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Hopper e la solitudine: i quadri in mostra a Bologna

di Giovanni Sommavilla

Pubblicato il

Hopper e la sua solitudine in più di 160 quadri sono ospiti a Bologna, e si tratterranno nella decorata e cupa atmosfera di Palazzo Fava solo per qualche mese, fino a luglio.

Li siamo andati a trovare, e ora vi riportiamo con noi per un personale tour della mostra per vedere come, alla fine, Hopper e la solitudine, “Hopper e il silenzio”, non siano le uniche definizioni per questo pittore.

Hopper e la solitudine 1: “…voi ch’intrate”

La mostra ha inizio tutta su un avvertimento: <<Prego signori, una volta usciti dall’ultima sala di questo piano, non potrete più tornare indietro!>>; e noi prendiamo molto seriamente l’avvertimento della bigliettaia.

Il primo passo che muoviamo è nel periodo francese del ragazzo-Hopper (1900′): qui soggiornerà 2 volte fino al 1910, per far pratica e assorbire un’identità artistica propria. Ma…

Alla nostra destra ne vediamo un esempio  e…non convince troppo:
è un segno già visto, asettico, il tocco tremolante tipo impressionista,
che dice poco, ma comunque parla.
È il quadro dei giovani limiti personali e dell’amore per la luce.

Hopper e Notre-Dame 1907

“Notre Dame” – 1907

 

 

 

 

 

Sul muro accanto capiamo di cosa stiamo
parlando, perché appare quel pizzico di silenzio e solitudine che torneranno nelle opere di Hopper, ma non solo:
oltre al vasto cielo e gli improbabili cipressi sul ponte,
arriva tanta leggerezza e lentezza, una pausa, il riposo dei lavoratori.
È una benevola alienazione, come un piccolo sonno.

Hopper-The Wine Shop-1909

“The Wine Shop” e il riposo – 1909

 

 

 

 

 

Passiamo poco oltre, altra stanza, e alla nostra destra appare…
MA..! Questo non può essere un quadro di Hopper! Qui è salito in
superficie qualcosa di diverso, che non c’era,
della sera dietro gli stanchi personaggi, di un molto poco romantico
Pierrot che fuma e fissa il vuoto: il tocco è preciso, dice tutto uno
squallore senza filtri, e per questo non sarà gradito alla critica dell’epoca.
Perché l’aria della serenità parigina sembra finita,
Hopper e la solitudine sono tornati in America,
senza dipingere auto o grattacieli.

Edward-Hopper-Soir-Bleu è solitudine-1914

“Soir Bleu” è una commedia un po’ cupa – 1914

 

 

 

 

Passiamo oltre, altra vita, altri quadri ma basta olio su tela:
passiamo accanto all’oscurità delle incisioni che fanno tutto
così suggestivo, e renderanno Hopper così popolare.
Eh sì, qui Hopper e la solitudine salgono in superficie,
ma non solo: sembra una ripresa da film, quando si spia e segue
con lo sguardo dalla finestra un passante, una sera. Una scena
che sembra convergere tutta verso l’ombra lunga, il silenzio e
la meditazione da passeggiata notturna (senza traffico!).

Hopper-Night-Shadows-1921

Hopper spia il silenzio: “Night-Shadows”-1921

 

 

 

 

 

 

Vediamo l’ultima sala più in là, quindi godiamoci questo penultimo
quadro; fuga dall’America furibonda per andare in campagna,
dai larghi campi cotti al sole, la violenta luce bianca che
mette in scena una casa abbandonata, l’aratro in un angolo, come
una siesta, la dignità e forza degli umili, dei lavoratori.
Si sente tanto vento, forse il mare dietro la casa: ricordo che Hopper
visse per qualche tempo in località marittime, ma realizzando quadri
che lo delusero e annoiarono.

Edward Hopper e la solitudine di "House on pamet river"_1934

Edward Hopper e la solitudine di “House on pamet river”_1934

 

 

 

 

 

Ultima sala, ultimi pensieri. E qui si va da tutt’altra parte.
Dopo il vasto cielo, i campi, le strade e solitudine, arriva una
scelta dentro-fuori, sicurezza-pericolo, calore-inquietudine.
La luce fuori sembra apocalittica, dà i brividi, così potente dal nulla,
innaturale. Abbiamo la libertà di uscire, siamo così ben voluti in casa, dove
tutto è accogliente e caldo di colori e legno. Dopotutto Hopper disse
di adorare osservare e dipingere gli interni delle case, spiare la vita nelle
camere di fronte, e l’esterno sembra sempre così desolato e incontrollabile.

Hopper-Stairway-1949

Il vuoto fuori, oltre “Stairway”? – 1949


Hopper e la solitudine 2: “E quindi uscimmo…”

Eccoci fuori.
È sempre poetico entrare nelle storie e nelle opere di qualcuno. Non importa chi, tanto siamo tutti semplici, tutti a cercare qualcosa che faccia stare bene. Per Hopper non era solo la solitudine: era anche il silenzio, la luce, il riposo, il lavoro, la geometria delle case e un pochino di kitsch.

E se penso che, come altri poeti ed artisti, fu costretto al lavoro di illustratore commerciale per vivere (occupazione che detestava), si può capire quanto preziosi siano quei 160 quadri e oltre che potrete vedere nella mostra a Bologna.

 

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