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Daredevil: rinascita – L’uomo senza paura della Nuovissima Marvel

di Luigi Ercolani

Pubblicato il

58105È stato il fenomeno televisivo degli ultimi anni, Daredevil, inutile negarlo. Rapido riassunto: la concessione dei diritti cinematografici alla Fox negli anni ’90; il film del 2003 che, pur criticabile e criticato, regalava qualche perla e più in generale metteva in risalto la trasformazione del protagonista da vigilante che non si faceva problemi a uccidere i criminali a eroe che rifiuta di togliere la vita a Kingpin grazie all’incontro con Elektra; il ritorno alla base dei diritti con sviluppo sul web (quindi lontano dai circuiti filmici frequentati dalle famiglie) di una prima stagione dai toni crudi che esplorasse il lato psicologico, fideistico e i sensi di colpa del protagonista; una seconda stagione più d’azione, con la contrapposizione i metodi di Daredevil e quelli del Punitore (o di Elektra). Questa, in sintesi, la storia cinematografica dell’Uomo Senza Paura.

Perché abbiamo iniziato dallo schermo se trattiamo di fumetti? Per due elementari ragioni: perché, come abbiamo scritto un paio di mesetti fa, al giorno d’oggi è la pellicola a dettare i tempi alla carta, e perché il rilancio nei comics del “più cristiano dei suoi personaggi” (copyright di Frank Miller, uno che Matt Murdock un po’ lo conosce) è imprescindibilmente passato attraverso l’interpretazione data dalla serie tv. Lo spillato uscito in edicola e in fumetteria il 12 maggio in concomitanza con l’ultimo numero di “Secret Wars”, contiene in sé quelle atmosfere noir tipiche di Marvel’s Daredevil, che a sua volta si rifacevano alla caratterizzazione fornitane da Miller prima e da Bendis poi. E tuttavia contiene al suo interno qualche novità, rispetto a quelle versioni.

La prima, più grossa: l’eroe ha una spalla. Fatto di per sé inusuale per una casa editrice che le spalle non ha mai fatto mistero di evitarle il più possibile, ma tant’è: Blindspot, delle cui origini si scopre nel volume “La Nuovissima Marvel: prologo” (Marvel Tales 18), è un giovane asiatico che risiede a Chinatown che, grazie al proprio lavoro, riesce a costruirsi una tuta che lo rende invisibile, con l’obiettivo di diventare un giustiziere, eventualmente facendosi insegnare da un eroe il “mestiere”. Fortuna vuole che si imbatta in Daredevil, il quale lo prende sotto la sua ala protettiva.

 

Shadowland

Shadowland

Poi, neanche si fosse imbattuto in Enzo Miccio e Carla Gozzi, l’eroe ha cambiato d’abito. Abbandonato il vecchio rosso, Daredevil ora indossa un costume nero, non dissimile da quello indossato nella saga “Shadowland”, dove nell’occasione una creatura demoniaca lo portava a essere l’antagonista della situazione (ciclo da riprendere per chi può).

La seconda novità è che il protagonista… ha parzialmente cambiato lavoro. Sì, perché Matt Murdock, da avvocato difensore, è diventato assistente del procuratore distrettuale, pur dovendo fare gavetta da ultimo arrivato. Un cambiamento di prospettive notevole, quello lavorativo, che si ripercuoterà sulle sua azioni da supereroe. Piccolo aneddoto: l’autore Charles Soule è lui stesso un avvocato, e ha già avuto modo di esprimere la propria esperienza nel campo quando sceneggiava le storie dell’altro conosciuto avvocato dell’universo Marvel, Jennifer Walters/She-Hulk. Tra nemici vecchi e nuovi (il temibile Dieci Dita, a capo di una setta religiosa).

Ultimo cambiamento riguarda solo il nostro paese: infatti, per rendere la testata più conforme all’originale, Panini Comics ha colto l’opportunità fornita dalla riscrittura dell’universo fumettistico Marvel per abbandonare il vecchio nome italianizzato (Devil) a favore di quello originale.

Che state facendo ancora qui davanti all’articolo? Forza, fiondatevi nel punto vendita più vicino. Il diavolo rinato aspetta solo voi.

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