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Egitto scosso da repressioni, presunti attentati e ISIS alle porte

di Giulia Rupi

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La storia egizia ha da sempre affascinato appassionati di storia, studiosi e chiunque sia sensibile all’arte o semplicemente al mistero. Il mistero che invece avvolge l’attualità egiziana è più oscuro ancora della sua storia. L’incertezza sulle cause di avvenimenti tragici, le smentite e i depistaggi dello stesso governo a chi ricerca la verità hanno portato sfortunatamente il paese al centro della scena internazionale.

eg-kbMD-U10701230534753bwC-1024x576@LaStampa.itIl senso di inquietudine generale che si percepisce verso questo paese deriva dalla sua finta veste democratica che nasconde non troppo bene pratiche scorrette e repressioni ingiustificate contro manifestanti pacifici. Gli esempi più eclatanti fanno riferimento l’uno alla recente protesta dei medici contro le violenze di una polizia prepotente e violenta anche all’interno degli ospedali, l’altro alla data del 25 aprile scorso, ricorrenza che commemora in Egitto la fine dell’occupazione israeliana della penisola del Sinai. Quest’ultimo evento ha combaciato con delle proteste in piazza dell’opposizione di Fattah al Sisi a causa della cessione da parte dello stato egiziano di due isole all’Arabia Saudita. In entrambi gli eventi sono seguite repressioni con lacrimogeni, in cui le forze di polizia non si sono risparmiate.

14deskf01-sisi-riaperturaCasi come questo di abuso di potere da parte delle forze di polizia, insieme a continui fermi di attivisti e giornalisti, per non parlare dello scandalo dell’omicidio di Giulio Regeni e di un governo che si rifiuta di collaborare veramente per la verità, fanno preoccupare nella misura in cui, paradossalmente, l’Egitto è sempre più immischiato in questioni economiche con grandi potenze, fra cui anche la Russia. Secondo il giornale indipendente egiziano Mada Masr infatti, il presidente al Sisi ha da poco approvato un prestito di 25 miliardi di dollari da parte della Russia per la costruzione della prima centrale nucleare del paese. E ciò, dopo il presunto attentato del 31 ottobre che ha fatto saltare l’Airbus A321 diretto da Sharm el Sheik a Mosca e che ha ucciso 224 persone. L’Egitto non è un paese sicuro, ed il fatto che il turismo sia calato del 66% dal 2010 è la prova che il sentimento è comune. E se l’Egitto non è un paese per turisti in questo periodo, di certo non è un paese per centrali nucleari. Ma la mancanza di efficienza nei controlli non ferma le potenze mondiali dallo stringere accordi importanti con esso.

L’ultimo tragico avvenimento che mette l’Egitto al centro della scena fa riferimento a giovedì 19 maggio e riguarda l’Airbus A320 dell’’EgyptAir che è scomparso nel viaggio da Parigi al Cairo. L’ipotesi terroristica è sicuramente la più accreditata, anche se si è all’oscuro di dettagli significativi e non si esclude la teoria del guasto elettrico; quello che si sa è solo che prima dell’esplosione erano stati registrate tracce di fumo provenienti da diverse parti dell’aereo.

A chiudere la trafila di eventi critici, ma notizia non meno allarmante di quelle elencate sopra, il fatto che l’ISIS abbia lanciato all’inizio del mese una campagna mediatica massiccia di reclutamento e di incitamento rivolta al gruppo ribelle egiziano Provincia del Sinai, già affiliato all’ISIS. Lo scopo è quello di stringere Israele in una morsa su più fronti e farne una nuova base, visti i territori ormai persi in Siria ed Iraq.

Il panorama dell’Egitto è tra i più foschi dell’area mediterranea per i pericoli nascosti pronti a sconvolgere lo stato politico e sociale del paese e i rapporti con l’Europa. Ma l’unica cosa che si può fare è seguire da vicino l’evoluzione dello scenario e sperare che non cambi radicalmente, perché le premesse davvero non sono promettenti.

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