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Donne da Oscar: Brie Larson in Room

di Lucia Pugliese

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Brie Larson nella Locandina di RoomDonne da Oscar: Brie Larson in Room

Brie Larson è la candidata agli Oscars che non ti aspetti: classe 1989, con una carriera che spazia per quasi due decenni, si è vista soprattutto nel mondo del cinema indipendente (Short Term 12) mentre in ambito  “popolare” ha avuto solo ruoli minori (21 Jump Street, Scott Pilgrim vs the World).

D’altronde Brie Larson arriva a questa premi Oscar con una candidatura come Migliore Attrice Protagonista per il film più inaspettato tra quelli in lizza: Room, di Lenny Abrahamson. Inaspettato non perchè minore, ma perchè molto diverso dal resto dei lavori in competizione: niente grandi star come in La Grande Scommessa ma nemmeno spettacolarità (The Revenant, Mad Max: Fury Road ecc..).Room è un’opera intelligente e sfaccettata, che spicca rispetto agli altri per il tono intimo della vicenda. E si è meritata ben quattro candidature: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista e Miglior Sceneggiatura non originale.

La storia di Room è la trasposizione cinematografica del libro Stanza, Letto ,Armadio, Specchio di Emma Donoghue, ed è quella della giovane Joy/Brie Larson, rapita all’età di 17 anni da un uomo che la violenta e la costringe a rimanere per anni rinchiusa in una squallida stanza in un capanno. Mentre è prigioniera, Joy ha un figlio dal suo aguzzino e lo chiama Jack. Per proteggere il piccolo, Joy non gli rivela nulla del mondo al di là della loro stanza – prigione:

Il personaggio del piccolo Jack/Jacob Tremblay è il focus del film: ben caratterizzato, giustamente infantile ma non per questo stucchevole. È attraverso gli occhi di questo bambino recluso senza sapere di esserlo che l’universo di Room si declina: il mondo intero di Jack si esaurisce nella stanza dove vive e nella madre che si occupa di lui.

Fin qui il film potrebbe quasi essere una metafora, ma il personaggio di Brie Larson interviene a Brie Larson in una scena di Roomricordarci che invece no, non si tratta di una storia edificante, bensì di una rappresentazione vivida di un orrore indicibile,  nascosto tra le pieghe del quotidiano. Il ruolo della madre in Room è proprio quello di farsi veicolo della miseria celata oltre le fantasie di Jack e nella mente di chi ha subito e resistito finchè è stato possibile. Non c’è una volta in cui il sorriso di Joy davanti al figlio non sembri un sacrificio, in cui uno scatto d’ira non sappia di paura, e la semplice gioia dell’infanzia non ci ricordi la gioventù negata alla donna. Brie Larson opta per una recitazione elegante e  spesso sommessa: anche quando le emozioni esplodono, non sono mai troppo calcate o di maniera.  Ed in questo modo fa si che l’orrore si attacchi sottopelle allo spettatore al punto che, in alcune scene più cupe, Room sia quasi doloroso da vedere. 

L’interpretazione di Brie Larson merirebbe l’Oscar: bisogna però tenere conto della bravura delle altre candidate. Per approfondire, ecco i nostri speciali sulle altre signore di questi Oscars 2016.

 

 

 

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