2014 was neither a smartphone, nor a handbag, nor a mobile app. It was a 700-page book on the development of inequalities in post-industrial countries. The surprising number one entry of the New York Times bestseller list dominated discussions within academic and public debates alike and earned the title of Financial Times Business Book of the Year. Instantly, inequality became a sexy topic and the academic Thomas Piketty – hardly known to the wider public before 2014 – a hero of the political left around the world.

In the aftermath of the 2008 crisis with its severe consequences, his thesis resonated in all strata of society. When economic growth rates are low and returns to capital higher, Piketty predicts, the wealth gap between capital owners and the rest of the population increases. Or: those holding capital get richer while those depending on the income of their labour remain on a plain level. Indeed, the “99%” seemed to have suffered more from the financial crisis than the top “1%” earners. Voilà inequality.

Reuters_Charles Platiau

The Wall Street Journal concluded that Thomas Piketty “has it all wrong”. (Pic: Reuters/Charles Platiau)

So far, only few critics have been able to voice fundamental concerns with the book’s hypothesis and primarily focused on the nature of capital, which they believed to be neglected in Capital in the Twenty-First Century. They argued that the returns to capital would be lower than expected, and that the French academic ignored the laborious maintenance of the capital stock. Overall, these points did little to substantially question the bottom line of the opus magnum. Now, however, Piketty’s thesis has started to erode.

Saving matters

A new paper by IMF economist Carlos Góes questions the main assumption of the book that times of low economic growth would see rising inequality. According to Góes, there is “no empirical evidence that dynamics move in the way Piketty suggests”. This analysis has put Thomas Piketty’s research into serious doubt.

Góes looked at 19 different countries over a period of 30 years and concluded that the effect is actually opposite to what the French economist believed. In at least 75% of the cases he observed, the dynamics worked the other way round: As income growth rates were falling, the inequality gap narrowed because people saved less, hence capital (read: wealth) did not increase. Piketty’s theory seemed neat and logical, but two years on we know that the evidence is poor. Rather extremely, the Wall Street Journal even concluded that the French “has it all wrong”.

Evidence matters

Why should we take the recent critique seriously? If it were a purely academic debate about the causes and consequences of inequality, the new study would be a convenient addition to a purely technical discourse. However, the surprising success of Capital gave its author not only the attention of decision-makers worldwide but also considerable influence on policy design and ultimately the lives of millions of people.

Good policy requires good foundations. If we do not fully understand the underlying dynamics of wealth inequality, we will not be able to design a system which fosters greater equality without harming economic growth. In the book, the French economist made the case for a global tax on capital of up to 80% in order to enforce social redistribution. Yet taking into account the latest critique by the IMF, Piketty’s analysis does not offer us the effective method of tackling inequality it claims to propose.

Does this make Capital redundant? Quite to the contrary. His book put one of the greatest economic challenges of the 21st century into the spotlight, namely how to make capitalism work for everyone and encourage innovation and prosperity without leaving anyone behind. Knowing the book’s caveats and limitations, it still spreads its original potential and appeal to advocates of taxation and social justice.

Capital is a classic. If we want to make its proposals work effectively, however, we’d better take the criticism seriously.


 

(versione italiana)

Critica a Il Capitale: che Piketty si sia sbagliato riguardo alla diseguaglianza?

Con il suo libro da 700 pagine Il Capitale nel XXI Secolo, l’economista francese ha influenzato in maniera radicale il nostro pensiero sulla disuguaglianza moderna. Tuttavia, uno studio del Fondo Monetario Internazionale insinua che tutta la sua argomentazione sia imperfetta. Dopotutto, è Piketty ancora meritevole del suo successo mondiale? 

L’accessorio assolutamente da avere del 2014 non era uno smartphone, né una borsetta e nemmeno un’app. Era un libro di 700 pagine sullo sviluppo delle disuguaglianze nei paesi postindustriali. Il sorprendente posto numero uno nella classifica dei bestseller sul New York Times ha dominato le discussioni nei dibattiti pubblici così come in quelli accademici e si è guadagnato dal Financial Times il titolo di Libro Commerciale dell’Anno. La diseguaglianza è diventata immediatamente un argomento sexy e l’accademico Thomas Piketty – a stento conosciuto dal grande pubblico prima del 2014 – un eroe della sinistra politica in tutto il mondo.

In seguito alla crisi del 2008 e alle sue gravi conseguenze, la sua tesi di Piketty ha riecheggiato in tutti i livelli della società. Secondo lui, il divario economico tra i detentori di capitale e il resto della popolazione aumenta quando il tasso di crescita economica è basso e la redditività del capitale più alta. In altre parole: in queste condizioni, chi possiede dei capitali si arricchisce mentre chi dipende dal reddito del proprio lavoro rimane su un livello medio. Infatti, sembra che il 99% della popolazione abbia risentito di più della crisi finanziaria che l’1% di chi guadagna di più. Voilà la diseguaglianza.

Fino ad ora, solo alcuni critici sono stati capaci di dare voce alle loro fondamentali preoccupazioni per l’ipotesi del libro e si sono concentrati primariamente sulla natura del capitale, che consideravano essere stato trascurato ne Il Capitale del XXI Secolo. Essi sostenevano che la redditività del capitale sarebbe stata minore del previsto, e che gli accademici francesi avessero ignorato il laborioso mantenimento del capitale azionario. In generale, questi punti riuscirono poco a mettere sostanzialmente in dubbio la base dell’opus magnum. Ora tuttavia, la tesi di Piketty sta cominciando a erodersi.

L’importanza di risparmiare

Una nuova pubblicazione dell’economista Carlos Goés, del FMI, mette in crisi la supposizione principale del libro, ovvero che periodi di bassa crescita economica portino con sé un aumento della disuguaglianza. Secondo Goés, non c’è “nessuna prova empirica che le dinamiche si svolgano come sostiene Piketty”. Questa analisi ha messo lo studio di Thomas Piketty in serio dubbio.

Goés ha preso in considerazione diciannove paesi diversi lungo un periodo di trent’anni e ha concluso che l’effetto è in realtà l’opposto di quello che credeva l’economista francese. In almeno 75% dei casi osservati, le dinamiche funzionavano totalmente al contrario: con il crollo del tasso di crescita, il divario della diseguaglianza si è ristretto, perché le persone risparmiavano meno, e perciò il capitale (i.e. la ricchezza) non aumentava. La teoria di Piketty sembrava limpida e logica, ma due anni dopo veniamo a sapere che le prove per la sua argomentazione erano scarse. In maniera piuttosto estrema, il Wall Street Journal ha perfino concluso che il francese “si sia completamente sbagliato”

L’importanza delle prove

Perché si dovrebbe prendere la recente critica sul serio?  Se fosse un dibattito puramente accademico riguardo alle cause e alle conseguenze della diseguaglianza, il nuovo studio sarebbe un contributo utile ad un discorso puramente tecnico. Tuttavia, il sorprendente successo de Il Capitale ha significato per il suo autore non solo l’attenzione degli organi decisionali di tutto il mondo ma anche una sostanziale influenza su piani politici di azione e, alla fine, anche sulla vita di milioni di persone.

Un buon progetto politico ha bisogno di buone basi. Se non si capiscono a fondo le dinamiche sottostanti la diseguaglianza economica, non si sarà capaci di progettare un sistema che investa su una maggiore eguaglianza, senza che venga intaccare la crescita economica. Nel libro, l’economista francese si è espresso a favore di un’imposta mondiale sul capitale, anche dell’80% per applicare una ridistribuzione sociale.

Ma se si prende in considerazione l’ultima critica del FMI, l’analisi di Piketty non ci offre un metodo efficace di affrontare la diseguaglianza che invece afferma di proporre.

Che ciò renda Il Capitale un contributo superfluo? Il libro di Piketty ha messo sotto il riflettore una delle più grandi sfide economiche del ventunesimo secolo, ovvero come far sì che il capitalismo funzioni per tutti e incoraggi l’innovazione e la prosperità senza lasciare indietro nessuno. Pur essendo a conoscenza dei caveat e dei limiti del libro, dispiega il suo potenziale originale e attrae i difensori della tassazione e della giustizia sociale.

Il Capitale è un classico. Se si vuole applicare efficacemente le sue proposte, comunque, è meglio prendere seriamente in considerazione le critiche.

(traduzione italiana di Giulia Rupi)


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