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L’eredità dei fumetti a 30 anni da Cernobyl

di Enrico Cantarelli

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Cernobyl - la zona3Ad 8 anni da poco compiuti ricordo che mi fu vietato per un periodo di mangiare insalata e bere latte. Poco male per la prima, ma la seconda privazione mi irritò parecchio, finché non appresi che delle nuvole velenose che arrivavano dalla lontana Ucraina, minacciavano addirittura il nostro Paese. Il reattore IV della centrale di Cernobyl era esploso all’1:23 del 26 aprile 1986 sbattendo in faccia all’umanità la terribile verità sulla minaccia nucleare.

A pochi giorni dal trentesimo anniversario dalla tragedia, umana e ambientale, riflettere su quello che è stato, insieme a Fukushima, il più grande disastro nucleare della storia umana è più che attuale. Due graphic novel di grande intensità, editi nel 2011, ce ne parlano a modo loro.

Cernobyl - la zona1Cernobyl. La Zona di Francisco Sanchez e Natacha Bustos viene stampato per la prima volta in Italia questo mese da Tunué, con prefazione di Alvaro Colomer e contenuti extra struggenti, compreso un articolo della fotografa Lourdes Segade. Si tratta di una toccante storia di famiglia, divisa in tre capitoli, che fotografa tre generazioni.

Nella prima parte una coppia di anziani ritorna alla propria casa all’interno della zona interdetta, sfidando la radioattività del terreno e dell’aria; nel capitolo centrale una giovane famiglia che abita Pryp’jat’, la città satellite della centrale, è protagonista in prima persona dell’incidente; l’ultima parte segue il viaggio di Yuri e Tatiana, figli ormai adulti della coppia precedente, che ritornano a visitare l’area disastrata di Cernobyl.

Dalle vicende di queste persone si traggono importanti nozioni su di un fatto avvenuto in un periodo in cui la cortina CEROBYL - la zona2di ferro controllava ancora gran parte delle informazioni. Ad esempio non sono pochi gli anziani che hanno rioccupato le loro case, preferendo affrontare un nemico invisibile piuttosto che un futuro incerto, mentre il destino agghiacciante di migliaia di animali da compagnia dell’area di Cernobyl è inevitabilmente legato al pericolo delle radiazioni.

Chernobyl. Di cosa sono fatte le nuvole è un lavoro di Paolo Parisi uscito per Beccogiallo, con articoli di Andrea Plazzi, Andrea Ragona e una cronistoria dettagliata in appendice. Le emozioni e le riflessioni prevalgono sugli sviluppi narrativi, ancor di più che nell’opera precedente. L’attenzione è interamente concentrata sulle conseguenze del disastro, in particolare sui terribili danni fisici occorsi ai superstiti e ai bambini contaminati.

CERBOBYL - nuvole1Proprio questi ultimi, piccoli adulti costretti ad una vita di stenti all’interno di ospedali, rappresentano l’immagine più riuscita del libro – non a caso li troviamo in copertina – e le tavole che li raffigurano trasmettono l’intimità che l’autore cerca di comunicare. La scelta non è di mostrare una cronaca dei fatti di Cernobyl, ma indagare su ciò che è il lascito dell’errore umano, una eredità spesso insopportabile.

Alla fine della storia una straziante tavola raffigura i tre personaggi principali di fronte alle tombe dei loro cari e riassume il senso dell’opera: Cernobyl è impietosa anche con chi è sopravvissuto.

Se la narrazione di Sanchez è più movimentata e cinematografica, quella di Parisi si concede lunghe pause, insistendo più volte su vignetteCERBOBYL - nuvole3 con inquadrature ripetute. Ma sono diversi i punti in comune tra i due fumetti.

Un capitolo fondamentale in entrambi i volumi su Cernobyl è costituito dai cosiddetti liquidatori, oltre 800.000 volontari che in seguito al primo disperato intervento dei pompieri, si occuparono di smaltire tonnellate di materiale radioattivo. Questi eroi dimenticati, dotati di un equipaggiamento del tutto insufficiente, furono bombardati da un’altissima quantità di radiazioni e nel tempo sono morti a migliaia, suicidatisi o per via di tumori, soprattutto alla tiroide.

Il loro sacrificio ha impedito ad altri di morire, ma nessun particolare riconoscimento è stato dato loro dallo stato, che si aspettava una partecipazione volontaria della popolazione per salvare la madre Russia.

CERBOBYL - nuvole2Altro elemento vitale dei due graphic novel è l’insistita rappresentazione dei paesaggi: la centrale di Cernobyl, le spettrali immagini di Pryp’jat’, le campagne circostanti, prevalentemente disabitate, nelle quali si scorgono depositi di macchinari inutilizzabili a causa delle radiazioni.

In ogni caso la natura si riappropria di ciò che un tempo era suo: la vegetazione invade le strade delle cittadine vuote, i pochi animali vagano indisturbati, incuranti delle mutazioni che l’ambiente tossico può causare e il cielo di Cernobyl, nell’opera di Parisi, sembra essere costantemente cosparso di nubi minacciose.

I due libri trattano un tema così tragico che non lascia spazio ad astrazioni, i disegni sono in un bianco e nero che si adatta all’atmosfera oppressiva di Cernobyl, con maggiori dettagli nel lavoro della Bustos e tanti grigi a riempire gli spazi in quello di Parisi. Un silenzio assordante la fa da padrone in entrambe le opere: poche le battute dei personaggi e le didascalie, a sottolineare come Cernobyl sia un luogo dove è ormai difficile far sentire la propria voce.

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